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comunicazione storia dell'Arma dei Carabinieri Storia militare

I piccoli gesti

L’iniziativa di AMUSE per i Martiri delle Fosse Ardeatine

Le associazioni senza fini di lucro spesso svolgono un ruolo importante che non sempre è adeguatamente conosciuto in una società digitale, così veloce; tuttavia queste, insieme alle Istituzioni, possono rappresentare un ausilio significativo nella costruzione di un comune sentire.

L’associazione AMUSE – Amici del Municipio Secondo di Roma riunisce persone interessate ad approfondire la conoscenza della storia del II Municipio del comune di Roma. Una storia complessa, sicuramente più giovane, rispetto ad altri municipi, ma non per questo meno interessante.

Tra le tante iniziative avviate dall’associazione, ci è sembrato importante ricordarne una dedicata ai Martiri della Fosse Ardeatine che sono vissuti nel municipio.

Roma, 16 gennaio 2026. Un momento della breve presentazione del tenente colonnello Giovanni Frignani tenuta dall’autore del volume sull’ufficiale, Mario Avagliano.

Il percorso di approfondimento è iniziato qualche tempo fa, nel 2024, quando, sempre per iniziativa dell’Associazione è stato possibile tenere una “passeggiata” all’interno del territorio municipale che si è concentrata su i seguenti punti. Il 24 settembre del 2024, su iniziativa dell’Associazione AMUSE è stato possibile realizzare effettivamente una passeggiata che si è fermata nei pressi delle abitazioni dove risiedevano i generali della Regia Aeronautica Roberto Lordi (via Antonio Bertoloni 26/B) e Sabato Martelli Castaldi (via Bruxelles 67), nonché il tenente colonnello dei Carabinieri Reali Giovanni Frignani (via Panama 114).

In realtà, il percorso è stato molto più lungo perché si è snodati lungo le strade dove abitavano i Martiri delle Fosse Ardeatine residenti nel Secondo Municipio. Dunque, oltre ai 3 ufficiali citati, il percorso ha raggiunto anche anche Luigi Bruno di Belmonte (via Vincenzo Bellini 16) e Aldo Finzi (via Panama 26).

In questa occasione, si sono succeduti nella narrazione delle brevi biografie dei Martiri delle Fosse Ardeatine Mario Avagliano, Edoardo Grassia e Flavio Carbone.

Roma, 16 gennaio 2026. Il posizionamento della pietra della memoria in via Panama n. 114.

A questa opportunità di confronto e di conoscenza, è seguito molto altro.

Innanzitutto, una conferenza stampa di presentazione delle iniziative successive, tenutasi il 19 novembre 2025, presso il Centro Scout (Largo dello Scautismo 1, già Largo S. Ippolito) che ha avuto lo scopo di presentare il progetto “Pietre d’inciampo”.

L’impegno più consistente del lungo percorso, in particolare, si è condensato i giorni del 15 e del 16 gennaio 2026 quando è stato finalmente possibile posizionare le “pietre d’inciampo” dinanzi i portoni d’ingresso delle abitazioni di uomini catturati e poi massacrati alle Fosse Ardeatine. Se ne è parlato brevemente nel Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri 1/2026.

Il progetto realizzato per iniziativa di AMUSE (Amici Municipio Secondo) in collaborazione con l’Associazione Arte in Memoria e l’amministrazione del Municipio II di Roma ha permesso di realizzare l’iniziativa nei quartieri Nomentano, Parioli, Pinciano e Trieste.

Roma, 16 gennaio 2026. Un momento dell’intervento della Professoressa Ada Chiara Zevi

In particolare, per chi scrive, l’attenzione si è concentrata su via Panama n. 114, dove abitava il tenente colonnello Giovanni Frignani, comandante del Gruppo di Roma Interno che fu protagonista, insieme a due capitani suoi dipendenti, del cosiddetto “arresto” di Mussolini.

Qui ci si sofferma su di un aspetto. Nella maggior parte dei casi, la cattura dei membri della Resistenza romana, avviene per delazione. Tuttavia, è anche vero che nonostante le torture subite da questi, a via Tasso gli esiti sono nulli. I torturati non parlano. Purtroppo, non poterono raccontare le loro vicende a noi posteri, se non attraverso lo strazio dei loro corpi lasciati decomporre nelle cave ardeatine.

Roma, 16 gennaio 2026. Al termine della cerimonia, il dottor Mario Avagliano, Giovanni Frignani discendente dell’ufficiale, alcuni militari dell’Arma che hanno presenziato alla breve cerimonia.

Resta da considerare un aspetto. Come è stato detto anche altrove, si tratta di iniziative importanti che, dal basso, o meglio iniziative volute da parti consapevoli della società civile che, insieme alle Istituzioni, non vogliono dimenticare.

Comunicare la Resistenza e far conoscere ciò che donne e uomini seppero fare in quei mesi difficili per il nostro Paese rimane un impegno di tutti i cittadini.

E dunque, a noi non resta che invitare il lettore che si trovi a passare per una di quelle vie, a Roma, in Italia e in Europa, a soffermarsi dinanzi a una qualsiasi “pietra di inciampo” e ricordare chi è vissuto in quel luogo con un breve momento di raccoglimento.

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Museo storico Public History recensione storia dell'Arma dei Carabinieri Storia militare

SPRUNGEINSATZ MONTEROTONDO 9-10 settembre 1943

Perché parlare di un libro dedicato ad un episodio minore della primissima fase della Resistenza ai tedeschi?

Giovedì 2 ottobre 2025, presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, nell’ambito de I giovedì del Museo, l’autore, dottor Guido Ronconi, moderato dal tenente colonnello Flavio Carbone, ha presentato il volume Sprungeinsatz Monterotondo 9-10 settembre 1943, apparso oramai qualche tempo fa- Ha accompagnato la presentazione l’aiuto significativo del dottor Giovanni Cecini.

Dunque, si crede utile rispondere alla domanda iniziale. Innanzitutto, va ricordato che i Carabinieri presenti a Monterotondo ebbero un ruolo di primo piano nella difesa delle installazioni militari presenti, ovvero, lo Stato Maggiore del Regio Esercito che si era spostato da Roma alla sua sede di campagna.

Un secondo elemento, davvero non banale, è l’attività condotta dall’autore nel fare una ricerca che ha impegnato non poco tempo e risorse e che guarda con attenzione anche a fonti che generalmente non sono avvicinate dagli studiosi italiani.

Ma andiamo con ordine.

Ci vuole tempo nel fare le cose. Va anche detto che bisogna liberarsi da tanti impegni per dedicarsi a questa attività di blogging, come in tante altre.

2 ottobre 2025. Il salone d’onore con il pubblico presente

Così abbiamo pensato di dedicare un post ad una iniziativa che è partita da molto lontano e che si concentra su di una vicenda considerata minore, cioè una operazione militare condotta a Monterotondo il 9-10 settembre 1943, dove anche in questo caso i Carabinieri combatterono, insieme ad altre unità del Regio Esercito, per contrastare un’azione di paracadutisti tedeschi che tendeva a catturare l’intero Stato Maggiore italiano. Purtroppo, l’intelligence non deve mai essere stato il punto forte tedesco, tanto che non avevano idea che stavano attaccando un palazzo semivuoto. Ciò non fece venire meno la difesa delle Forze Armate italiane che ebbero la meglio.

Dunque iniziamo con un ringraziamento al dottor Guido Ronconi che ha accettato di presentare il volume nel Museo Storico dell’Arma, sotto la moderazione di Flavio Carbone e con la collaborazione attiva di Giovanni Cecini, storico, divulgatore e YouTuber ben noto negli ambienti della Storia Militare e anche per voi che siete lettori di questo blog.

La presentazione è stata introdotta da un saluto iniziale del Direttore del Museo Storico, tenente colonnello Raffaele Gesmundo, a cui ha fatto seguito il parigrado Flavio Carbone. Con l’ingresso in scena del dottor Giovanni Cecini, si è avviata la discussione soprattutto offrendo un contesto militare nel quale si è sviluppata l’operazione dei paracadutisti. Quindi, intorno ad un episodio così particolare, è continuata la discussione concentrata sull’opera di Guido Ronconi che ha avuto il grande merito di chiarire il clima di quei giorni drammatici e di mettere chiaramente in mostra la combattività dei reparti italiani con comandanti capaci e motivati.

Non crediamo sia necessario dire di più, perché in realtà è stato possibile unire le forze e realizzare un video disponibile su YouTube, all’interno del canale della Storia dei Carabinieri, su quello di Giovanni Cecini e infine rilasciato da Guido Ronconi sui suoi canali.

A questo punto non sembra il caso di rinviarvi che all’ascolto della presentazione.

Alla prossima!

PS Vi ricordiamo che il principale canale delle nostre iniziative è il blog che affianca e integra il podcast La Storia dei Carabinieri. Ascoltateci sulle principali piattaforme di distribuzione di podcast, a vostra scelta e piacere!

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comunicazione Podcast storia dell'Arma dei Carabinieri Storia militare

Rivista Militare 170

Venerdì 27 marzo 2026, la Rivista Militare ha festeggiato i 170 anni di vita dalla sua antica fondazione

La Rivista Militare (già Rivista Militare italiana) presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito, ha celebrato i 170 anni di vita. L’occasione ha permesso alla Direttore Responsabile e a tutto lo staff di ricordare adeguatamente la ricorrenza.

Per l’occasione, si è scelto dunque di realizzare un supplemento lasciandone la realizzazione a docenti e ricercatori universitari, ma anche di restituire un tangibile segno di riconoscenza ai convenuti. Dunque insieme al supplemento distribuito ai convenuti durante l’incontro, è stato possibile assistere alla presentazione di una cartolina commemorativa e all’annullo speciale realizzato per l’occasione.

Un bel momento di condivisione di un lungo percorso che è stato reso possibile grazie alla lungimiranza di un editore come Carlo Voghera e dei suoi eredi che hanno continuato a dare alle stampe il periodico sino al 1919.

La presentazione ha visto due principali relatori, il direttore responsabile del periodico da lunga data, colonnello Giuseppe Cacciaguerra, e il dottor Alessandro Bovini che si sono alternati nel conversare sul supplemento realizzato per ricordare i primi anni di vita del periodico e la lungimiranza dei fratelli Mezzacapo, ex allievi della Scuola Militare Nunziatella ed esuli a Torino, che vollero fortemente dare vita a un periodico dedicato agli studi militari.

A tale proposito sono ricordate le parole del Pinelli che affermava con molta onestà intellettuale che “esisteva nell’Armata Sarda la strana idea che lo studio a nulla valesse ad apprendere l’arte della guerra, ed il solo coraggio bastar potessi. Gli ufficiali studiosi, oltre ad essere quasi scherniti dai compagni che ironicamente chiamanvali “eruditi”, erano poi anche invisi al Governo” (p. 42). La cultura non piace(va).

Una storia insomma che nasce a Napoli, come tante vicende ma che poi diventa patrimonio della città ospite, una Torino risorgimentale che accoglie tanti esuli e diventa il punto di riferimento per la costruzione politica e sociale della nuova Italia unita, quel sogno che vedrà fronteggiarsi politicamente uomini del peso di Cavour, Mazzini, Garibaldi.

Insomma, un supplemento che mette in luce l’opera della Rivista Militare nella costruzione di un sapere tecnico-scientifico di altissimo livello, al pari dei migliori periodici del tempo.

Un aspetto molto interessante, però, lo fa emergere chiaramente il Direttore Responsabile Giuseppe Cacciaguerra quando sottolinea una caratteristica fondamentale della Rivista Militare, la possibilità di dibattere.

Si può affermare che fosse piuttosto comune sfogliare il periodico e scoprire tra gli autori ufficiali di gradi diversi, finanche dei subalterni che presentavano in quelle pagine le proprie idee e osservazioni sul funzionamento dei servizi o introducendo proposte di modifiche ordinative o ancora intervenendo sulla formazione delle reclute e sul ruolo dell’Esercito nella società. Ciò almeno sino alla Prima Guerra Mondiale, quando la censura rallentò il confronto per scomparire sotto il regime, per ritornare nelle parole del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito (1943-1945), generale di corpo d’armata Paolo Berardi, si dovette attendere il primo numero del 1945 per poter avere almeno la parola del CSM a supporto di quel dialogo tra professionisti che si era interrotto ben prima del fascismo, ma che questo aveva generosamente mantenuto.

La mattinata si è conclusa con una piccola ma significativa cerimonia di apposizione dello speciale annullo postale realizzato proprio per l’occasione. Anche questa attenzione è stata particolarmente apprezzata dai presenti.

Un momento informale con gli amici Giovanni Cecini (Youtuber affermato) e Franco Di Santo (blogger di Storia e Soldati) entrambi attenti storici militari e non solo …

La presentazione è stata anche una grande occasione per incontrare e salutare altri studiosi e amici che non sempre il tempo e gli impegni aiutano a rivedere. In questo caso, tra gli altri, è stato un piacere salutare Franco Di Santo, ufficiale dell’Esercito in quiescenza, attento studioso di cose militari e blogger con Storia e Soldati, insieme a Giovanni Cecini, ben noto Youtuber concentrato sulla storia militare, ma anche su altri temi.

Infine, ci è parso più che opportuno salutare il Direttore Responsabile che ha avuto la grande capacità di portare avanti una rivista come quella dell’Esercito superando sfide brillanti e mettendo sempre in prima posizione l’interesse della collettività e il bene comune. Mi piace ricordare in questa sede, tra i tanti lavori di qualità condotti sinora, l’idea di realizzare una rivista delle Forze Armate in edizione speciale braille, a favore dei non vedenti, attraverso una serie abstract dei contributi più significativi realizzati nel corso dell’anno.

A tutti noi non resta che festeggiare il 170° compleanno della Rivista Militare. Auguri!

Un’ultima nota. Si consiglia l’iscrizione al nostro podcast La Storia dei Carabinieri (ci trovate su tutte le piattaforme di distribuzione) perché prossimamente sarà disponibile la registrazione audio (ci scusiamo per la qualità non ottimale) della presentazione del supplemento.

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Esposizione museale Museo storico storia dell'Arma dei Carabinieri

Un salto al Museo Storico

di Samanta Segatori

Si ringrazia la Professoressa Samanta Segatori per aver condiviso nel blog La Storia dei Carabinieri alcuni brevi passaggi di due visite che ha curato, con altre docenti della Scuola, presso il Museo Storico dell’Arma.

11 novembre 2025.

L’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria arriva al Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri con due classi terze della scuola secondaria di primo grado.

Accolte con un emozionante concerto dal Quartetto di sax della Banda dell’Arma, iniziano poi un percorso tra storia, arte, documenti e testimonianze.

I ragazzi si fermano a lungo davanti ai dipinti raffiguranti “La carica di Pastrengo”, il sacrificio di Salvo d’Acquisto e ripercorrono, insieme al Capitano Anna Cipparrone, momenti salienti dal Risorgimento alla storia contemporanea.

Rimangono ammutoliti e commossi davanti alla teca in cui sono riposte le armi deformate dal calore e sporche di terra così come quando sono state raccolte dopo la strage del 12 novembre 2003 a Nassiriya.

I ragazzi rivivono in quel racconto il dramma della strage di quegli uomini uccisi dall’esplosivo, dei dodici carabinieri mai più tornati a casa.

Rimangono colpiti dai doni lasciati dalle scuole per rendere omaggio alle donne e agli uomini che ogni giorno indossano la divisa anche e soprattutto per loro.

19 marzo 2026.

Una classe dell’Istituto Comprensivo del Parco della Vittoria, la 3 L, accompagnata dalla Professoressa Samanta Segatori, torna al Museo, in quel luogo che con garbo, calore e grande competenza li aveva accolti.

Portano con loro piccoli doni pensati e realizzati come un grazie sentito ed emozionato per tutto quello che le Forze Armate e l’Arma dei Carabinieri in particolare fanno ogni giorno.

Nel corso dell’incontro, il Direttore del Museo ha offerto un volume della Storia dell’Arma

Hanno riflettuto a lungo su cosa ideare, volevano qualcosa di speciale. Sono accolti nel Salone d’onore dal Direttore, Colonnello Gaetano Vitucci, e da alcuni militari:  il Capitano Anna Cipparrone, il Vice Brigadiere Daniele Mancinelli e l’Appuntato Scelto QS Edoardo Grossi.

I ragazzi raccontano le loro idee, presentano le loro testimonianze, condividono le loro emozioni e sono gli unici protagonisti di un momento speciale e irripetibile.

Alcuni studenti della 3L dell’Istituto Comprensivo Parco della Vittoria con la Professoressa Samanta Segatori al termine della visita al Museo Storico.

Così tra foto di rito, risate e chiacchiere, ringraziano l’Arma dei Carabinieri per il tempo che ha loro concesso e le emozioni che ha saputo loro regalare, ma ciò che più conta è che si vada oltre.

Emerge ancora una volta quanto sia importante il rapporto nato tra la scuola e il Museo e si progettano collaborazioni future e nuovi incontri dettati dalla consapevolezza che oggi la scuola come istituzione non è un microcosmo chiuso in se stesso, ma un luogo la cui anima ha necessità di proiettarsi all’esterno per fare rete sociale.

La Scuola è diventata negli anni “piattaforma relazionale”, spazio di condivisione, di inclusione che ha necessità di incontrare l’altro, anche e soprattutto attraverso realtà che, come il Museo Storico dell’Arma, rappresentano, storia, arte e cultura della legalità.

Un momento di dialogo tra alcuni studenti e il capitano Anna Cipparrone, ufficiale in servizio al Museo Storico.

Qui i ragazzi hanno sperimentato un concetto di connessione a tutto tondo, sono stati accolti e guidati nelle variegate storie di chi ha scelto di indossare una divisa a servizio degli altri, di chi crede che i valori studiati nel percorso risorgimentale esistano ancora e soprattutto che non siano obsoleti, ma ancora adeguatamente rappresentati da donne e uomini che credono fermamente nel giuramento prestato.

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Archivi e archivistica intervista storia dell'Arma dei Carabinieri

La fotografia di polizia giudiziaria e la storia

Alcune considerazioni a margine di un articolo su Indianapolis Police Department e sulle similitudini italiane

Recentemente navigando tra newsletter, email e comunicazioni varie, mi ha colpito una breve intervista condotta a un archivista della polizia di Indianapolis, Patrick Pearsey, che mi ha aiutato a ricordare altre attività avviate a suo tempo, sopraffatte dagli impegni quotidiani in un periodo professionale oramai lontano.

Nell’intervista disponibile sul sito dell’emittente, come trascrizione di quanto registrato in formato audio reperibile su una piattaforma di podcasting, l’archivista parla della sua esperienza all’interno della macchina amministrativa comunale e in particolare in quella dell polizia della metropoli.

Pearsey ha iniziato il suo servizio come funzionario civile oramai parecchio tempo scalando diversi livelli di promozione sino a giungere a questo particolare incarico. La polizia è nel suo sangue, dichiara l’intervistato, perché suo padre era un agente di quel corpo.

Dunque una carriera consapevole e progressiva che, finalmente, gli ha permesso di poter toccare con mano documentazione molto particolare, proprio quella che ha fatto avviare la riflessione di questo post.

Infatti, l’articolo è intitolato “A new visual record of Indianapolis’ past is emerging from crime scene photos”.

Questo punto di partenza è fondamentale. Infatti, l’autore dell’intervista suggerisce immediatamente l’importanza del riutilizzo di immagini del passato della città attraverso le foto delle scene del crimine.

In effetti, si tratta di una modalità di studio del passato di una città complessa come Indianapolis che non sembra essere stata percorsa nel tempo. Il funzionario lavora sull’archivio della sola Sezione Omicidi, i cui documenti iniziano negli anni Venti e che trovano tracce fotografiche a partire dagli anni Quaranta. Le immagini possono rappresentare una grande opportunità di analisi di un territorio sottoposto a enormi trasformazioni, oltre che costituire un elemento significativo che integra i fascicoli investigativi.

Anche ad Indianapolis vale l’esperienza di tanti archivisti che si occupano di archivi di forze dell’ordine.

Infatti, il lavoro di Pearsey segue le orme di un altro archivista iniziato oltre venti anni fa, Bill Lichtenberger, grazie ai suoi sforzi tesi alla preservazione della documentazione. Così il vecchio archivista è ricordato:

“He was very, very dedicated to preserving IPD history. He grabbed stuff out of dumpsters that had been thrown out carelessly, old photos, and we’ve got that now”. 

Il recupero, avvenuto anche in condizioni fuori dal comune come quelle evocate poc’anzi, ha comunque permesso di preservare una parte di quella memoria investigativa della polizia locale e di offrire una nuova visuale di analisi basata su quei documenti che hanno davvero rischiato di finire nella spazzatura.

Qui si pone un grosso interrogativo che riguarda invece archivi, o porzioni di essi, presenti in tutte le strutture investigative. Sino all’ingresso della macchina fotografica digitale e dei cellulari, la Polizia Giudiziaria aveva personale specializzato che si occupava di effettuare riprese fotografiche e poi di svilupparle o farle sviluppare. Si trattava di una competenza specialistica che risaliva a parecchi decenni prima e che aveva dato vita a due possibili stratificazioni: da una parte le immagini fotografiche per fini investigativi finivano nei fascicoli dei reparti che conducevano le attività, talvolta con i negativi dei rullini che rimanevano inseriti all’interno del fascicolo stesso, spesso inseriti in una busta di carta nella minuta del fascicolo fotografico redatto per fini di PG; talaltra, il fotografo del reparto si prendeva cura di raccogliere i negativi, i cosiddetti provini quando erano realizzati e ulteriori altre immagini all’interno di un apposito armadio con la lista dei rullini e le annotazioni relative agli episodi criminali per i quali era intervenuto.

Tale documentazione, che nell’articolo proposto in lettura è visibile con alcuni esempi datati, rappresenta un patrimonio inestimabile che potrebbe essere opportunamente valorizzato per una ricerca storica focalizzata sulla Polizia Giudiziaria e sulla evoluzione dei metodi investigativi ma anche, come ricorda l’articolo da cui si è preso spunto, per rileggere il territorio e le trasformazioni nel corso dei decenni, sia in aree urbanizzate, sia in quelle che non hanno subito eccessive trasformazioni.

Resta da condurre un’azione di tutela e di conservazione di grande profondità e di grande competenza. Qualcosa forse in passato era stato fatto. E oggi? Lo staranno facendo?

Come sempre i numeri parlano. Basterebbe verificare i numeri dei versamenti e in questi il materiale fotografico di polizia giudiziaria individuato, posto sotto custodia, ma anche quello versato negli archivi delle Forze dell’Ordine esonerate dal versamento all’amministrazione archivistica o negli Archivi di Stato.

Se avete qualche suggerimento, scrivete direttamente al nostro indirizzo email.

Buona lettura!

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Notiziario Storico 1/2026

Come di consueto, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri è liberamente fruibile con possibilità di scaricarne il contenuto completo dal sito dell’Arma.

La copertina a colori, recente novità del periodico divulgativo dell’Arma, apre con la sfilata per Roma di unità del Regio Esercito che entrano da Porta del Popolo; l’immagine è centrata sui due Carabinieri Reali a cavallo in primo piano.

Il fascicolo è aperto con un contributo su di un Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Reali meno noto, Bruto Bruti, che suggerisce l’autore accompagnò l’Arma nel XX secolo. Un secondo contributo è dedicato ai Carabinieri Reali in Spagna durante la guerra civile al quale si rinvia.

Un articolo molto attento alla ricostruzione degli avvenimenti è quello a firma di Giovanni Salierno che si concentra sul ruolo dei Carabinieri nell’occupazione di Roma al seguito del corpo di osservazione del generale Cadorna, dal quale è stata scelta la copertina del periodico. Qui l’autore è attento nel ricostruire il ruolo di polizia militare e di intelligence dell’Arma, quest’ultimo svolto egregiamente da quell’Arma territoriale dislocata sul confine con lo Stato Pontificio. Inoltre, molto correttamente, si indica il passaggio dei Carabinieri dalla catena di comando militare e con le funzioni più tipicamente assegnate quale prima Arma dell’Esercito a quella forza dell’ordine con la costituzione della Divisione Carabinieri Reali di Roma agli ordini del luogotenente colonnello Francesco Mariani, primo vero e proprio comandante dei Carabinieri di Roma e provincia.

Una bella storia, si potrebbe dire sconosciuta, è invece quella raccontata da Simona Giarrusso che, con La mammina austriaca, ci permette di scoprire quella solidarietà umana che il dramma della guerra nazi-fascista e poi dell’internamento di tanti militari italiani, compresi i Carabinieri, non aveva cancellato. Meritoria è l’opera dell’autrice che fa emergere la vicinanza di chi “non si girò dall’altra parte”, in questo caso in Austria, ma venne in soccorso di alcuni Carabinieri incontrati quasi per caso lungo la strada mentre questi si recavano al lavoro coatto imposto dalla Germania nazista alla compiacente e succube RSI. Dita von Steiner-Lehnburg ricevette la Stella della Solidarietà Italiana di seconda classe per ciò che aveva fatto a favore di tanti Carabinieri. Così conclude l’autrice: Ma, forse, il riconoscimento più grande per l’opera della Mammina non fu una medaglia, un nastrino o una ricompensa economica. Furono parole, gesti, ricordi, di coloro che le furono debitori per tutta la vita.

Nella rubrica “A proposito di …” compare un contributo di Flavio Carbone intitolato “La memoria della collettività”, sull’apposizione di una pietra d’inciampo davanti l’abitazione del tenente colonnello Giovanni Frignani, nell’ambito di una iniziativa più vasta curata dall’associazione AMUSE sul territorio del secondo municipio di Roma.

L’armaiolo del Museo Storico, Daniele Mancinelli, da un fucile Carcano-Mannlicher 1891 modificato per il tiro ravvicinato, riporta alla memoria alcuni episodi di criminalità che colpirono l’Isola di Sardegna per alcuni lustri e per i quali l’Arma pagò, anche questa volta, un tributo di sangue.

In Carabinieri da ricordare, Giovanni Iannella ripercorre la storia e la vita di due militari provenienti dallo stesso piccolo comune del frusinate. gli appuntati Gaetano Branca e Orlando Macari, due uomini in uniforme che hanno vissuto la Seconda Guerra Mondiale e sono poi ritornati, senza però raccontare alla famiglia le proprie vicissitudini, rimaste nei piccoli gesti come, nel caso di Macari, l’usanza del te. Di quest’ultimo si segnalano alcune fotografie del periodo in cui prestò servizio in Sicilia nel contrasto al banditismo.

Negli almanacchi del centenario e del bicentenario (chi scrive ha potuto curare quest’ultimo con una certa continuità sino al 2024), compaiono: per il primo, la notizia della scomparsa di un vero eroe dell’Arma, il Carabiniere Leone Carmana, di cui il notiziario ha già parlato nel 2019, mentre nel secondo la nota è intitolata “Ai vertici dei Cavalleggeri di Sardegna”. In questo caso, sulla base di quasi venticinque anni di studio e ricerca nel campo della storia militare, è opportuno fare qualche precisazione.

Tuttavia, lascio al lettore di leggere quel contributo e proporre, se ritiene, alcuni suggerimenti in merito al testo. Intelligenti pauca.

Una carrellata su episodi diversi, dai singoli atti di valore, all’estensione del controllo del territorio, alla lotta contro la criminalità sarda, agli atti di pietà umana di una donna austriaca. Ecco, che la rivista riesce a raccogliere e mettere insieme, con un unico filo narrativo della storia dell’Arma, i diversi contenuti che appassionati, divulgatori e studiosi qualificati propongono.

Resta indubbio il grande valore divulgativo del Notiziario Storico che rappresenta un importante mezzo di conoscenza di tante storia della Storia dell’Arma, all’interno della più grande Storia d’Italia.

Tanto è stato scritto, ma tanto resta ancora da scrivere.

Buona lettura!

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Raccolte di poesie

“Carabinieri di ieri e di oggi”

I Carabinieri, in servizio e in congedo, coltivano passioni, interessi e tante piccole cose che il tempo libero aiuta a sviluppare.

Tra i tanti, si può segnalare il lavoro di Pasquale Tridente, militare dell’Arma in congedo che ha scoperto l’interesse per la ricerca storica, ma soprattutto per la poesia, una forma d’arte letteraria che spaventa molti e allontana tanti.

In effetti, già nel 2011 era apparso “Gocce di memoria”, una raccolta di poesie che celebra l’Arma e la figura del Carabiniere, sia del passato, sia di quel presente.

Da qui la sfida, la riflessione e la scrittura di brevi componimenti poetici che possono suscitare l’interesse e l’attenzione verso i Carabinieri, il vero tema dell’autore, siano stati quelli più antichi (di ieri), siano quelli di oggi che vediamo a bordo di nuove autovettura potenti.

La raccolta, pubblicata nel 2024, è composta da 16 poesie realizzate per ricordare che “quello che lasci oggi è perduto, perché domani è un altro giorno”.

L’autore introduce il testo con una piccola presentazione e poi per ciascuna poesia una piccola descrizione ne permette di cogliere il significato.

Tra le tante, si segnalano:

Nobile sorrisoin ricordo del Maresciallo Maggiore Domenico De Maria, comandante della Stazione Carabinieri di Teano, che curò personalmente l’arruolamento dell’autore
Una fiamma che brillain dedica al Maresciallo Canio Coviello, “storico Carabiniere della Stazione di Teano”, da appuntato a brigadiere a maresciallo e quindi comandante di Stazione
Alba funestadedicata al Carabiniere Scelto Raffaele De Rosa, con cui l’autore aveva diviso il servizio presso la Tenenza di Abbadia San Salvatore, deceduto in servizio nel 1982, in provincia di Foggia
Marinoper il Maresciallo Marino Di Resta, MOVM. Conosciuto dall’autore nel paese natale di ponte di Sessa Aurunca

C’è dunque una attenzione alla memoria, a quelle persone in uniforme conosciute nel piccolo ambito del territorio di un comune o di una provincia che hanno quotidianamente prestato servizio a favore della collettività, talvolta pagando il prezzo più alto, come nel caso del Maresciallo Marino Di Resta.

Nei suoi testi, l’autore esprime emozioni e pensieri profondi legati a quel mondo della realtà territoriale dell’Arma dei Carabinieri, quel piccolo mondo, oramai dal sapore antico, dove si coltivavano rapporti soliti e amicizie durature, proprio quelle che Pasquale Tridente evoca nel suo libricino.

Una visione sincera di quel mondo analogico e di un tempo che non torna più; un pensiero ai tanti che lo hanno preceduto lungo il cammino dei giusti.

Buona lettura!

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Podcast storia dell'Arma dei Carabinieri

Non si vive di solo podcast

Wrapped 2025. Qualche considerazione

Alla fine del 2025, i creator che usano Spotify for creators (già Anchor, poi Spotify for podcasters) ricevono qualche informazione in più sull’esito del lavoro svolto in tutto il periodo.

Dunque si tratta di condividere qualche considerazione con i lettori di questo blog scientifico sul progetto de La Storia dei Carabinieri e sulle attività di podcasting.

Fermando l’attenzione sulle prime informazioni ricevute sembra dover avere molta soddisfazione per i risultati raggiunti nel corso dell’anno 2025, con un incremento del 999% degli ascolti e un aumento dei follower pari al 18%.

Proseguendo l’osservazione dei dati forniti dalla piattaforma di distribuzione, si può notare altro

Sembra dunque che ben 87 siano diventati assidui follower (mi si scuserà per la ripetizione, ma non riesco ad individuare altri sostantivi).

C’è da chiedersi come mai l’episodio 2 sia il più ascoltato. Evidentemente una ragione banale c’è e va spiegata in queste pagine. In occasione dell’aggiornamento della piattaforma di hosting, modificando alcuni parametri, l’episodio 1 è finito nel mezzo della lista, perdendo quell’ordine cronologico originario che aveva costituito la sequenza logica di distribuzione degli episodi.

Ma ancora, spostando l’attenzione all’estero, curiosamente, almeno in 15 Paesi vi è un certo interesse ad ascoltare questo podcast davvero particolare. La lista della cosiddetta Top five vede prima l’Italia, e fin qui ci sta, seguita dal Lussemburgo (ma quanti saranno gli ascoltatori dal Granducato???), poi la Romania, gli Stati Uniti e quindi il Brasile.

Ancora qualche elemento utile avvicinandoci alla fine di questo piccolo contributo.

A giudizio di ben 233 fan, il podcast rappresenta uno dei primi 10 preferiti. Ciò ci lusinga molto; allo stesso tempo, lascia sperare che ben 233 persone abbiano un forte interesse in un argomento di estrema nicchia! Ma non è finita. Per 180 (di questi 233?) il podcast rappresenta uno dei primi 5 show preferiti. Beh, l’orgoglio cresce sicuramente … 🙂

un ultimo elemento ancora presente da sottolineare prima di chiudere il contributo è dato dalle immagini che seguono: 87 fan mantengono al primo posto questo nostro progetto di comunicazione. il 25% ha ascoltato due o più episodi in un giorno. Sembra che ci sia un particolare interesse. tocca comprendere quale.

Ecco tutti i dati a disposizione, a noi sembra che questi risultati si possano considerare più che positivi e che dimostrino quanto questi argomenti suscitino interesse, nonostante gli episodi abbiano subìto una importante battuta di arresto nel febbraio 2025, con piccoli interventi sporadici.

Ma, si può dire anche che, con un pò di soddisfazione, sembra che si stia avvicinando il momento della ripresa. A questo punto, si può concludere con #staytuned!

Alla prossima!

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Uno dei maestri: Mario

Il ricordo di un antico collega e maestro, il colonnello dei Carabinieri Mario Serafini

Nell’aprile 2025, la piccola comunità di Carabinieri in servizio e in congedo e di ex allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli fu colpita da una notizia inaspettata. Era mancato alla vita terrena il colonnello (Generale di Brigata poco prima del congedo) Mario Serafini.

Giuramento degli allievi della Scuola Militare “Nunziatella” di Napoli all’interno dello stadio militare “Albricci”. Sfila la Batteria Tamburi alla cui testa si vede l’Allievo Mario Serafini che svolgeva le funzioni di Mazziere.

Mario Serafini era ex allievo della Scuola, corso 1965/1969 178° corso (scientifico B), e aveva proseguito la vita in uniforme entrando in Accademia Militare di Modena, corso Carabinieri. La sua carriera si era sviluppata in diversi incarichi in giro per l’Italia sino ad approdare alla Direzione Investigativa Antimafia dove svolgeva il ruolo di analista, con grandissime capacità.

Aveva una dote innata grazie alla sua capacità di analisi dei problemi e delle vicende, con particolare attenzione alle trasformazioni delle organizzazioni criminali nazionali, ma senza trascurare quelle transazionali o comunque estere che operavano sul territorio nazionale.

Una foto del neo promosso generale Mario Serafini poco prima del congedo

Giunse alla Scuola Ufficiali Carabinieri con i gradi di colonnello tanti anni fa (sicuramente tra il 2006 e il 2008), dove chi scrive svolgeva le funzioni di insegnante aggiunto a due cattedre, quella di Tecnica Professionale e servizio di Stato Maggiore e quella di Arte Militare e delle Operazioni di Mantenimento della Pace.

Era diventato un punto di riferimento in poco tempo, perché esperto, anziano, professionalmente qualificato e riflessivo. Rappresentava effettivamente uno di quei maestri silenziosi che offrivano soluzioni efficaci ai colleghi, soprattutto nei momenti di tensione professionale.

Chi scrive aveva avuto la possibilità di confrontarsi continuamente nel corso delle lunghe giornate che i docenti militari vivevano prima o dopo le lezioni in aula.

Ci ha fatto un grande dono: c’era la possibilità di trovarsi di fronte un vero professionista, un antico ufficiale di polizia giudiziaria che aveva costruito le sue competenze nel corso di lunghi anni di servizio.

Di questa sua capacità c’è una traccia importante, grazie a Radio Radicale. Infatti, si può ascoltare la sua voce inconfondibile nel corso di un processo; in questo caso si ha una testimonianza orale che emerge grazie a Radio Radicale, che ha registrato le udienze di “Ndrangheta stragista” (Filippone e Graviano)”, tra cui quella in cui ha testimoniato. In particolare, si tratta dell’udienza tenutasi a Reggio Calabria lunedì 26 marzo 2018.

Credo che ascoltare le sue parole, la sua testimonianza, rappresentino bene la sua competenza professionale.

Spostando invece l’attenzione agli aspetti più intimi che non tutti riuscivano a scrutare, ci aiuta sempre lui. Alle pagine 44-45 un articolo “incontro tra Ex” porta la sua firma.

Un narratore efficace, ma sempre diretto, con una leggerissima punta di ironia. In particolare, mi sembra importante segnalare alcuni passaggi che rappresentano bene il clima degli anni in cui ho avuto il privilegio di conoscerlo: “Eravamo tra amici. Quegli amici che ti conoscono fin nel profondo dell’anima perché con te hanno vissuto, notte e giorno, nei momenti di difficoltà e in quelli belli, interi anni della tua gioventù. Quando l’essenza del tuo essere si forma e diventa la tua struttura di base, mentale e morale. La stessa che poi avrebbe informato tutto il tuo futuro, qualunque esso fosse. Per tutta la vita”. Questo rappresentava una base comune della nostra militanza di quegli anni lontani. Forse, si può affermare proprio l’incipit di quella frase: eravamo tra amici, aggiungerei, con lui e grazie a lui. La sua sensibilità, il suo savoir-faire consentivano di creare un clima di grande serenità che aiutava tutti, apparentemente tutti senza distinzioni, con quel garbo che lo contraddistingueva, cercando di trasferire un sapere frutto di tanti anni di lavoro. Forse, a questo punto è una mia impressione, con un pò più di attenzione per quegli ex-allievi che si trovavano intorno a lui, tra cui il sottoscritto.

Continuava Mario con un altro passaggio molto significativo: “Gli amici della Nunziatella conoscono i tuoi pregi, i tuoi difetti, le tue debolezze, ogni piega del tuo carattere. Sanno quello che pensi nel momento in cui lo pensi. E non giudicano. Questo non lo fanno mai. Ti sono amici e questo gli basta. Con loro non hai bisogno di creare una rappresentazione di te stesso. Sarebbe inutile, addirittura ridicolo. Loro sanno perfettamente chi sei. Non puoi barare”. Era questo il suo stile di vita, per quel poco che ho potuto capire; egli era consapevole di ciò che era stato, sin dagli anni della Nunziatella, sin da quando era stato mazziere della Batteria Tamburi, un onore riservato a pochi, che ti portava ad essere sempre in prima linea, sempre sotto lo sguardo attento della folla. Era un punto di riferimento, sicuramente discreto ma sempre attento, capace di cogliere quelle sfumature che i più non erano in grado neppure di percepire.

Ancora Mario: “Abbiamo parlato anche degli amici scomparsi. Ogni tanto affiorava il ricordo di uno di loro. Sempre a proposito di storie divertenti, a volte assurde, non sempre edificanti. Del resto non tutte le nostre memorie comuni sono esemplari. E poi quella non era nemmeno una veglia funebre. E la voglia di stare ancora con quelli che non c’erano più, come fossero presenti, era troppo forte. E loro c’erano veramente”.

Tra i tanti episodi, ricordo una cena avvenuta in un ristorante ai Castelli. Ero da poco andato via dalla Scuola Ufficiali Carabinieri, per vivere un’altra esperienza meravigliosa presso l’Ufficio Storico del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri. Fu l’occasione per riprendere tanti piccoli discorsi che avevamo avviato in quegli anni di vita e di servizio professionale e pensare a quello che sarebbero stati i progetti futuri. In particolare, si era parlato del suo desiderio di lasciare definitivamente Roma e il Centro Italia per raggiungere la famiglia nel Trevigiano dove avrebbe voluto stabilirsi definitivamente. Io ero entusiasta del mio nuovo progetto professionale e gliene parlai con grande enfasi. Ero convinto di poter fare qualcosa di significativo in un settore molto particolare e ad alta professionalizzazione, quale quello dell’Archivistica, piuttosto che della Storia istituzionale.

Ho sempre apprezzato la sua predisposizione all’ascolto e al sostegno dei colleghi più giovani del quadro permanente della Scuola. Ciò consentiva, a chi gli era vicino, di ricevere quell’orientamento e quel consiglio che solo un collega, ma vorrei dire che un amico più anziano sapeva regalarti.

Ha rappresentato senza dubbio una figura importante di quegli anni oramai tanto lontani: era un vero maestro, sul piano umano e sul piano professionale, sempre operativo, sempre alla ricerca di una soluzione da offrire per risolvere un problema.

Proprio alla fine del 2024, dopo tanto tempo, insieme al Generale di Brigata Davide Angrisani, finalmente ebbi la possibilità di pubblicare un contributo di pensiero dedicato alla prima esercitazione complessa realizzata presso la Scuola Ufficiali Carabinieri nella primavera 2008. Tra le tante foto che avevamo ritrovato e che selezionammo per ricordare l’epoca scegliemmo una che evocava la fase di esposizione dei gruppi di lavoro da parte dei docenti militari della Scuola e che ripropongo in questo post.

p. 208 del fascicolo 4 2024 della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri. Il colonnello Mario Serafini è il primo in prima fila.

Dunque, è sembrato giusto ricordare un antico collega e maestro, di quei pochi che un disegno superiore da il privilegio di incontrare. Un’attenzione doverosa in segno di profondo ringraziamento per gli insegnamenti che chi lo ha incontrato ha potuto beneficiare.

Grazie Maestro, grazie Mario!

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Notiziario Storico 2025

Sei numeri di Storia dell’Arma dei Carabinieri

Con l’annualità 2025 appena terminata, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri ha concluso il suo decimo anno di vita. Un traguardo importante per un periodico di carattere divulgativo, basato sulla sola storia dell’Arma, che fa comprendere la lungimiranza della sfida che affrontarono i primissimi progettisti della proposta editoriale lanciata nel 2016.

Allora, si trattava di soddisfare una richiesta che aveva avanzato il Comandante Generale dell’epoca; oggi si tratta invece di adeguare alla realtà odierna, in continua mutazione, i contenuti digitali di cui l’Istituzione si pregia di essere attenta custode, ma forse si potrebbe dire pronta a immaginare ciò che una società in mutazione continua comporta.

Un punto di passaggio importante, verrebbe da dire, che ha consentito una crescita importante degli autori e dei lettori, attenti ai contenuti che aiutano a comprendere quel mondo talvolta antico nel quale ci si può immergere.

In questo senso, si può considerare ampiamente raggiunto l’obiettivo di divulgare in modo leggero e gradevole oltre 200 anni di Storia dell’Arma, di una istituzione che è sempre stata vicina ai cittadini.

Certamente, va sottolineato che per fare ciò si deve guardare al cosiddetto backoffice e cioè a quelle attività significative per la crescita di un percorso di diffusione della storia. Il riferimento, chiaramente comprensibile, è dedicato a quel patrimonio culturale che gli archivi custodiscono e che deve essere preservato, sottoponendo a tutela quelle carte che tanto possono riuscire a raccontare.

Dunque, queste poche righe presentato qualche riflessione in ordine sparso sui sei numeri del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri e sul suo contenuto apparso nel corso del decimo anno di vita del periodico. In merito alla nuove copertina si è già scritto precedentemente.

Si è scelto di aggregare per macroaree gli articoli apparsi, dunque in base al periodo storico e in base all’argomento.

Ecco dunque che i contenuti si possono considerare in una prospettiva diversa rispetto quella presentata nei sei fascicoli dell’anno X del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri.

Periodi storici analizzati

La narrazione proposta nelle numeri del Notiziario copre tutta la storia dei Carabinieri e oltre due secoli di storia italiana, ma vi è una attenzione maggiore al periodo della Seconda Guerra Mondiale, in conseguenza della ricorrenza degli ottant’anni dalla fine della guerra.

Dalla fondazione alla fine del lungo Risorgimento italiano

Vi sono due contributi, uno concentrato sul Genovesato e sulla transizione dal modello della Gendarmeria Imperiale ai Carabinieri Reali (1797-1825), mentre un secondo analizza il fenomeno di lotta al Brigantaggio meridionale post-unitario in Molise (1861-1869).

Dall’Unità d’Italia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale

La criminalità rurale e quella organizzata rappresentano i fenomeni criminali del periodo. Un contributo è dedicato ai sequestri di persona in Sicilia nel periodo 1870-1890, un secondo è legato all’omicidio del Carabinieri Piccinelli a Grassano (1875) e un terzo si focalizza sulla fine del brigantaggio in Maremma (1896). Di questo periodo sono presenti scritti relativi alla riorganizzazione della gendarmeria in Albania, sui Carabinieri aviatori nel corso del primo conflitto mondiale e la ricorrenza del centenario di fondazione ufficiale del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri (1925).

La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza (1940-1945)

Sebbene, in genere si reputi necessario distinguere il 1940/1943 dal 1943/1945, in ordine alla periodizzazione temporale, si è ritenuto più economico mantenere insieme i due momenti distinti della guerra. Si parla dunque del cosiddetto arresto di Mussolini, della difesa di Roma, della Guerra di Liberazione attraverso magnifiche figure di resistenti con gli alamari come il tenente Fausto Cossu, il brigadiere Alberto Araldi e il Capitano Giorgio Geniola, ma anche le drammatiche sofferenze degli Internati Militari Italiani. Dal punto di vista criminale, emerge la vicenda della cosiddetta Banda dei Niscemesi che operò in Sicilia (1943-1947), mischiando separatismo e criminalità.

Dal Secondo dopoguerra ad oggi

I contributi per l’ultima lunga fase di storia ricordano un drammatico fatto di cronaca noto come il caso di Villarbasse, 1945, a cui segue l’intervento dell’Arma in occasione del terremo del Belice (1968). La ricorrenza dei 65 anni di fondazione del Servizio Aereo dell’Arma dei Carabinieri porta a raccontarne la storia e l’evoluzione. Si parla anche della specialità Subacquei dell’Arma. Spostando l’attenzione a tempi più recenti, si giunge a raccontare i quasi trent’anni delle Multinational Specialised Unit e vent’anni del Center of Excellence for Stability Police Units.

Tipologie di argomenti

Personaggi

I personaggi rappresentano bene una necessità narrativa del Notiziario Storico. Emergono così le figure di personaggi della storia dell’Arma come Cossu, Araldi, Geniola, ma anche Tosetti, Di Blasi, Bartolini e Alfonso, insieme a vittime del dovere cadute per mano criminale o in occasione di calamità naturali come Piccinelli, Fogliaro, Cannella.

Comandi e reparti dell’Arma

Si parla della nascita della Divisione Carabinieri Reali di Genova, del ruolo della Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze quale centro di reclutamento per le formazioni partigiane, ma le ricorrenze permettono di parlare anche delle MSU e del CoESPU.

Servizio d’istituto

Nel servizio d’istituto si ritrovano le funzioni di Forze dell’Ordine, sia nella funzione preventiva, sia nella funzione repressiva. Dunque emerge la lotta al Brigantaggio meridionale e quello maremmano, il contrasto ai fenomeni criminali nella Sicilia tra il 1943 e il 1947, ma anche le indagini legate al grave fatto di cronaca di Villarbasse o alla caccia al brigante Musolino.

Momenti di storia nazionale

In questa categoria si possono raggruppare sia la caduta del fascismo, gli ultimi mesi di vita del dittatore decaduto, ma anche l’intervento dell’Arma in occasione di grandi calamità naturali.

Musei, Archivi e Biblioteche (MAB)

Si parla del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri ricordandone la fondazione con l’erezione ad ente morale nel dicembre 1925. Un passo importante per una prima conservazione e valorizzazione di una parte modesta dell’enorme patrimonio documentario che i Carabinieri custodiscono.

Armi e uniformi

Una rubrica e un’attenzione alle armi e alle uniformi rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una costante nella presentazione del patrimonio esposto o comunque custodito nel Museo. In questo senso, si sottolinea l’importanza che è attribuita alle armi come nel caso della Colt 1911, del moschetto 91/24 e ancora della spada dell’Islam.

Conclusioni

Dai sei numeri del Notiziario si può declinare un’immagine dell’Arma dei Carabinieri come una Istituzione in grado di garantire la continuità dello Stato, a differenza di altre che arrogano titoli senza averne. L’Arma, anche attraverso i testi divulgativi presentati, si dimostra capace di adattarsi a contesti politici estremi senza smarrire la propria identità e la fedeltà ai propri valori.

Le pagine della rivista presentano una sorta di mosaico dove la grande storia, come le guerre, la caduta del regime, il passaggio da una forma di Stato ad un’altra, si intreccia indissolubilmente con la microstoria di tanti piccoli eroismi individuali di semplici Carabinieri nel corso della lunga storia dell’Istituzione. In questo senso, si deve sottolineare la funzione del Notiziario Storico quale strumento di memoria attiva, attraverso il riutilizzo dei documenti d’archivio e degli oggetti museali presentati non tanto come oggetti da mostrare, ma come un potente strumento didattico per formare la coscienza civica delle nuove generazioni.

In definitiva, i testi ancora una volta fanno emergere il ruolo dell’Arma dalla doppia natura di Arma combattente e Forze dell’Ordine o, forse sarebbe meglio dire, quale presidio sociale a favore della collettività.

Tabella cronologica degli articoli del 2025

NumeroPeriodoTitolo sommarioAutoreFascicolo
11797-1825GenovesatoG. Notarnicola4
21861-1862Briganti in Molise (Parte I)C. Burgio3
31862-1869Briganti in Molise (Parte II)C. Burgio4
41870-1890Rapimenti nella Sicilia post-unitariaF. Sergi3
51875Grassano 1875. Omicidio PiccinelliA. De Rosa6
61896-1897L’imboscata del CrocinoG. Salierno1
71897-1901La cattura del brigante MusolinoF. Caldari6
81908Gli eroi del 1908 (Terremoto Messina)F. Sergi1
91914-1940Carabinieri in Albania (Parte I)C. Burgio5
101922-1926Salto dell’Appuntato Emilio MartinoF. Caravetta5
111925Istituzione del Museo StoricoG. Iannella6
121937La spada dell’IslamD. Mancinelli6
131939La morte dell’Appuntato FogliaroF. Caravetta2
141940-1947Carabinieri in Albania (Parte II)C. Burgio6
151941Il Maresciallo Daniele Ferrari (Culqualber)Capriglio-Montipò1
161943 (Luglio)Generale Hazon e arresto MussoliniM. Sole4
171943 (Sett.)Il Carabiniere Alberto De MaioM. D’Angella6
181943-1947La Banda dei NiscemesiC. Burgio1
191943-1944Due Carabinieri Partigiani a FirenzeM. Sole2
201943-1944Il Maresciallo Costabile Di BiasiG. Severino3
211943-1945Odissea balcanica (IMI)Barbieri-Verrecchia5
221944-1945Morte di un carabiniere (Tosetti)C. Burgio2
231944-1945Cossu e Araldi (Resistenza Piacenza)M. Riscaldati3
241945 (Apr.)Mistero sulle ultime ore del duceM. Sole3
251945 (Nov.)Il massacro di VillarbasseE. Cursi4
261953-OggiCarabinieri subacqueiF. Caldari2
271960-OggiCarabinieri volanti (Servizio Aereo)F. Caldari1
281968Il vicebrigadiere di Montevago (Belice)F. Sergi6
291997-OggiQuasi trent’anni di MSUF. Caldari3
302005-OggiCoESPUF. Caldari4