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Esposizione museale Museo storico storia dell'Arma dei Carabinieri

Un salto al Museo Storico

di Samanta Segatori

Si ringrazia la Professoressa Samanta Segatori per aver condiviso nel blog La Storia dei Carabinieri alcuni brevi passaggi di due visite che ha curato, con altre docenti della Scuola, presso il Museo Storico dell’Arma.

11 novembre 2025.

L’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria arriva al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri con due classi terze della scuola secondaria di primo grado.

Accolte con un emozionante concerto dal Quartetto di sax della Banda dell’Arma, iniziano poi un percorso tra storia, arte, documenti e testimonianze.

I ragazzi si fermano a lungo davanti ai dipinti raffiguranti “La carica di Pastrengo”, il sacrificio di Salvo d’Acquisto e ripercorrono, insieme al Capitano Anna Cipparrone, momenti salienti dal Risorgimento alla storia contemporanea.

Rimangono ammutoliti e commossi davanti alla teca in cui sono riposte le armi deformate dal calore e sporche di terra così come quando sono state raccolte dopo la strage del 12 novembre 2003 a Nassiriya.

I ragazzi rivivono in quel racconto il dramma della strage di quegli uomini uccisi dall’esplosivo, dei dodici carabinieri mai più tornati a casa.

Rimangono colpiti dai doni lasciati dalle scuole per rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno indossano la divisa anche e soprattutto per loro.

19 marzo 2026.

Una classe dell’Istituto Comprensivo del Parco della Vittoria, la 3 L, accompagnata dalla Professoressa Samanta Segatori, torna al Museo, in quel luogo che con garbo, calore e grande competenza li aveva accolti.

Portano con loro piccoli doni pensati e realizzati come un grazie sentito ed emozionato per tutto quello che le Forze Armate e l’Arma dei Carabinieri in particolare fanno ogni giorno.

Nel corso dell’incontro, il Direttore del Museo ha offerto un volume della Storia dell’Arma

Hanno riflettuto a lungo su cosa ideare, volevano qualcosa di speciale. Sono accolti nel Salone d’onore dal Direttore, Colonnello Gaetano Vitucci, e da alcuni militari:  il Capitano Anna Cipparrone, il Vice Brigadiere Daniele Mancinelli e l’Appuntato Scelto QS Edoardo Grossi.

I ragazzi raccontano le loro idee, presentano le loro testimonianze, condividono le loro emozioni e sono gli unici protagonisti di un momento speciale e irripetibile.

Alcuni studenti della 3L dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria con la Professoressa Samanta Segatori al termine della visita al Museo Storico.

Così tra foto di rito, risate e chiacchiere, ringraziano l’Arma dei Carabinieri per il tempo che ha loro concesso e le emozioni che ha saputo loro regalare, ma ciò che più conta è che si vada oltre.

Emerge ancora una volta quanto sia importante il rapporto nato tra la scuola e il Museo e si progettano collaborazioni future e nuovi incontri dettati dalla consapevolezza che oggi la scuola come istituzione non è un microcosmo chiuso in se stesso, ma un luogo la cui anima ha necessità di proiettarsi all’esterno per fare rete sociale.

La Scuola è diventata negli anni “piattaforma relazionale”, spazio di condivisione, di inclusione che ha necessità di incontrare l’altro, anche e soprattutto attraverso realtà che, come il Museo Storico dell’Arma, rappresentano, storia, arte e cultura della legalità.

Un momento di dialogo tra alcuni studenti e il capitano Anna Cipparrone, ufficiale in servizio al Museo Storico.

Qui i ragazzi hanno sperimentato un concetto di connessione a tutto tondo, sono stati accolti e guidati nelle variegate storie di chi ha scelto di indossare una divisa a servizio degli altri, di chi crede che i valori studiati nel percorso risorgimentale esistano ancora e soprattutto che non siano obsoleti, ma ancora adeguatamente rappresentati da donne e uomini che credono fermamente nel giuramento prestato.

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Archivi e archivistica intervista storia dell'Arma dei Carabinieri

La fotografia di polizia giudiziaria e la storia

Alcune considerazioni a margine di un articolo su Indianapolis Police Department e sulle similitudini italiane

Recentemente navigando tra newsletter, email e comunicazioni varie, mi ha colpito una breve intervista condotta a un archivista della polizia di Indianapolis, Patrick Pearsey, che mi ha aiutato a ricordare altre attività avviate a suo tempo, sopraffatte dagli impegni quotidiani in un periodo professionale oramai lontano.

Nell’intervista disponibile sul sito dell’emittente, come trascrizione di quanto registrato in formato audio reperibile su una piattaforma di podcasting, l’archivista parla della sua esperienza all’interno della macchina amministrativa comunale e in particolare in quella dell polizia della metropoli.

Pearsey ha iniziato il suo servizio come funzionario civile oramai parecchio tempo scalando diversi livelli di promozione sino a giungere a questo particolare incarico. La polizia è nel suo sangue, dichiara l’intervistato, perché suo padre era un agente di quel corpo.

Dunque una carriera consapevole e progressiva che, finalmente, gli ha permesso di poter toccare con mano documentazione molto particolare, proprio quella che ha fatto avviare la riflessione di questo post.

Infatti, l’articolo è intitolato “A new visual record of Indianapolis’ past is emerging from crime scene photos”.

Questo punto di partenza è fondamentale. Infatti, l’autore dell’intervista suggerisce immediatamente l’importanza del riutilizzo di immagini del passato della città attraverso le foto delle scene del crimine.

In effetti, si tratta di una modalità di studio del passato di una città complessa come Indianapolis che non sembra essere stata percorsa nel tempo. Il funzionario lavora sull’archivio della sola Sezione Omicidi, i cui documenti iniziano negli anni Venti e che trovano tracce fotografiche a partire dagli anni Quaranta. Le immagini possono rappresentare una grande opportunità di analisi di un territorio sottoposto a enormi trasformazioni, oltre che costituire un elemento significativo che integra i fascicoli investigativi.

Anche ad Indianapolis vale l’esperienza di tanti archivisti che si occupano di archivi di forze dell’ordine.

Infatti, il lavoro di Pearsey segue le orme di un altro archivista iniziato oltre venti anni fa, Bill Lichtenberger, grazie ai suoi sforzi tesi alla preservazione della documentazione. Così il vecchio archivista è ricordato:

“He was very, very dedicated to preserving IPD history. He grabbed stuff out of dumpsters that had been thrown out carelessly, old photos, and we’ve got that now”. 

Il recupero, avvenuto anche in condizioni fuori dal comune come quelle evocate poc’anzi, ha comunque permesso di preservare una parte di quella memoria investigativa della polizia locale e di offrire una nuova visuale di analisi basata su quei documenti che hanno davvero rischiato di finire nella spazzatura.

Qui si pone un grosso interrogativo che riguarda invece archivi, o porzioni di essi, presenti in tutte le strutture investigative. Sino all’ingresso della macchina fotografica digitale e dei cellulari, la Polizia Giudiziaria aveva personale specializzato che si occupava di effettuare riprese fotografiche e poi di svilupparle o farle sviluppare. Si trattava di una competenza specialistica che risaliva a parecchi decenni prima e che aveva dato vita a due possibili stratificazioni: da una parte le immagini fotografiche per fini investigativi finivano nei fascicoli dei reparti che conducevano le attività, talvolta con i negativi dei rullini che rimanevano inseriti all’interno del fascicolo stesso, spesso inseriti in una busta di carta nella minuta del fascicolo fotografico redatto per fini di PG; talaltra, il fotografo del reparto si prendeva cura di raccogliere i negativi, i cosiddetti provini quando erano realizzati e ulteriori altre immagini all’interno di un apposito armadio con la lista dei rullini e le annotazioni relative agli episodi criminali per i quali era intervenuto.

Tale documentazione, che nell’articolo proposto in lettura è visibile con alcuni esempi datati, rappresenta un patrimonio inestimabile che potrebbe essere opportunamente valorizzato per una ricerca storica focalizzata sulla Polizia Giudiziaria e sulla evoluzione dei metodi investigativi ma anche, come ricorda l’articolo da cui si è preso spunto, per rileggere il territorio e le trasformazioni nel corso dei decenni, sia in aree urbanizzate, sia in quelle che non hanno subito eccessive trasformazioni.

Resta da condurre un’azione di tutela e di conservazione di grande profondità e di grande competenza. Qualcosa forse in passato era stato fatto. E oggi? Lo staranno facendo?

Come sempre i numeri parlano. Basterebbe verificare i numeri dei versamenti e in questi il materiale fotografico di polizia giudiziaria individuato, posto sotto custodia, ma anche quello versato negli archivi delle Forze dell’Ordine esonerate dal versamento all’amministrazione archivistica o negli Archivi di Stato.

Se avete qualche suggerimento, scrivete direttamente al nostro indirizzo email.

Buona lettura!

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storia dell'Arma dei Carabinieri

Raccolte di poesie

“Carabinieri di ieri e di oggi”

I Carabinieri, in servizio e in congedo, coltivano passioni, interessi e tante piccole cose che il tempo libero aiuta a sviluppare.

Tra i tanti, si può segnalare il lavoro di Pasquale Tridente, militare dell’Arma in congedo che ha scoperto l’interesse per la ricerca storica, ma soprattutto per la poesia, una forma d’arte letteraria che spaventa molti e allontana tanti.

In effetti, già nel 2011 era apparso “Gocce di memoria”, una raccolta di poesie che celebra l’Arma e la figura del Carabiniere, sia del passato, sia di quel presente.

Da qui la sfida, la riflessione e la scrittura di brevi componimenti poetici che possono suscitare l’interesse e l’attenzione verso i Carabinieri, il vero tema dell’autore, siano stati quelli più antichi (di ieri), siano quelli di oggi che vediamo a bordo di nuove autovettura potenti.

La raccolta, pubblicata nel 2024, è composta da 16 poesie realizzate per ricordare che “quello che lasci oggi è perduto, perché domani è un altro giorno”.

L’autore introduce il testo con una piccola presentazione e poi per ciascuna poesia una piccola descrizione ne permette di cogliere il significato.

Tra le tante, si segnalano:

Nobile sorrisoin ricordo del Maresciallo Maggiore Domenico De Maria, comandante della Stazione Carabinieri di Teano, che curò personalmente l’arruolamento dell’autore
Una fiamma che brillain dedica al Maresciallo Canio Coviello, “storico Carabiniere della Stazione di Teano”, da appuntato a brigadiere a maresciallo e quindi comandante di Stazione
Alba funestadedicata al Carabiniere Scelto Raffaele De Rosa, con cui l’autore aveva diviso il servizio presso la Tenenza di Abbadia San Salvatore, deceduto in servizio nel 1982, in provincia di Foggia
Marinoper il Maresciallo Marino Di Resta, MOVM. Conosciuto dall’autore nel paese natale di ponte di Sessa Aurunca

C’è dunque una attenzione alla memoria, a quelle persone in uniforme conosciute nel piccolo ambito del territorio di un comune o di una provincia che hanno quotidianamente prestato servizio a favore della collettività, talvolta pagando il prezzo più alto, come nel caso del Maresciallo Marino Di Resta.

Nei suoi testi, l’autore esprime emozioni e pensieri profondi legati a quel mondo della realtà territoriale dell’Arma dei Carabinieri, quel piccolo mondo, oramai dal sapore antico, dove si coltivavano rapporti soliti e amicizie durature, proprio quelle che Pasquale Tridente evoca nel suo libricino.

Una visione sincera di quel mondo analogico e di un tempo che non torna più; un pensiero ai tanti che lo hanno preceduto lungo il cammino dei giusti.

Buona lettura!

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Uno dei maestri: Mario

Il ricordo di un antico collega e maestro, il colonnello dei Carabinieri Mario Serafini

Nell’aprile 2025, la piccola comunità di Carabinieri in servizio e in congedo e di ex allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli fu colpita da una notizia inaspettata. Era mancato alla vita terrena il colonnello (Generale di Brigata poco prima del congedo) Mario Serafini.

Giuramento degli allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli all’interno dello stadio militare “Albricci”. Sfila la Batteria Tamburi alla cui testa si vede l’Allievo Mario Serafini che svolgeva le funzioni di Mazziere.

Mario Serafini era ex allievo della Scuola, corso 1965/1969 178° corso (scientifico B), e aveva proseguito la vita in uniforme entrando in Accademia Militare di Modena, corso Carabinieri. La sua carriera si era sviluppata in diversi incarichi in giro per l’Italia sino ad approdare alla Direzione Investigativa Antimafia dove svolgeva il ruolo di analista, con grandissime capacità.

Aveva una dote innata grazie alla sua capacità di analisi dei problemi e delle vicende, con particolare attenzione alle trasformazioni delle organizzazioni criminali nazionali, ma senza trascurare quelle transazionali o comunque estere che operavano sul territorio nazionale.

Una foto del neo promosso generale Mario Serafini poco prima del congedo

Giunse alla Scuola Ufficiali Carabinieri con i gradi di colonnello tanti anni fa (sicuramente tra il 2006 e il 2008), dove chi scrive svolgeva le funzioni di insegnante aggiunto a due cattedre, quella di Tecnica Professionale e servizio di Stato Maggiore e quella di Arte Militare e delle Operazioni di Mantenimento della Pace.

Era diventato un punto di riferimento in poco tempo, perché esperto, anziano, professionalmente qualificato e riflessivo. Rappresentava effettivamente uno di quei maestri silenziosi che offrivano soluzioni efficaci ai colleghi, soprattutto nei momenti di tensione professionale.

Chi scrive aveva avuto la possibilità di confrontarsi continuamente nel corso delle lunghe giornate che i docenti militari vivevano prima o dopo le lezioni in aula.

Ci ha fatto un grande dono: c’era la possibilità di trovarsi di fronte un vero professionista, un antico ufficiale di polizia giudiziaria che aveva costruito le sue competenze nel corso di lunghi anni di servizio.

Di questa sua capacità c’è una traccia importante, grazie a Radio Radicale. Infatti, si può ascoltare la sua voce inconfondibile nel corso di un processo; in questo caso si ha una testimonianza orale che emerge grazie a Radio Radicale, che ha registrato le udienze di “Ndrangheta stragista” (Filippone e Graviano)”, tra cui quella in cui ha testimoniato. In particolare, si tratta dell’udienza tenutasi a Reggio Calabria lunedì 26 marzo 2018.

Credo che ascoltare le sue parole, la sua testimonianza, rappresentino bene la sua competenza professionale.

Spostando invece l’attenzione agli aspetti più intimi che non tutti riuscivano a scrutare, ci aiuta sempre lui. Alle pagine 44-45 un articolo “incontro tra Ex” porta la sua firma.

Un narratore efficace, ma sempre diretto, con una leggerissima punta di ironia. In particolare, mi sembra importante segnalare alcuni passaggi che rappresentano bene il clima degli anni in cui ho avuto il privilegio di conoscerlo: “Eravamo tra amici. Quegli amici che ti conoscono fin nel profondo dell’anima perché con te hanno vissuto, notte e giorno, nei momenti di difficoltà e in quelli belli, interi anni della tua gioventù. Quando l’essenza del tuo essere si forma e diventa la tua struttura di base, mentale e morale. La stessa che poi avrebbe informato tutto il tuo futuro, qualunque esso fosse. Per tutta la vita”. Questo rappresentava una base comune della nostra militanza di quegli anni lontani. Forse, si può affermare proprio l’incipit di quella frase: eravamo tra amici, aggiungerei, con lui e grazie a lui. La sua sensibilità, il suo savoir-faire consentivano di creare un clima di grande serenità che aiutava tutti, apparentemente tutti senza distinzioni, con quel garbo che lo contraddistingueva, cercando di trasferire un sapere frutto di tanti anni di lavoro. Forse, a questo punto è una mia impressione, con un pò più di attenzione per quegli ex-allievi che si trovavano intorno a lui, tra cui il sottoscritto.

Continuava Mario con un altro passaggio molto significativo: “Gli amici della Nunziatella conoscono i tuoi pregi, i tuoi difetti, le tue debolezze, ogni piega del tuo carattere. Sanno quello che pensi nel momento in cui lo pensi. E non giudicano. Questo non lo fanno mai. Ti sono amici e questo gli basta. Con loro non hai bisogno di creare una rappresentazione di te stesso. Sarebbe inutile, addirittura ridicolo. Loro sanno perfettamente chi sei. Non puoi barare”. Era questo il suo stile di vita, per quel poco che ho potuto capire; egli era consapevole di ciò che era stato, sin dagli anni della Nunziatella, sin da quando era stato mazziere della Batteria Tamburi, un onore riservato a pochi, che ti portava ad essere sempre in prima linea, sempre sotto lo sguardo attento della folla. Era un punto di riferimento, sicuramente discreto ma sempre attento, capace di cogliere quelle sfumature che i più non erano in grado neppure di percepire.

Ancora Mario: “Abbiamo parlato anche degli amici scomparsi. Ogni tanto affiorava il ricordo di uno di loro. Sempre a proposito di storie divertenti, a volte assurde, non sempre edificanti. Del resto non tutte le nostre memorie comuni sono esemplari. E poi quella non era nemmeno una veglia funebre. E la voglia di stare ancora con quelli che non c’erano più, come fossero presenti, era troppo forte. E loro c’erano veramente”.

Tra i tanti episodi, ricordo una cena avvenuta in un ristorante ai Castelli. Ero da poco andato via dalla Scuola Ufficiali Carabinieri, per vivere un’altra esperienza meravigliosa presso l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Fu l’occasione per riprendere tanti piccoli discorsi che avevamo avviato in quegli anni di vita e di servizio professionale e pensare a quello che sarebbero stati i progetti futuri. In particolare, si era parlato del suo desiderio di lasciare definitivamente Roma e il Centro Italia per raggiungere la famiglia nel Trevigiano dove avrebbe voluto stabilirsi definitivamente. Io ero entusiasta del mio nuovo progetto professionale e gliene parlai con grande enfasi. Ero convinto di poter fare qualcosa di significativo in un settore molto particolare e ad alta professionalizzazione, quale quello dell’Archivistica, piuttosto che della Storia istituzionale.

Ho sempre apprezzato la sua predisposizione all’ascolto e al sostegno dei colleghi più giovani del quadro permanente della Scuola. Ciò consentiva, a chi gli era vicino, di ricevere quell’orientamento e quel consiglio che solo un collega, ma vorrei dire che un amico più anziano sapeva regalarti.

Ha rappresentato senza dubbio una figura importante di quegli anni oramai tanto lontani: era un vero maestro, sul piano umano e sul piano professionale, sempre operativo, sempre alla ricerca di una soluzione da offrire per risolvere un problema.

Proprio alla fine del 2024, dopo tanto tempo, insieme al Generale di Brigata Davide Angrisani, finalmente ebbi la possibilità di pubblicare un contributo di pensiero dedicato alla prima esercitazione complessa realizzata presso la Scuola Ufficiali Carabinieri nella primavera 2008. Tra le tante foto che avevamo ritrovato e che selezionammo per ricordare l’epoca scegliemmo una che evocava la fase di esposizione dei gruppi di lavoro da parte dei docenti militari della Scuola e che ripropongo in questo post.

p. 208 del fascicolo 4 2024 della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. Il colonnello Mario Serafini è il primo in prima fila.

Dunque, è sembrato giusto ricordare un antico collega e maestro, di quei pochi che un disegno superiore da il privilegio di incontrare. Un’attenzione doverosa in segno di profondo ringraziamento per gli insegnamenti che chi lo ha incontrato ha potuto beneficiare.

Grazie Maestro, grazie Mario!

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comunicazione Museo storico Public History storia dell'Arma dei Carabinieri

Notiziario Storico 2025

Sei numeri di Storia dell’Arma dei Carabinieri

Con l’annualità 2025 appena terminata, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri ha concluso il suo decimo anno di vita. Un traguardo importante per un periodico di carattere divulgativo, basato sulla sola storia dell’Arma, che fa comprendere la lungimiranza della sfida che affrontarono i primissimi progettisti della proposta editoriale lanciata nel 2016.

Allora, si trattava di soddisfare una richiesta che aveva avanzato il Comandante Generale dell’epoca; oggi si tratta invece di adeguare alla realtà odierna, in continua mutazione, i contenuti digitali di cui l’Istituzione si pregia di essere attenta custode, ma forse si potrebbe dire pronta a immaginare ciò che una società in mutazione continua comporta.

Un punto di passaggio importante, verrebbe da dire, che ha consentito una crescita importante degli autori e dei lettori, attenti ai contenuti che aiutano a comprendere quel mondo talvolta antico nel quale ci si può immergere.

In questo senso, si può considerare ampiamente raggiunto l’obiettivo di divulgare in modo leggero e gradevole oltre 200 anni di Storia dell’Arma, di una istituzione che è sempre stata vicina ai cittadini.

Certamente, va sottolineato che per fare ciò si deve guardare al cosiddetto backoffice e cioè a quelle attività significative per la crescita di un percorso di diffusione della storia. Il riferimento, chiaramente comprensibile, è dedicato a quel patrimonio culturale che gli archivi custodiscono e che deve essere preservato, sottoponendo a tutela quelle carte che tanto possono riuscire a raccontare.

Dunque, queste poche righe presentato qualche riflessione in ordine sparso sui sei numeri del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri e sul suo contenuto apparso nel corso del decimo anno di vita del periodico. In merito alla nuove copertina si è già scritto precedentemente.

Si è scelto di aggregare per macroaree gli articoli apparsi, dunque in base al periodo storico e in base all’argomento.

Ecco dunque che i contenuti si possono considerare in una prospettiva diversa rispetto quella presentata nei sei fascicoli dell’anno X del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri.

Periodi storici analizzati

La narrazione proposta nelle numeri del Notiziario copre tutta la storia dei Carabinieri e oltre due secoli di storia italiana, ma vi è una attenzione maggiore al periodo della Seconda Guerra Mondiale, in conseguenza della ricorrenza degli ottant’anni dalla fine della guerra.

Dalla fondazione alla fine del lungo Risorgimento italiano

Vi sono due contributi, uno concentrato sul Genovesato e sulla transizione dal modello della Gendarmeria Imperiale ai Carabinieri Reali (1797-1825), mentre un secondo analizza il fenomeno di lotta al Brigantaggio meridionale post-unitario in Molise (1861-1869).

Dall’Unità d’Italia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale

La criminalità rurale e quella organizzata rappresentano i fenomeni criminali del periodo. Un contributo è dedicato ai sequestri di persona in Sicilia nel periodo 1870-1890, un secondo è legato all’omicidio del Carabinieri Piccinelli a Grassano (1875) e un terzo si focalizza sulla fine del brigantaggio in Maremma (1896). Di questo periodo sono presenti scritti relativi alla riorganizzazione della gendarmeria in Albania, sui Carabinieri aviatori nel corso del primo conflitto mondiale e la ricorrenza del centenario di fondazione ufficiale del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri (1925).

La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza (1940-1945)

Sebbene, in genere si reputi necessario distinguere il 1940/1943 dal 1943/1945, in ordine alla periodizzazione temporale, si è ritenuto più economico mantenere insieme i due momenti distinti della guerra. Si parla dunque del cosiddetto arresto di Mussolini, della difesa di Roma, della Guerra di Liberazione attraverso magnifiche figure di resistenti con gli alamari come il tenente Fausto Cossu, il brigadiere Alberto Araldi e il Capitano Giorgio Geniola, ma anche le drammatiche sofferenze degli Internati Militari Italiani. Dal punto di vista criminale, emerge la vicenda della cosiddetta Banda dei Niscemesi che operò in Sicilia (1943-1947), mischiando separatismo e criminalità.

Dal Secondo dopoguerra ad oggi

I contributi per l’ultima lunga fase di storia ricordano un drammatico fatto di cronaca noto come il caso di Villarbasse, 1945, a cui segue l’intervento dell’Arma in occasione del terremo del Belice (1968). La ricorrenza dei 65 anni di fondazione del Servizio Aereo dell’Arma dei Carabinieri porta a raccontarne la storia e l’evoluzione. Si parla anche della specialità Subacquei dell’Arma. Spostando l’attenzione a tempi più recenti, si giunge a raccontare i quasi trent’anni delle Multinational Specialised Unit e vent’anni del Center of Excellence for Stability Police Units.

Tipologie di argomenti

Personaggi

I personaggi rappresentano bene una necessità narrativa del Notiziario Storico. Emergono così le figure di personaggi della storia dell’Arma come Cossu, Araldi, Geniola, ma anche Tosetti, Di Blasi, Bartolini e Alfonso, insieme a vittime del dovere cadute per mano criminale o in occasione di calamità naturali come Piccinelli, Fogliaro, Cannella.

Comandi e reparti dell’Arma

Si parla della nascita della Divisione Carabinieri Reali di Genova, del ruolo della Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze quale centro di reclutamento per le formazioni partigiane, ma le ricorrenze permettono di parlare anche delle MSU e del CoESPU.

Servizio d’istituto

Nel servizio d’istituto si ritrovano le funzioni di Forze dell’Ordine, sia nella funzione preventiva, sia nella funzione repressiva. Dunque emerge la lotta al Brigantaggio meridionale e quello maremmano, il contrasto ai fenomeni criminali nella Sicilia tra il 1943 e il 1947, ma anche le indagini legate al grave fatto di cronaca di Villarbasse o alla caccia al brigante Musolino.

Momenti di storia nazionale

In questa categoria si possono raggruppare sia la caduta del fascismo, gli ultimi mesi di vita del dittatore decaduto, ma anche l’intervento dell’Arma in occasione di grandi calamità naturali.

Musei, Archivi e Biblioteche (MAB)

Si parla del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri ricordandone la fondazione con l’erezione ad ente morale nel dicembre 1925. Un passo importante per una prima conservazione e valorizzazione di una parte modesta dell’enorme patrimonio documentario che i Carabinieri custodiscono.

Armi e uniformi

Una rubrica e un’attenzione alle armi e alle uniformi rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una costante nella presentazione del patrimonio esposto o comunque custodito nel Museo. In questo senso, si sottolinea l’importanza che è attribuita alle armi come nel caso della Colt 1911, del moschetto 91/24 e ancora della spada dell’Islam.

Conclusioni

Dai sei numeri del Notiziario si può declinare un’immagine dell’Arma dei Carabinieri come una Istituzione in grado di garantire la continuità dello Stato, a differenza di altre che arrogano titoli senza averne. L’Arma, anche attraverso i testi divulgativi presentati, si dimostra capace di adattarsi a contesti politici estremi senza smarrire la propria identità e la fedeltà ai propri valori.

Le pagine della rivista presentano una sorta di mosaico dove la grande storia, come le guerre, la caduta del regime, il passaggio da una forma di Stato ad un’altra, si intreccia indissolubilmente con la microstoria di tanti piccoli eroismi individuali di semplici Carabinieri nel corso della lunga storia dell’Istituzione. In questo senso, si deve sottolineare la funzione del Notiziario Storico quale strumento di memoria attiva, attraverso il riutilizzo dei documenti d’archivio e degli oggetti museali presentati non tanto come oggetti da mostrare, ma come un potente strumento didattico per formare la coscienza civica delle nuove generazioni.

In definitiva, i testi ancora una volta fanno emergere il ruolo dell’Arma dalla doppia natura di Arma combattente e Forze dell’Ordine o, forse sarebbe meglio dire, quale presidio sociale a favore della collettività.

Tabella cronologica degli articoli del 2025

NumeroPeriodoTitolo sommarioAutoreFascicolo
11797-1825GenovesatoG. Notarnicola4
21861-1862Briganti in Molise (Parte I)C. Burgio3
31862-1869Briganti in Molise (Parte II)C. Burgio4
41870-1890Rapimenti nella Sicilia post-unitariaF. Sergi3
51875Grassano 1875. Omicidio PiccinelliA. De Rosa6
61896-1897L’imboscata del CrocinoG. Salierno1
71897-1901La cattura del brigante MusolinoF. Caldari6
81908Gli eroi del 1908 (Terremoto Messina)F. Sergi1
91914-1940Carabinieri in Albania (Parte I)C. Burgio5
101922-1926Salto dell’Appuntato Emilio MartinoF. Caravetta5
111925Istituzione del Museo StoricoG. Iannella6
121937La spada dell’IslamD. Mancinelli6
131939La morte dell’Appuntato FogliaroF. Caravetta2
141940-1947Carabinieri in Albania (Parte II)C. Burgio6
151941Il Maresciallo Daniele Ferrari (Culqualber)Capriglio-Montipò1
161943 (Luglio)Generale Hazon e arresto MussoliniM. Sole4
171943 (Sett.)Il Carabiniere Alberto De MaioM. D’Angella6
181943-1947La Banda dei NiscemesiC. Burgio1
191943-1944Due Carabinieri Partigiani a FirenzeM. Sole2
201943-1944Il Maresciallo Costabile Di BiasiG. Severino3
211943-1945Odissea balcanica (IMI)Barbieri-Verrecchia5
221944-1945Morte di un carabiniere (Tosetti)C. Burgio2
231944-1945Cossu e Araldi (Resistenza Piacenza)M. Riscaldati3
241945 (Apr.)Mistero sulle ultime ore del duceM. Sole3
251945 (Nov.)Il massacro di VillarbasseE. Cursi4
261953-OggiCarabinieri subacqueiF. Caldari2
271960-OggiCarabinieri volanti (Servizio Aereo)F. Caldari1
281968Il vicebrigadiere di Montevago (Belice)F. Sergi6
291997-OggiQuasi trent’anni di MSUF. Caldari3
302005-OggiCoESPUF. Caldari4
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storia dell'Arma dei Carabinieri

Un caffè sospeso

Un pensiero al Maresciallo Aiutante sostituto Ufficiale di Pubblica Sicurezza Marco Coira, Medaglia d’Oro al Valor Militare

All’inizio dell’avventura vissuta al Salone Internazionale del Libro di Torino dal 9 al 13 maggio 2024 con la Redazione della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, una notizia molto triste ha colpito non solo chi si impegna in questo progetto di Storia dei Carabinieri ma la comunità dell’Arma, del Gruppo Decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare, degli uomini e delle donne che avevano conosciuto il Maresciallo. Era scomparso Marco Coira.

Chi scrive non vuole ricordare il Comandante di Stazione di Roma Giardinetti e la sua ricompensa al Valor Militare. Già si è scritto tanto e c’è sempre il rischio di essere apologetici o ridondanti. Invece mi piace dedicare qualche riga alla persona. Ho conosciuto il Maresciallo al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri dove si è trovato per qualche mese tra il 2004 e il 2005 in qualità di addetto. Sia pure con lesioni importanti, Coira era un uomo d’azione. Il servizio al Museo non era per lui, avrebbe avuto bisogno di un altro incarico più operativo se si vuole. In ogni caso quella fu l’occasione in cui ebbi l’opportunità d’incontrarlo e di parlarci più volte.

Un’immagine istituzionale del Maresciallo Marco Coira con il nastrino della MOVM sul petto.

Una persona “alla buona”, schietta e diretta che diceva quel che pensava, ma sempre con tanto affetto per l’Istituzione che gli aveva dato tanto e alla quale aveva offerto tantissimo.

Secondo le informazioni reperibili su internet, la sua carriera era stata piuttosto normale, proprio come capitava allora. Era figlio di un sottufficiale degli agenti di custodia e nonostante fosse nato a Finale Ligure, trascorse la sua infanzia a Saluzzo alla quale era legato e da cui partì nel 1968 per arruolarsi poi nella Legione Allievi Carabinieri di Roma, Gruppo Squadroni a cavallo. Infatti, sapeva montare o almeno lo sapeva fare in gioventù. Ricordo con piacere che se ne parlava e emergevano i luoghi della caserma “De Tommaso” e gli uomini che la popolavano alla fine degli anni Sessanta. Con la promozione a Carabiniere fu destinato alla Legione di Palermo in un territorio che si prestava al servizio di squadriglia dove fu destinato. La sua permanenza fu limitata a qualche anno perché nel 1974 vinse il concorso per l’ammissione alla Scuola Sottufficiali da cui uscì vicebrigadiere e destinato al Nucleo Radiomobile di Venaria Reale in qualità di capo equipaggio. Da lì tornò a Velletri nel 1980 ma non alla Scuola bensì alla Compagnia Carabinieri per essere destinato quale addetto al Nucleo Operativo. Nel 1986 divenne comandante della Stazione di Capranica Prenestina per essere destinato nel 1991 alla Stazione di Roma Giardinetti dove vi rimase sino al 2004. Destinato qualche mese al Museo Storico, dal 2005 al 2007 fu destinato al Commissariato Generale per le Onoranze ai caduti in guerra.

Al Museo Storico, Coira era stato anche a contatto con un’altra Medaglia d’Oro al Valor Militare vivente, il generale di brigata (ruolo d’onore) Umberto Rocca che poi ha ritrovato al Gruppo Decorati di Medaglia d’Oro al Valor Militare.

Come avevo accennato, si trattava di un persona dal buon carattere con la quale avevamo intrapreso una serie di conversazioni molto gradevoli che guardavano principalmente all’Arma dei Carabinieri, alle trasformazioni in atto, ai cambiamenti della società e a quel “mestiere” di Carabiniere che stava mutando negli anni. Certamente ciascuno di noi aveva le sue idee ma spesso ci trovavamo su punti comuni che guardavano a quell’Arma oramai superata come bagaglio di esperienze per la costruzione del presente e la visione del futuro.

Una foto apparsa su “Il Carabiniere” di maggio 2023 con i membri del Gruppo Decorati Medaglie d’Oro al Valor Militare alla presenza del Presidente della Repubblica e del Ministro della Difesa in occasione dei cento anni di fondazione dell’associazione,

Spesso capitava al Museo di prendere un caffè insieme soprattutto per chi all’epoca era meno vincolato dagli impegni di lavoro e si poteva muovere con una certa flessibilità. Ed altri ne avremmo presi negli anni successivi sino al 2018 quando poi altri impegni non mi hanno più permesso di essere presente su base regolare a Roma. Qualche altra volta era ancora capitato con qualche difficoltà di riuscire a vederci e chiacchierare.

L’ultima conversazione la ricordo alla fine del 2023, mi diceva che ora si era ritirato e che veniva poco a Roma, preferendo la campagna e il riposo. Avevamo ancora un caffè sospeso da prendere insieme.

Capiterà più avanti. Grazie di tutto Maresciallo Coira!

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Check-point Pasta

2 luglio 1993/4 luglio 2023

La Mostra al Vittoriano

Per chi ha qualche anno in più, direi attorno ai quaranta a salire, il titolo di questo post è chiaro: Check-point Pasta. Lo scontro più duro che i militari italiani del contingente ITALFOR – IBIS ebbero con le milizie somale durante la missione condotta in terra somala tra il dicembre 1992 e il marzo 1994 nell’ambito dell’operazione UNOSOM II succeduta alla fallimentare UNITAF (cioé Unified Task Force) – Restore Hope) (dicembre 1992 – marzo 1993).

UNOSOM II fu condotta, sempre su mandato delle Nazioni Unite attraverso la risoluzione del consiglio di sicurezza 814, con lo scopo di disarmare le fazioni in lotta, autorizzando i caschi blu a fare uso della forza per raggiungere l’obiettivo. La missione terminò tra gennaio e marzo 1995 con il ritiro delle truppe internazionali.

Tra luglio e settembre 2023, nel Sacrari​o delle Bandiere al Vittoriano a Roma, è stata inaugurata la mostra fotografica “Check Point Pasta, Mogadiscio 1993-2023“.

L’immagine principale della mostra per ricordare la battaglia del Check Point Pasta (credits: https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/Pagine/30%C2%B0_Anniversario_Mogadiscio-_Check_Point_Pasta.aspx)

La curatela dell’iniziativa era della Fondazione Ente Editoriale per l’Esercito e l’inaugurazione si è tenuta il 4 luglio alla presenza del Ministro della Difesa, on. Guido Crosetto, del vicepresidente della Camera dei Deputati, già sottosegretario alla Difesa, on. Giorgio Mulè, nonché del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Ammiraglio Giuseppe Cavo Dragone, del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Pietro Serino e altre autorità. Non sarebbe potuto mancare il tenente colonnello del ruolo d’onore Gianfranco Paglia, ferito in quell’occasione e decorato della Medaglia d’Oro al Valor Militare.

L’esposizione, secondo quanto riportato nelle comunicazioni ufficiali, fornisce un quadro sulla situazione somala nel periodo 1992 – 1994 e sugli interventi ONU per fornire stabilità a sicurezza nell’area.

Il 2023 ha rappresentato il trentesimo anniversario della battaglia di Mogadiscio del 2 luglio 1993, al check point Pasta, quando i militari del contingente italiano, nel corso di una operazione che aveva lo scopo di sequestrare delle armi, furono coinvolti negli scontri con oltre 600 miliziani.

Durante gli scontri persero la vita tre militari dell’Esercito Italiano, Andrea Millevoi, Stefano Paolicchi e Pasquale Baccaro e altri 31 soldati rimasero feriti.

Con quella missione in Somalia, l’Italia partecipò al tentativo di far cessare la crisi nel Corno d’Africa. Purtroppo e nonostante l’operazione internazionale “Restore Hope”, il bilancio dei caduti fu importante; al ritiro del contingente italiano nella missione internazionale vi furono 12 militari italiani, l’infermiera volontaria della Croce Rossa, Maria Cristina Luinetti e 2 giornalisti, Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Altri 107 militari rimasero rimasti feriti tra cui alcuni Carabinieri.

Attraverso le 400 fotografie utilizzare per realizzare la mostra si possono vedere i visi di quegli uomini e donne, ora cinquantenni, che hanno preso parte ad una delle più importanti iniziative di peace-enforcing della recente storia nazionale.

L’esposizione ha attraversato il periodo delle missioni UNOSOM 1 e 2, IBIS 1 e 2, ricordando i circa 12.000 uomini che vi hanno preso parte.

Un momento della presentazione della mostra al Ministro della Difesa, al Vice Presidente della Camera e al Capo di Stato Maggiore della Difesa. Presenta il generale (aus) Matteo Paesano. Alle sue spalle il professor Federico Ciavattone. (credits: https://www.difesa.it/SMD_/Eventi/Pagine/inaugurata_la_mostra_Check_Point_Pasta_Mogadiscio_1993_2023.aspx)

A noi di Storia dei Carabinieri dispiace molto non essere riusciti a visitare la mostra per presentare qualche considerazione ulteriore. Resta la speranza di poter vedere pubblicato un catalogo o comunque un volume per un evento così importante non solo per la storia delle Forze Armate ma anche per quella del nostro Paese.

Ci sembra importante condividere un’ultima informazione relativa ad alcune immagini realizzate in occasione della mostra. Sul sito della Difesa in una delle pagine dedicate alla mostra è riportato che vi sono immagini messe a disposizione con licenza CC-BY-NC-SA 3.0 IT ma sono quelle relative alla visita di un’autorità politica.

Qualche riferimento per approfondire in:

  • sito dell’Esercito Italiano, https://www.esercito.difesa.it/comunicazione/Pagine/30%C2%B0_Anniversario_Mogadiscio-_Check_Point_Pasta.aspx, consultato il 15 agosto 2023;
  • sito del Ministero della Difesa, https://www.difesa.it/Primo_Piano/Pagine/Il-Ministro-Crosetto-all-inaugurazione-della-mostra-sul-Check-Point-Pasta.aspx, consultato il 20 agosto 2023;
  • Visita del Sottosegretario della Difesa alla mostra, https://www.difesa.it/Il_Ministro/sottosegretari/Isabella_Rauti/Comunicati_Stampa/Pagine/2023_07_02_SOMALIA.aspx, consultato il 2 novembre 2023;
  • sito del Ministero della Difesa, https://www.difesa.it/Il_Ministro/sottosegretari/Isabella_Rauti/Notizie/Pagine/2023_07_20_SOMALIA.aspx
  • https://www.perseonews.it/2023/07/03/30-battaglia-del-check-point-pasta-la-messa-a-santa-maria-degli-angeli/, consultato il 2 novembre 2023
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Notiziario Storico dell’Arma n. 4/2023

Anche durante l’estate si pubblica la Storia dell’Arma dei Carabinieri

Care amiche, cari amici, siamo in un agosto già inoltrato e da qualche giorno è stato pubblicato il numero 4 del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri per il 2023.

Si tratta di un prodotto innovativo nel panorama della pubblicistica militare che offre molti contenuti poco conosciuti o addirittura sconosciuti anche a molti appartenenti all’Arma.

In questi nuovi scenari, il n. 4 dedica la copertina alla cerimonia funebre di due ufficiali dell’Arma che avrebbero potuto cambiare il destino dell’Italia, il generale Azolino Hazon e il colonnello Ulderico Barengo.

Infatti, nella rubrica “Pagine di storia”, Flavio Carbone e Ciro Niglio intitolano l’articolo “Fantasmi sotto le bombe. Indagini su un autista” rivolto per l’appunto al fantomatico autista che condusse l’autovettura dove i due ufficiali trovarono la morte.

La stessa rubrica contiene un articolo di Carmelo Burgio su Alessandro Saluzzo di Monesiglio, comandante del corpo dei Carabinieri Reali per un breve periodo prima di arrivare a reggere il ministero della Guerra. Il titolo è evocativo: Comandante da biblioteca. Il terzo articolo della rubrica è intitolato “A difesa del casello” di Zalalakà tenuta dai Carabinieri e dalle guardie di Finanza nell’estate del 1936, a impero proclamato ma con una situazione molto complessa in tutto il territorio dell’Africa Orientale Italiana.

Cronache di ieri riporta una interessante vicenda che vide protagonisti 3 Carabinieri insieme ad alcuni funzionari della Banca d’Italia raccontata con il titolo “Una scorta valori nel giorno dell’armistizio”.
Osvaldo Baldacci ci parla invece dei Carabinieri e il Palio di Siena, nella rubrica “A proposito di”. Forse l’articolo più interessante e stuzzicante per chi è appassionato lettore del famoso “indagatore degli incubi” è quello a firma di Daniele Mancinelli nella rubrica “Curiosando nel Museo dell’Arma”. Il curatore delle armi del Museo Storico ci presenta niente di meno che il “revolver di Dylan Dog”, un revolver Bodeo, modello 1889.

La rubrica “Carabinieri da ricordare” contiene un articolo di Marco Riscaldati intitolato “Il Carabiniere Vito Taddeo”, in cui si ripercorre la vita professionale e la morte di un giovane Carabiniere, caduto mentre stava procedendo, da solo, all’arresto di un pericoloso pregiudicato a bordo di una corriera in Lombardia.

Nell’Almanacco gli interventi di soccorso ai cittadini savoiardi in occasione di incendi accaduti quell’estate del 1823 e i miglioramenti economici introdotti a favore dei Carabinieri 100 anni dopo.

Speriamo che questo piccola presentazione possa incuriosirvi a scoprire qualche pagina di storia dei Carabinieri.

Alla prossima!

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Notiziario Storico dell’Arma n. 2/2023

La presentazione

Il numero 2 del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri si apre con un articolo dedicato ai cento anni della costituzione dell’Arma Azzurra di Ciro Niglio che ricorda brevemente le origini dell’Aeronautica Militare e il ruolo che tanti Carabinieri ebbero nella partecipazione a quella fase eroica che furono gli anni della prima Guerra Mondiale.

Francesco Caldari ricorda le difficoltà del contrasto al brigantaggio post-unitario nella zona del Vulture e di Melfi attraverso le parole di Giuseppe Bourelly, che fu ufficiale dei Carabinieri Reali in quelle zone della Basilicata.

Carmelo Burgio, ufficiale generale dei Carabinieri ora in quiescenza, propone una lettura che titola Un passato nella Grande Armée, in cui propone le letture delle vicende militari di alcuni appartenenti ai Carabinieri Reali attraverso la lente del servizio sotto le bandiere dell’usurpatore, come Vittorio Emanuele I definiva Napoleone.

Fabrizio Sergi presenta l’opera dei Carabinieri in occasione dei “fatti di Misserio” in soccorso della popolazione tra la fine degli anni Quaranta e la metà degli anni Sessanta, ma soprattutto nel 1958, allorquando il territorio dell’entroterra messinese fu colpito da una serie di calamità naturali, principalmente attraverso smottamenti di terreno ed esondazioni del fiume Savoia che tanti problemi creò alla popolazione del posto.

Giorgio Pellegrini racconta di André Mare, un pittore cubista francese che ha saputo rappresentare il cappellone dei Carabinieri negli anni della prima Guerra Mondiale probabilmente incuriosito o forse affascinato dalla famosa Lucerna da Carabiniere.
Daniele Mancinelli, armaiolo del Museo Storico, ci fa scoprire invece una trasformazione di un’arma bianca trattandosi di una lama dalla storia interessante, tramutatasi da sciabola da ufficiale in leppa da bandito come presenta il titolo al suo articolo.

Nei Carabinieri da ricordare, questo numero presenta il brigadiere pilota Zelindo Pancani, uno dei militari dell’Arma che più si distinse nel corso del primo Conflitto Mondiale a bordo di quei velivoli così traballanti come solo potevano essere i tanti mezzi aerei delle aviazioni nel corso della Grande Guerra.

Chiudono il notiziario gli almanacchi del 1823 con i Carabinieri in Sardegna e quello del 1923 con il conferimento della medaglia di bronzo al valor militare “alla memoria” all’Appuntato Alcibiade Cavalieri.

Al prossimo numero!

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Forza alla legge, un primo passo

studi storici su Carabinieri, Gendarmerie e Polizie Armate

Approfittiamo di un pò di calma per ragionare con il lettore di queste righe sull’impegno che ha portato alla pubblicazione di Forza alla legge e sui possibili sviluppi in termini generali.

Ora che il volume è disponibile in download gratuito attraverso le iniziative della Società Italiana di Storia Militare è possibile fare qualche considerazione ulteriore sul progetto di cui siamo stati attivi protagonisti dal lancio della call 4 papers.

Lo abbiamo detto, di strada ne è stata fatta ed ora siamo giunti ad una prima tappa … abbiamo finalmente fatto un primo passo: forza alla legge!

Come possiamo leggere questo risultato? Certamente si tratta di un grosso sforzo merito sicuramente della volontà di tutti gli autori che hanno partecipato a questa iniziativa e del presidente della Società Italiana di Storia Militare che, lo abbiamo detto e lo ricordiamo ancora, ha avuto l’attenzione di convincere il membro del direttivo della SISM, il tenente colonnello Flavio Carbone, ad assumersi la curatela dell’iniziativa.

Il logo della SISM con il titolo come appare sul sito internet dell’associazione

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, ma … Una riflessione ora è d’obbligo.

Un sincero ringraziamento per aver realizzato questa iniziativa lo si deve al presidente della SISM, Virgilio Ilari. Come sanno coloro che mi conoscono non sono uso ad atteggiamenti di piaggeria, tutt’altro.

In questo caso, va riconosciuto il grande impegno di Virgilio nel campo dell’editoria attraverso il progetto NAM – Nuova Antologia Militare e in quello parallelo della Fvcina di Marte. La Società Italiana di Storia Militare è riuscita ad sottrarsi a quella situazione di cul-de-sac con l’adozione di una mission ancora più robusta, l’accreditamento ANVUR che rappresenta forse uno degli obiettivi più ambiziosi che una associazione potesse prefiggersi.

Questo accreditamento consentirebbe di attribuire sul vessillo della SISM una medaglia virtuale di grande importanza, riconoscendone il valore scientifico alla rivista.

La testata della rivista sul sito https://www.nam-sism.org/

In base al sistema universitario attuale, infatti, solamente il riconoscimento dell’Agenzia consente ad una rivista di svolgere quel fenomeno di attrazione di autori che intendono investire le proprie competenze e il proprio know-how nella stesura di un articolo.

Se da una parte ciò rappresenterebbe dunque un grande successo strategico per la Società, dall’altra aprirebbe lo spazio ai ricercatori, agli studiosi che continuano a vedere nello spazio universitario un’area di possibile crescita e di costruzione di un sapere strutturato, soprattutto va detto a favore di quella disciplina, la Storia Militare, che l’Accademia non ha ritenuto sufficientemente degna al punto che le è stato negato uno spazio scientifico-disciplinare. Questo mancato riconoscimento sicuramente costituisce un grande vulnus che impedisce, insieme ad altri fattori, lo sviluppo di studi dedicati a questo specifico campo di approfondimento che, dunque, non potendo essere strutturati spesso si perdono nei rivoli di altri settori e mancano di una organicità che sarebbe invece un elemento indispensabile per portare le conoscenze italiane su di un piano di effettiva pariteticità di ciò che fanno gli altri Paesi, con particolare riferimento a quelli in lingua inglese.

La copertina de La Fvcina di Marte 14, Forza alla legge, curatore Flavio Carbone

In questo senso, e almeno per le questioni delle forze dell’ordine, il progetto realizzato “Forza alla legge” di cui Flavio Carbone è stato il curatore rappresenta un elemento di grande novità nel panorama degli studi dedicati alle forze dell’ordine, perché è riuscito ad attrarre con grande pazienza autori di livello provenienti da spazi geografici e universitari diversi che hanno consentito la realizzazione di un prodotto di qualità.

Ora tocca a voi leggerlo.

Per ulteriori riflessioni, scrivete a storiacc (storiadeicarabinieri@gmail.com)

Buona continuazione!