Si ringrazia la Professoressa Samanta Segatori per aver condiviso nel blog La Storia dei Carabinieri alcuni brevi passaggi di due visite che ha curato, con altre docenti della Scuola, presso il Museo Storico dell’Arma.
Accolte con un emozionante concerto dal Quartetto di sax della Banda dell’Arma, iniziano poi un percorso tra storia, arte, documenti e testimonianze.
I ragazzi si fermano a lungo davanti ai dipinti raffiguranti “La carica di Pastrengo”, il sacrificio di Salvo d’Acquisto e ripercorrono, insieme al Capitano Anna Cipparrone, momenti salienti dal Risorgimento alla storia contemporanea.
Rimangono ammutoliti e commossi davanti alla teca in cui sono riposte le armi deformate dal calore e sporche di terra così come quando sono state raccolte dopo la strage del 12 novembre 2003 a Nassiriya.
I ragazzi rivivono in quel racconto il dramma della strage di quegli uomini uccisi dall’esplosivo, dei dodici carabinieri mai più tornati a casa.
Rimangono colpiti dai doni lasciati dalle scuole per rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno indossano la divisa anche e soprattutto per loro.
19 marzo 2026.
Una classe dell’Istituto Comprensivo del Parco della Vittoria, la 3 L, accompagnata dalla Professoressa Samanta Segatori, torna al Museo, in quel luogo che con garbo, calore e grande competenza li aveva accolti.
Portano con loro piccoli doni pensati e realizzati come un grazie sentito ed emozionato per tutto quello che le Forze Armate e l’Arma dei Carabinieri in particolare fanno ogni giorno.
Nel corso dell’incontro, il Direttore del Museo ha offerto un volume della Storia dell’Arma
Hanno riflettuto a lungo su cosa ideare, volevano qualcosa di speciale. Sono accolti nel Salone d’onore dal Direttore, Colonnello Gaetano Vitucci, e da alcuni militari: il Capitano Anna Cipparrone, il Vice Brigadiere Daniele Mancinelli e l’Appuntato Scelto QS Edoardo Grossi.
I ragazzi raccontano le loro idee, presentano le loro testimonianze, condividono le loro emozioni e sono gli unici protagonisti di un momento speciale e irripetibile.
Alcuni studenti della 3L dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria con la Professoressa Samanta Segatori al termine della visita al Museo Storico.
Così tra foto di rito, risate e chiacchiere, ringraziano l’Arma dei Carabinieri per il tempo che ha loro concesso e le emozioni che ha saputo loro regalare, ma ciò che più conta è che si vada oltre.
Emerge ancora una volta quanto sia importante il rapporto nato tra la scuola e il Museo e si progettano collaborazioni future e nuovi incontri dettati dalla consapevolezza che oggi la scuola come istituzione non è un microcosmo chiuso in se stesso, ma un luogo la cui anima ha necessità di proiettarsi all’esterno per fare rete sociale.
La Scuola è diventata negli anni “piattaforma relazionale”, spazio di condivisione, di inclusione che ha necessità di incontrare l’altro, anche e soprattutto attraverso realtà che, come il Museo Storico dell’Arma, rappresentano, storia, arte e cultura della legalità.
Un momento di dialogo tra alcuni studenti e il capitano Anna Cipparrone, ufficiale in servizio al Museo Storico.
Qui i ragazzi hanno sperimentato un concetto di connessione a tutto tondo, sono stati accolti e guidati nelle variegate storie di chi ha scelto di indossare una divisa a servizio degli altri, di chi crede che i valori studiati nel percorso risorgimentale esistano ancora e soprattutto che non siano obsoleti, ma ancora adeguatamente rappresentati da donne e uomini che credono fermamente nel giuramento prestato.
Alcune considerazioni a margine di un articolo su Indianapolis Police Department e sulle similitudini italiane
Recentemente navigando tra newsletter, email e comunicazioni varie, mi ha colpito una breve intervista condotta a un archivista della polizia di Indianapolis, Patrick Pearsey, che mi ha aiutato a ricordare altre attività avviate a suo tempo, sopraffatte dagli impegni quotidiani in un periodo professionale oramai lontano.
Nell’intervista disponibile sul sito dell’emittente, come trascrizione di quanto registrato in formato audio reperibile su una piattaforma di podcasting, l’archivista parla della sua esperienza all’interno della macchina amministrativa comunale e in particolare in quella dell polizia della metropoli.
Pearsey ha iniziato il suo servizio come funzionario civile oramai parecchio tempo scalando diversi livelli di promozione sino a giungere a questo particolare incarico. La polizia è nel suo sangue, dichiara l’intervistato, perché suo padre era un agente di quel corpo.
Dunque una carriera consapevole e progressiva che, finalmente, gli ha permesso di poter toccare con mano documentazione molto particolare, proprio quella che ha fatto avviare la riflessione di questo post.
Infatti, l’articolo è intitolato “A new visual record of Indianapolis’ past is emerging from crime scene photos”.
Questo punto di partenza è fondamentale. Infatti, l’autore dell’intervista suggerisce immediatamente l’importanza del riutilizzo di immagini del passato della città attraverso le foto delle scene del crimine.
In effetti, si tratta di una modalità di studio del passato di una città complessa come Indianapolis che non sembra essere stata percorsa nel tempo. Il funzionario lavora sull’archivio della sola Sezione Omicidi, i cui documenti iniziano negli anni Venti e che trovano tracce fotografiche a partire dagli anni Quaranta. Le immagini possono rappresentare una grande opportunità di analisi di un territorio sottoposto a enormi trasformazioni, oltre che costituire un elemento significativo che integra i fascicoli investigativi.
Anche ad Indianapolis vale l’esperienza di tanti archivisti che si occupano di archivi di forze dell’ordine.
Infatti, il lavoro di Pearsey segue le orme di un altro archivista iniziato oltre venti anni fa, Bill Lichtenberger, grazie ai suoi sforzi tesi alla preservazione della documentazione. Così il vecchio archivista è ricordato:
“He was very, very dedicated to preserving IPD history. He grabbed stuff out of dumpsters that had been thrown out carelessly, old photos, and we’ve got that now”.
Il recupero, avvenuto anche in condizioni fuori dal comune come quelle evocate poc’anzi, ha comunque permesso di preservare una parte di quella memoria investigativa della polizia locale e di offrire una nuova visuale di analisi basata su quei documenti che hanno davvero rischiato di finire nella spazzatura.
Qui si pone un grosso interrogativo che riguarda invece archivi, o porzioni di essi, presenti in tutte le strutture investigative. Sino all’ingresso della macchina fotografica digitale e dei cellulari, la Polizia Giudiziaria aveva personale specializzato che si occupava di effettuare riprese fotografiche e poi di svilupparle o farle sviluppare. Si trattava di una competenza specialistica che risaliva a parecchi decenni prima e che aveva dato vita a due possibili stratificazioni: da una parte le immagini fotografiche per fini investigativi finivano nei fascicoli dei reparti che conducevano le attività, talvolta con i negativi dei rullini che rimanevano inseriti all’interno del fascicolo stesso, spesso inseriti in una busta di carta nella minuta del fascicolo fotografico redatto per fini di PG; talaltra, il fotografo del reparto si prendeva cura di raccogliere i negativi, i cosiddetti provini quando erano realizzati e ulteriori altre immagini all’interno di un apposito armadio con la lista dei rullini e le annotazioni relative agli episodi criminali per i quali era intervenuto.
Tale documentazione, che nell’articolo proposto in lettura è visibile con alcuni esempi datati, rappresenta un patrimonio inestimabile che potrebbe essere opportunamente valorizzato per una ricerca storica focalizzata sulla Polizia Giudiziaria e sulla evoluzione dei metodi investigativi ma anche, come ricorda l’articolo da cui si è preso spunto, per rileggere il territorio e le trasformazioni nel corso dei decenni, sia in aree urbanizzate, sia in quelle che non hanno subito eccessive trasformazioni.
Resta da condurre un’azione di tutela e di conservazione di grande profondità e di grande competenza. Qualcosa forse in passato era stato fatto. E oggi? Lo staranno facendo?
Come sempre i numeri parlano. Basterebbe verificare i numeri dei versamenti e in questi il materiale fotografico di polizia giudiziaria individuato, posto sotto custodia, ma anche quello versato negli archivi delle Forze dell’Ordine esonerate dal versamento all’amministrazione archivistica o negli Archivi di Stato.
Se avete qualche suggerimento, scrivete direttamente al nostro indirizzo email.
Come di consueto, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri è liberamente fruibile con possibilità di scaricarne il contenuto completo dal sito dell’Arma.
La copertina a colori, recente novità del periodico divulgativo dell’Arma, apre con la sfilata per Roma di unità del Regio Esercito che entrano da Porta del Popolo; l’immagine è centrata sui due Carabinieri Reali a cavallo in primo piano.
Il fascicolo è aperto con un contributo su di un Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali meno noto, Bruto Bruti, che suggerisce l’autore accompagnò l’Arma nel XX secolo. Un secondo contributo è dedicato ai Carabinieri Reali in Spagna durante la guerra civile al quale si rinvia.
Un articolo molto attento alla ricostruzione degli avvenimenti è quello a firma di Giovanni Salierno che si concentra sul ruolo dei Carabinieri nell’occupazione di Roma al seguito del corpo di osservazione del generale Cadorna, dal quale è stata scelta la copertina del periodico. Qui l’autore è attento nel ricostruire il ruolo di polizia militare e di intelligence dell’Arma, quest’ultimo svolto egregiamente da quell’Arma territoriale dislocata sul confine con lo Stato Pontificio. Inoltre, molto correttamente, si indica il passaggio dei Carabinieri dalla catena di comando militare e con le funzioni più tipicamente assegnate quale prima Arma dell’Esercito a quella forza dell’ordine con la costituzione della Divisione Carabinieri Reali di Roma agli ordini del luogotenente colonnello Francesco Mariani, primo vero e proprio comandante dei Carabinieri di Roma e provincia.
Una bella storia, si potrebbe dire sconosciuta, è invece quella raccontata da Simona Giarrusso che, con La mammina austriaca, ci permette di scoprire quella solidarietà umana che il dramma della guerra nazi-fascista e poi dell’internamento di tanti militari italiani, compresi i Carabinieri, non aveva cancellato. Meritoria è l’opera dell’autrice che fa emergere la vicinanza di chi “non si girò dall’altra parte”, in questo caso in Austria, ma venne in soccorso di alcuni Carabinieri incontrati quasi per caso lungo la strada mentre questi si recavano al lavoro coatto imposto dalla Germania nazista alla compiacente e succube RSI. Dita von Steiner-Lehnburg ricevette la Stella della Solidarietà Italiana di seconda classe per ciò che aveva fatto a favore di tanti Carabinieri. Così conclude l’autrice: Ma, forse, il riconoscimento più grande per l’opera della Mammina non fu una medaglia, un nastrino o una ricompensa economica. Furono parole, gesti, ricordi, di coloro che le furono debitori per tutta la vita.
Nella rubrica “A proposito di …” compare un contributo di Flavio Carbone intitolato “La memoria della collettività”, sull’apposizione di una pietra d’inciampo davanti l’abitazione del tenente colonnello Giovanni Frignani, nell’ambito di una iniziativa più vasta curata dall’associazione AMUSE sul territorio del secondo municipio di Roma.
L’armaiolo del Museo Storico, Daniele Mancinelli, da un fucile Carcano-Mannlicher 1891 modificato per il tiro ravvicinato, riporta alla memoria alcuni episodi di criminalità che colpirono l’Isola di Sardegna per alcuni lustri e per i quali l’Arma pagò, anche questa volta, un tributo di sangue.
In Carabinieri da ricordare, Giovanni Iannella ripercorre la storia e la vita di due militari provenienti dallo stesso piccolo comune del frusinate. gli appuntati Gaetano Branca e Orlando Macari, due uomini in uniforme che hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale e sono poi ritornati, senza però raccontare alla famiglia le proprie vicissitudini, rimaste nei piccoli gesti come, nel caso di Macari, l’usanza del te. Di quest’ultimo si segnalano alcune fotografie del periodo in cui prestò servizio in Sicilia nel contrasto al banditismo.
Negli almanacchi del centenario e del bicentenario (chi scrive ha potuto curare quest’ultimo con una certa continuità sino al 2024), compaiono: per il primo, la notizia della scomparsa di un vero eroe dell’Arma, il Carabiniere Leone Carmana, di cui il notiziario ha già parlato nel 2019, mentre nel secondo la nota è intitolata “Ai vertici dei Cavalleggeri di Sardegna”. In questo caso, sulla base di quasi venticinque anni di studio e ricerca nel campo della storia militare, è opportuno fare qualche precisazione.
Tuttavia, lascio al lettore di leggere quel contributo e proporre, se ritiene, alcuni suggerimenti in merito al testo. Intelligenti pauca.
Una carrellata su episodi diversi, dai singoli atti di valore, all’estensione del controllo del territorio, alla lotta contro la criminalità sarda, agli atti di pietà umana di una donna austriaca. Ecco, che la rivista riesce a raccogliere e mettere insieme, con un unico filo narrativo della storia dell’Arma, i diversi contenuti che appassionati, divulgatori e studiosi qualificati propongono.
Resta indubbio il grande valore divulgativo del Notiziario Storico che rappresenta un importante mezzo di conoscenza di tante storia della Storia dell’Arma, all’interno della più grande Storia d’Italia.
Tanto è stato scritto, ma tanto resta ancora da scrivere.
I Carabinieri, in servizio e in congedo, coltivano passioni, interessi e tante piccole cose che il tempo libero aiuta a sviluppare.
Tra i tanti, si può segnalare il lavoro di Pasquale Tridente, militare dell’Arma in congedo che ha scoperto l’interesse per la ricerca storica, ma soprattutto per la poesia, una forma d’arte letteraria che spaventa molti e allontana tanti.
In effetti, già nel 2011 era apparso “Gocce di memoria”, una raccolta di poesie che celebra l’Arma e la figura del Carabiniere, sia del passato, sia di quel presente.
Da qui la sfida, la riflessione e la scrittura di brevi componimenti poetici che possono suscitare l’interesse e l’attenzione verso i Carabinieri, il vero tema dell’autore, siano stati quelli più antichi (di ieri), siano quelli di oggi che vediamo a bordo di nuove autovettura potenti.
La raccolta, pubblicata nel 2024, è composta da 16 poesie realizzate per ricordare che “quello che lasci oggi è perduto, perché domani è un altro giorno”.
L’autore introduce il testo con una piccola presentazione e poi per ciascuna poesia una piccola descrizione ne permette di cogliere il significato.
Tra le tante, si segnalano:
Nobile sorriso
in ricordo del Maresciallo Maggiore Domenico De Maria, comandante della Stazione Carabinieri di Teano, che curò personalmente l’arruolamento dell’autore
Una fiamma che brilla
in dedica al Maresciallo Canio Coviello, “storico Carabiniere della Stazione di Teano”, da appuntato a brigadiere a maresciallo e quindi comandante di Stazione
Alba funesta
dedicata al Carabiniere Scelto Raffaele De Rosa, con cui l’autore aveva diviso il servizio presso la Tenenza di Abbadia San Salvatore, deceduto in servizio nel 1982, in provincia di Foggia
Marino
per il Maresciallo Marino Di Resta, MOVM. Conosciuto dall’autore nel paese natale di ponte di Sessa Aurunca
C’è dunque una attenzione alla memoria, a quelle persone in uniforme conosciute nel piccolo ambito del territorio di un comune o di una provincia che hanno quotidianamente prestato servizio a favore della collettività, talvolta pagando il prezzo più alto, come nel caso del Maresciallo Marino Di Resta.
Nei suoi testi, l’autore esprime emozioni e pensieri profondi legati a quel mondo della realtà territoriale dell’Arma dei Carabinieri, quel piccolo mondo, oramai dal sapore antico, dove si coltivavano rapporti soliti e amicizie durature, proprio quelle che Pasquale Tridente evoca nel suo libricino.
Una visione sincera di quel mondo analogico e di un tempo che non torna più; un pensiero ai tanti che lo hanno preceduto lungo il cammino dei giusti.
Alla fine del 2025, i creator che usano Spotify for creators (già Anchor, poi Spotify for podcasters) ricevono qualche informazione in più sull’esito del lavoro svolto in tutto il periodo.
Dunque si tratta di condividere qualche considerazione con i lettori di questo blog scientifico sul progetto de La Storia dei Carabinieri e sulle attività di podcasting.
Fermando l’attenzione sulle prime informazioni ricevute sembra dover avere molta soddisfazione per i risultati raggiunti nel corso dell’anno 2025, con un incremento del 999% degli ascolti e un aumento dei follower pari al 18%.
Proseguendo l’osservazione dei dati forniti dalla piattaforma di distribuzione, si può notare altro
Sembra dunque che ben 87 siano diventati assidui follower (mi si scuserà per la ripetizione, ma non riesco ad individuare altri sostantivi).
C’è da chiedersi come mai l’episodio 2 sia il più ascoltato. Evidentemente una ragione banale c’è e va spiegata in queste pagine. In occasione dell’aggiornamento della piattaforma di hosting, modificando alcuni parametri, l’episodio 1 è finito nel mezzo della lista, perdendo quell’ordine cronologico originario che aveva costituito la sequenza logica di distribuzione degli episodi.
Ma ancora, spostando l’attenzione all’estero, curiosamente, almeno in 15 Paesi vi è un certo interesse ad ascoltare questo podcast davvero particolare. La lista della cosiddetta Top five vede prima l’Italia, e fin qui ci sta, seguita dal Lussemburgo (ma quanti saranno gli ascoltatori dal Granducato???), poi la Romania, gli Stati Uniti e quindi il Brasile.
Ancora qualche elemento utile avvicinandoci alla fine di questo piccolo contributo.
A giudizio di ben 233 fan, il podcast rappresenta uno dei primi 10 preferiti. Ciò ci lusinga molto; allo stesso tempo, lascia sperare che ben 233 persone abbiano un forte interesse in un argomento di estrema nicchia! Ma non è finita. Per 180 (di questi 233?) il podcast rappresenta uno dei primi 5 show preferiti. Beh, l’orgoglio cresce sicuramente … 🙂
un ultimo elemento ancora presente da sottolineare prima di chiudere il contributo è dato dalle immagini che seguono: 87 fan mantengono al primo posto questo nostro progetto di comunicazione. il 25% ha ascoltato due o più episodi in un giorno. Sembra che ci sia un particolare interesse. tocca comprendere quale.
Ecco tutti i dati a disposizione, a noi sembra che questi risultati si possano considerare più che positivi e che dimostrino quanto questi argomenti suscitino interesse, nonostante gli episodi abbiano subìto una importante battuta di arresto nel febbraio 2025, con piccoli interventi sporadici.
Ma, si può dire anche che, con un pò di soddisfazione, sembra che si stia avvicinando il momento della ripresa. A questo punto, si può concludere con #staytuned!
Il ricordo di un antico collega e maestro, il colonnello dei Carabinieri Mario Serafini
Nell’aprile 2025, la piccola comunità di Carabinieri in servizio e in congedo e di ex allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli fu colpita da una notizia inaspettata. Era mancato alla vita terrena il colonnello (Generale di Brigata poco prima del congedo) Mario Serafini.
Giuramento degli allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli all’interno dello stadio militare “Albricci”. Sfila la Batteria Tamburi alla cui testa si vede l’Allievo Mario Serafini che svolgeva le funzioni di Mazziere.
Mario Serafini era ex allievo della Scuola, corso 1965/1969 178° corso (scientifico B), e aveva proseguito la vita in uniforme entrando in Accademia Militare di Modena, corso Carabinieri. La sua carriera si era sviluppata in diversi incarichi in giro per l’Italia sino ad approdare alla Direzione Investigativa Antimafia dove svolgeva il ruolo di analista, con grandissime capacità.
Aveva una dote innata grazie alla sua capacità di analisi dei problemi e delle vicende, con particolare attenzione alle trasformazioni delle organizzazioni criminali nazionali, ma senza trascurare quelle transazionali o comunque estere che operavano sul territorio nazionale.
Una foto del neo promosso generale Mario Serafini poco prima del congedo
Giunse alla Scuola Ufficiali Carabinieri con i gradi di colonnello tanti anni fa (sicuramente tra il 2006 e il 2008), dove chi scrive svolgeva le funzioni di insegnante aggiunto a due cattedre, quella di Tecnica Professionale e servizio di Stato Maggiore e quella di Arte Militare e delle Operazioni di Mantenimento della Pace.
Era diventato un punto di riferimento in poco tempo, perché esperto, anziano, professionalmente qualificato e riflessivo. Rappresentava effettivamente uno di quei maestri silenziosi che offrivano soluzioni efficaci ai colleghi, soprattutto nei momenti di tensione professionale.
Chi scrive aveva avuto la possibilità di confrontarsi continuamente nel corso delle lunghe giornate che i docenti militari vivevano prima o dopo le lezioni in aula.
Ci ha fatto un grande dono: c’era la possibilità di trovarsi di fronte un vero professionista, un antico ufficiale di polizia giudiziaria che aveva costruito le sue competenze nel corso di lunghi anni di servizio.
Di questa sua capacità c’è una traccia importante, grazie a Radio Radicale. Infatti, si può ascoltare la sua voce inconfondibile nel corso di un processo; in questo caso si ha una testimonianza orale che emerge grazie a Radio Radicale, che ha registrato le udienze di “Ndrangheta stragista” (Filippone e Graviano)”, tra cui quella in cui ha testimoniato. In particolare, si tratta dell’udienza tenutasi a Reggio Calabria lunedì 26 marzo 2018.
Credo che ascoltare le sue parole, la sua testimonianza, rappresentino bene la sua competenza professionale.
Spostando invece l’attenzione agli aspetti più intimi che non tutti riuscivano a scrutare, ci aiuta sempre lui. Alle pagine 44-45 un articolo “incontro tra Ex” porta la sua firma.
Un narratore efficace, ma sempre diretto, con una leggerissima punta di ironia. In particolare, mi sembra importante segnalare alcuni passaggi che rappresentano bene il clima degli anni in cui ho avuto il privilegio di conoscerlo: “Eravamo tra amici. Quegli amici che ti conoscono fin nel profondo dell’anima perché con te hanno vissuto, notte e giorno, nei momenti di difficoltà e in quelli belli, interi anni della tua gioventù. Quando l’essenza del tuo essere si forma e diventa la tua struttura di base, mentale e morale. La stessa che poi avrebbe informato tutto il tuo futuro, qualunque esso fosse. Per tutta la vita”. Questo rappresentava una base comune della nostra militanza di quegli anni lontani. Forse, si può affermare proprio l’incipit di quella frase: eravamo tra amici, aggiungerei, con lui e grazie a lui. La sua sensibilità, il suo savoir-faire consentivano di creare un clima di grande serenità che aiutava tutti, apparentemente tutti senza distinzioni, con quel garbo che lo contraddistingueva, cercando di trasferire un sapere frutto di tanti anni di lavoro. Forse, a questo punto è una mia impressione, con un pò più di attenzione per quegli ex-allievi che si trovavano intorno a lui, tra cui il sottoscritto.
Continuava Mario con un altro passaggio molto significativo: “Gli amici della Nunziatella conoscono i tuoi pregi, i tuoi difetti, le tue debolezze, ogni piega del tuo carattere. Sanno quello che pensi nel momento in cui lo pensi. E non giudicano. Questo non lo fanno mai. Ti sono amici e questo gli basta. Con loro non hai bisogno di creare una rappresentazione di te stesso. Sarebbe inutile, addirittura ridicolo. Loro sanno perfettamente chi sei. Non puoi barare”. Era questo il suo stile di vita, per quel poco che ho potuto capire; egli era consapevole di ciò che era stato, sin dagli anni della Nunziatella, sin da quando era stato mazziere della Batteria Tamburi, un onore riservato a pochi, che ti portava ad essere sempre in prima linea, sempre sotto lo sguardo attento della folla. Era un punto di riferimento, sicuramente discreto ma sempre attento, capace di cogliere quelle sfumature che i più non erano in grado neppure di percepire.
Ancora Mario: “Abbiamo parlato anche degli amici scomparsi. Ogni tanto affiorava il ricordo di uno di loro. Sempre a proposito di storie divertenti, a volte assurde, non sempre edificanti. Del resto non tutte le nostre memorie comuni sono esemplari. E poi quella non era nemmeno una veglia funebre. E la voglia di stare ancora con quelli che non c’erano più, come fossero presenti, era troppo forte. E loro c’erano veramente”.
Tra i tanti episodi, ricordo una cena avvenuta in un ristorante ai Castelli. Ero da poco andato via dalla Scuola Ufficiali Carabinieri, per vivere un’altra esperienza meravigliosa presso l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Fu l’occasione per riprendere tanti piccoli discorsi che avevamo avviato in quegli anni di vita e di servizio professionale e pensare a quello che sarebbero stati i progetti futuri. In particolare, si era parlato del suo desiderio di lasciare definitivamente Roma e il Centro Italia per raggiungere la famiglia nel Trevigiano dove avrebbe voluto stabilirsi definitivamente. Io ero entusiasta del mio nuovo progetto professionale e gliene parlai con grande enfasi. Ero convinto di poter fare qualcosa di significativo in un settore molto particolare e ad alta professionalizzazione, quale quello dell’Archivistica, piuttosto che della Storia istituzionale.
Ho sempre apprezzato la sua predisposizione all’ascolto e al sostegno dei colleghi più giovani del quadro permanente della Scuola. Ciò consentiva, a chi gli era vicino, di ricevere quell’orientamento e quel consiglio che solo un collega, ma vorrei dire che un amico più anziano sapeva regalarti.
Ha rappresentato senza dubbio una figura importante di quegli anni oramai tanto lontani: era un vero maestro, sul piano umano e sul piano professionale, sempre operativo, sempre alla ricerca di una soluzione da offrire per risolvere un problema.
p. 208 del fascicolo 4 2024 della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. Il colonnello Mario Serafini è il primo in prima fila.
Dunque, è sembrato giusto ricordare un antico collega e maestro, di quei pochi che un disegno superiore da il privilegio di incontrare. Un’attenzione doverosa in segno di profondo ringraziamento per gli insegnamenti che chi lo ha incontrato ha potuto beneficiare.
Con l’annualità 2025 appena terminata, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri ha concluso il suo decimo anno di vita. Un traguardo importante per un periodico di carattere divulgativo, basato sulla sola storia dell’Arma, che fa comprendere la lungimiranza della sfida che affrontarono i primissimi progettisti della proposta editoriale lanciata nel 2016.
Allora, si trattava di soddisfare una richiesta che aveva avanzato il Comandante Generale dell’epoca; oggi si tratta invece di adeguare alla realtà odierna, in continua mutazione, i contenuti digitali di cui l’Istituzione si pregia di essere attenta custode, ma forse si potrebbe dire pronta a immaginare ciò che una società in mutazione continua comporta.
Un punto di passaggio importante, verrebbe da dire, che ha consentito una crescita importante degli autori e dei lettori, attenti ai contenuti che aiutano a comprendere quel mondo talvolta antico nel quale ci si può immergere.
In questo senso, si può considerare ampiamente raggiunto l’obiettivo di divulgare in modo leggero e gradevole oltre 200 anni di Storia dell’Arma, di una istituzione che è sempre stata vicina ai cittadini.
Certamente, va sottolineato che per fare ciò si deve guardare al cosiddetto backoffice e cioè a quelle attività significative per la crescita di un percorso di diffusione della storia. Il riferimento, chiaramente comprensibile, è dedicato a quel patrimonio culturale che gli archivi custodiscono e che deve essere preservato, sottoponendo a tutela quelle carte che tanto possono riuscire a raccontare.
Dunque, queste poche righe presentato qualche riflessione in ordine sparso sui sei numeri del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri e sul suo contenuto apparso nel corso del decimo anno di vita del periodico. In merito alla nuove copertina si è già scritto precedentemente.
Si è scelto di aggregare per macroaree gli articoli apparsi, dunque in base al periodo storico e in base all’argomento.
Ecco dunque che i contenuti si possono considerare in una prospettiva diversa rispetto quella presentata nei sei fascicoli dell’anno X del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri.
Periodi storici analizzati
La narrazione proposta nelle numeri del Notiziario copre tutta la storia dei Carabinieri e oltre due secoli di storia italiana, ma vi è una attenzione maggiore al periodo della Seconda Guerra Mondiale, in conseguenza della ricorrenza degli ottant’anni dalla fine della guerra.
Dalla fondazione alla fine del lungo Risorgimento italiano
Vi sono due contributi, uno concentrato sul Genovesato e sulla transizione dal modello della Gendarmeria Imperiale ai Carabinieri Reali (1797-1825), mentre un secondo analizza il fenomeno di lotta al Brigantaggio meridionale post-unitario in Molise (1861-1869).
Dall’Unità d’Italia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale
La criminalità rurale e quella organizzata rappresentano i fenomeni criminali del periodo. Un contributo è dedicato ai sequestri di persona in Sicilia nel periodo 1870-1890, un secondo è legato all’omicidio del Carabinieri Piccinelli a Grassano (1875) e un terzo si focalizza sulla fine del brigantaggio in Maremma (1896). Di questo periodo sono presenti scritti relativi alla riorganizzazione della gendarmeria in Albania, sui Carabinieri aviatori nel corso del primo conflitto mondiale e la ricorrenza del centenario di fondazione ufficiale del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri (1925).
La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza (1940-1945)
Sebbene, in genere si reputi necessario distinguere il 1940/1943 dal 1943/1945, in ordine alla periodizzazione temporale, si è ritenuto più economico mantenere insieme i due momenti distinti della guerra. Si parla dunque del cosiddetto arresto di Mussolini, della difesa di Roma, della Guerra di Liberazione attraverso magnifiche figure di resistenti con gli alamari come il tenente Fausto Cossu, il brigadiere Alberto Araldi e il Capitano Giorgio Geniola, ma anche le drammatiche sofferenze degli Internati Militari Italiani. Dal punto di vista criminale, emerge la vicenda della cosiddetta Banda dei Niscemesi che operò in Sicilia (1943-1947), mischiando separatismo e criminalità.
Dal Secondo dopoguerra ad oggi
I contributi per l’ultima lunga fase di storia ricordano un drammatico fatto di cronaca noto come il caso di Villarbasse, 1945, a cui segue l’intervento dell’Arma in occasione del terremo del Belice (1968). La ricorrenza dei 65 anni di fondazione del Servizio Aereo dell’Arma dei Carabinieri porta a raccontarne la storia e l’evoluzione. Si parla anche della specialità Subacquei dell’Arma. Spostando l’attenzione a tempi più recenti, si giunge a raccontare i quasi trent’anni delle Multinational Specialised Unit e vent’anni del Center of Excellence for Stability Police Units.
Tipologie di argomenti
Personaggi
I personaggi rappresentano bene una necessità narrativa del Notiziario Storico. Emergono così le figure di personaggi della storia dell’Arma come Cossu, Araldi, Geniola, ma anche Tosetti, Di Blasi, Bartolini e Alfonso, insieme a vittime del dovere cadute per mano criminale o in occasione di calamità naturali come Piccinelli, Fogliaro, Cannella.
Comandi e reparti dell’Arma
Si parla della nascita della Divisione Carabinieri Reali di Genova, del ruolo della Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze quale centro di reclutamento per le formazioni partigiane, ma le ricorrenze permettono di parlare anche delle MSU e del CoESPU.
Servizio d’istituto
Nel servizio d’istituto si ritrovano le funzioni di Forze dell’Ordine, sia nella funzione preventiva, sia nella funzione repressiva. Dunque emerge la lotta al Brigantaggio meridionale e quello maremmano, il contrasto ai fenomeni criminali nella Sicilia tra il 1943 e il 1947, ma anche le indagini legate al grave fatto di cronaca di Villarbasse o alla caccia al brigante Musolino.
Momenti di storia nazionale
In questa categoria si possono raggruppare sia la caduta del fascismo, gli ultimi mesi di vita del dittatore decaduto, ma anche l’intervento dell’Arma in occasione di grandi calamità naturali.
Musei, Archivi e Biblioteche (MAB)
Si parla del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri ricordandone la fondazione con l’erezione ad ente morale nel dicembre 1925. Un passo importante per una prima conservazione e valorizzazione di una parte modesta dell’enorme patrimonio documentario che i Carabinieri custodiscono.
Armi e uniformi
Una rubrica e un’attenzione alle armi e alle uniformi rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una costante nella presentazione del patrimonio esposto o comunque custodito nel Museo. In questo senso, si sottolinea l’importanza che è attribuita alle armi come nel caso della Colt 1911, del moschetto 91/24 e ancora della spada dell’Islam.
Conclusioni
Dai sei numeri del Notiziario si può declinare un’immagine dell’Arma dei Carabinieri come una Istituzione in grado di garantire la continuità dello Stato, a differenza di altre che arrogano titoli senza averne. L’Arma, anche attraverso i testi divulgativi presentati, si dimostra capace di adattarsi a contesti politici estremi senza smarrire la propria identità e la fedeltà ai propri valori.
Le pagine della rivista presentano una sorta di mosaico dove la grande storia, come le guerre, la caduta del regime, il passaggio da una forma di Stato ad un’altra, si intreccia indissolubilmente con la microstoria di tanti piccoli eroismi individuali di semplici Carabinieri nel corso della lunga storia dell’Istituzione. In questo senso, si deve sottolineare la funzione del Notiziario Storico quale strumento di memoria attiva, attraverso il riutilizzo dei documenti d’archivio e degli oggetti museali presentati non tanto come oggetti da mostrare, ma come un potente strumento didattico per formare la coscienza civica delle nuove generazioni.
In definitiva, i testi ancora una volta fanno emergere il ruolo dell’Arma dalla doppia natura di Arma combattente e Forze dell’Ordine o, forse sarebbe meglio dire, quale presidio sociale a favore della collettività.
Un contributo alla diffusione della conoscenza della Storia dei Carabinieri in ambito internazionale. I Carabinieri nella Liberazione d’Italia 1943-1945
Già in passato vi erano stati contributi presentati e discussi nel corso di altri congressi, ma quest’anno abbiamo voluto offrire una riflessione di più ampio respiro, meno tattica e forse, se ci è consentito, più filosofica.
La prima slide della presentazione che accompagnava il testo
L’organizzazione del congresso è stata curata dalla Commissione Senegalese di Storia Militare insieme all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar. L’incontro si è tenuto a Dakar (Senegal) dal 31 agosto al 5 settembre 20251.
Il tema del congresso era dedicato alle ribellioni… Rebellions and Sovereignty in the Contemporary Age (1800 to the Present Day). Sono stati scelti 4 assi principali di ricerca:
La tipologia delle ribellioni, forme e caratteristiche; i fattori, le cause e le origini delle ribellioni; la sovranità ribelle; le conseguenze delle ribellioni.
Partendo dal titolo generale, si è pensato più utile individuare un momento in cui i Carabinieri rappresentarono parte di quella ribellione che spesso esula da una narrazione istituzionale e che è stato poco studiato, se non per nulla.
Di conseguenza, il pensiero non poteva che andare al ruolo ricoperto dall’Arma, o meglio, dai Carabinieri tra il 1943 e il 1945, in quei lunghissimi mesi che vanno dall’armistizio dell’8 settembre 1943, alla fine della seconda Guerra Mondiale.
Si è trattato di un periodo molto difficile che è stato trattato nel corso degli ultimi anni attraverso contributi selezionati che sono apparsi nel nostro podcast La Storia dei Carabinieri (qui su Podcast index) e nelle pagine della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri e che chiudono il triennio di studi, riflessioni ed approfondimenti che la rivista ha avviato.
Dakar, 1 settembre 2025, un momento della presentazione di La Storia dei Carabinieri
In omaggio ad una delle lingue parlate in Senegal, si è creduto opportuno preferire il francese che, nonostante tutto, resta un idioma che ancora è molto presente in Africa.
Dunque Carabinieri nella Resistenza tra il 1943 e il 1945. Il titolo dunque è stato il seguente: Les Carabinieri dans la libération de l’Italie, 1943 – 1945.
Nel presentare brevemente la proposta si precisava che “Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, i Carabinieri in qualità di Forza dell’Ordine a statuto militare si trovarono a gestire una situazione di grande crisi. La neonata Repubblica Sociale Italiana cercò di schiacciare l’Arma all’intero di una nuova forza dell’ordine. I Carabinieri rimasti in servizio in Nord Italia furono costretti a frenare le pressioni dei nazisti e dei fascisti ove poterono. Non sempre fu facile, non sempre ci riuscirono.
Dopo l’agosto 1944, coloro che erano riusciti a sottrarsi alla cattura operata nell’Italia del Nord si poterono contare oramai solo nelle fila del movimento di Resistenza, insieme ad altri uomini e donne che rifiutarono di servire i fascisti della RSI e i nazisti. Con l’insurrezione generale del 25 aprile 1945, l’intera Italia fu liberata dalla presenza della dittatura e i Carabinieri poterono riprendere lentamente le loro funzioni di forza dell’ordine a statuto militare a sostegno dei cittadini italiani”2.
In vista della chiusura del lunghissimo percorso di studi e di diffusione delle iniziative avviate con la redazione della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, in effetti, è parso importante cogliere l’occasione per presentare in un consesso internazionale alcune considerazioni relative ai Carabinieri che ebbero la forza di opporsi all’arroganza e alla prevaricazione nazifascista continuando a combattere fino alla fine della guerra. Si trattava di un numero tutto sommato non così modesto che, lentamente, si era riuscito a sottrarre prima alle imposizioni e quindi alla deportazione che i Carabinieri subirono il 4 agosto 1944. L’unica strada rimasta non era altra che la partecipazione attiva alla Resistenza per portare la Liberazione del nostro Paese.
Dunque un intervento di riflessione che ha fatto il punto di situazione in una prospettiva di ampio respiro sulle vicende che i militari dell’Arma vissero in quel periodo così travagliato.
Dakar, 1° settembre 2025. Al termine della presentazione
Certamente, il testo aiuta la comunità scientifica internazionale presente a congressi di questa portata a scoprire non solo l’esistenza dell’Arma dei Carabinieri ma anche il ruolo importante e di primo piano che i suoi militari ebbero nel corso del 20 mesi di vita della Rai e di lotta di Liberazione.
Non appena possibile, si ritornerà a parlare del tema, carte alla mano… a buon intenditor …
Dakar, settembre 2025 la caserma sede della brigata territoriale di Ouakam e dello squadrone di sorveglianza e intervento di Dakar
Qui il testo della proposta in francese: “Avec l’armistice du 8 septembre 1943, les Carabinieri, en tant que force de l’ordre à statut militaire, se sont retrouvés dans une situation de grande crise. La nouvelle République sociale italienne fasciste créée sous les ordres des Mussolini et le control des Nazis tentait d’intégrer les Carabinieri dans une nouvelle force de maintien de l’ordre. Les Carabinieri restés en service dans le nord de l’Italie ont été contraints de freiner la pression des nazis et des fascistes là où ils le pouvaient. Cela n’a pas toujours été facile et ils n’ont pas toujours réussi. Après août 1944, les Carabinieri survécu à la déportation de l’Italie du Nord ne pouvaient être comptés que dans les rangs de la Résistance, avec les autres hommes et femmes qui refusaient de servir les fascistes de la RSI et les nazis. Avec l’insurrection générale du 25 avril 1945, toute l’Italie fut libérée de la dictature et les Carabinieri ont pu peu à peu reprendre leurs fonctions en tant que force de maintien de l’ordre à statut militaire au soutien des citoyens italiens”. ↩︎