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Podcast Podcasting Public History

Settimana del podcast 2026

La Settimana del Podcast rappresenta un evento annuale realizzato dall’Associazione Italiana Podcasting (Assipod), rivolto ai soci e a selezionati partner dell’associazione allo scopo di rendere realmente possibile poter ideare, organizzare e pubblicare un podcast, da indipendente.

Anche quest’anno, come una bella consuetudine, sono riuscito a liberarmi da tutti gli impegni ed essere presente per tutte le attività concrete dal lunedì di preparazione al venerdì. Il sabato che rappresenta forse la giornata più piena di attività, mio malgrado, non mi è stato permesso esserci.

Come si sviluppa la Settimana del podcast? Presto detto. Assipod.org, Associazione Italiana Podcasting, offre una grande possibilità di crescita per chi vuole “sporcarsi le mani”, ovvero entrare negli aspetti più tecnici del podcasting e offrire un corso, il podcamp, pensato proprio per permettere di apprendere tutte le modalità che consentono di lanciare un proprio podcast, da indipendenti.

Tutte le informazioni sono sul sito di Assipod.org, ma qualche cosa la vorrei condividere su questo blog, qualche esperienza personale.

L’idea di realizzare un podcast basato sulle mie conoscenze in campo storico mi era balenato attorno al 2016 o 2017, stavo cercando le modalità per capire come fare e lanciarmi in quella che mi sembrava una vera e propria avventura. Purtroppo, non riuscivo a trovare un modo di partire, certo avevo raccolto alcune informazioni, scoperto un paio di software in grado di aiutarmi ma non riuscito ancora a sbrogliare il bando della matassa, come costruire un podcast, come creare una stagione, come registrare e montare. Insomma l’idea sì, era bellissima, ma non riusciva a partire.

Dunque, non ne avevo fatto nulla, ma l’idea era lì, ferma, non ancora realizzata. Dunque c’è stato bisogno di aspettare, di aspettare il momento giusto che è arrivato durante una fase estremamente difficile per l’Italia e per tutto il mondo, la Pandemia COVID-Sars che ha reso il pianeta estremamente facile. Come spesso capita a chi si trova in difficoltà, i momenti di crisi rappresentano delle opportunità di crescita. Così, mi sono attivato per avviare timidamente la creazione di un progetto che mi sembrava davvero incredibile. Nel maggio 2020, finalmente, sono presenti sul web le prime puntate della prima stagione. Ancora adesso che scrivo ho difficoltà a riconoscermi in quella voce così tremante e indecisa. Tuttavia, era fatta.

C’era però qualcosa che non riuscivo ancora a realizzare, mancava ancora parecchio nonostante avessi superato quel fosso enorme che esiste tra il dire e il fare. Così scoprì, ad attività già avviate, che nel 2022 si era tenuta, a Roma, la settimana del podcast, una settimana piena di eventi e di attività per chi si voleva cimentare nell’impresa.

Dunque, perduta quella speranza, l’anno successivo, da bravo e disciplinare apprendista stregone, dopo essermi iscritto ad Assipod.org, ho preso parte alla Settimana del Podcast 2023. Sin dai primi giorni, ho fatto un bagno di umiltà, scoprendo il vero mondo del podcasting e trovando tante persone interessate a lanciare le loro iniziative e curiose di conoscere le iniziative degli altri. Un bel bagno di condivisione e di sapere, una crescita personale a livelli esponenziali. Quell’oramai lontana Settimana del podcast 2023 aveva creato una connessione (come dice una podcaster affermata come Adriana Migliucci) potentissima tale da diventare attivo facilitatore a favore delle nuove socie e dei nuovi soci che ambivano a padroneggiare lo strumento.

In realtà, come sanno coloro che già hanno un pò di esperienza, non sono le attrezzature tecniche, bensì le idee che devono essere trasformate in realtà grazie a quelle pochissime attrezzature necessarie e, sopratutto al desiderio di realizzare i propri progetti.

Così, anno dopo anno, mi sono avventurato e ho confermato la disponibilità a fare il volontario, ad aiutare chi si metteva in gioco e imparava a raccontare sè stesso di fronte a un microfono. Anno dopo anno, sono riuscito a fare ciò e così anche il 2026.

La prima giornata di preparazione è stata molto intensa ma subito nel pomeriggio la presentazione del podcamp 2026 ai partecipanti ha rappresentato una prima bella soddisfazione. Tante persone, soprattutto tante donne hanno accettato una sfida non comune, mettersi in gioco e superare le (presunte) difficoltà per scoprire invece la bellezza di uno strumento potentissimo che mette in sintonia il podcaster con gli ascoltatori, i suoi follower.

I bei momenti di approfondimento sono state anche le masterclass dove anche noi più esperti abbiamo imparato. Onestamente il mondo del podcast tra le cose affascinanti ha anche la continua crescita e la grande capacità di metterti in contatto con tante persone diverse, offrendo a ciascuno una crescita personale e professionale molto alta. Un aspetto che mi colpisce molto da quando mi sono affacciato in questo mondo così particolare e affascinante.

Una settimana piena, direi stancante, ma ricca di emozioni e di esperienze che hanno consentito tutti noi di offrire una parte piccola del proprio tempo per aiutare altri aspiranti podcaster a realizzare i loro sogni.

Tra tutte le persone che la Settimana del Podcast mi ha permesso di conoscere, ne voglio ringraziare una in particolare che ha voluto salutarmi (e ringraziarmi) con un simpatico omaggio che ho accettato e conservato con grande piacere per l’attenzione (non scontata) che ha voluto dedicare a me e agli altri facilitatori e docenti del podcamp.

Insomma, una bella e grande avventura che ho raccontato una una lunga introduzione autobiografica necessaria a far comprendere lo spirito di condivisione che la Settimana del Podcast genera in tanti volontari.

Ah, per chi è interessato, suggerisco di iscriversi come socia/o Assipod (qui il link), approfittare delle giornate di formazione Assipod mediamente una al mese da settembre a giugno (esclusa il mese della settimana), ma soprattutto prepararsi spiritualmente alla prossima Settimana del Podcast 2027.

A presto.

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Rivista Militare 170

Venerdì 27 marzo 2026, la Rivista Militare ha festeggiato i 170 anni di vita dalla sua antica fondazione

La Rivista Militare (già Rivista Militare italiana) presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito, ha celebrato i 170 anni di vita. L’occasione ha permesso alla Direttore Responsabile e a tutto lo staff di ricordare adeguatamente la ricorrenza.

Per l’occasione, si è scelto dunque di realizzare un supplemento lasciandone la realizzazione a docenti e ricercatori universitari, ma anche di restituire un tangibile segno di riconoscenza ai convenuti. Dunque insieme al supplemento distribuito ai convenuti durante l’incontro, è stato possibile assistere alla presentazione di una cartolina commemorativa e all’annullo speciale realizzato per l’occasione.

Un bel momento di condivisione di un lungo percorso che è stato reso possibile grazie alla lungimiranza di un editore come Carlo Voghera e dei suoi eredi che hanno continuato a dare alle stampe il periodico sino al 1919.

La presentazione ha visto due principali relatori, il direttore responsabile del periodico da lunga data, colonnello Giuseppe Cacciaguerra, e il dottor Alessandro Bovini che si sono alternati nel conversare sul supplemento realizzato per ricordare i primi anni di vita del periodico e la lungimiranza dei fratelli Mezzacapo, ex allievi della Scuola Militare Nunziatella ed esuli a Torino, che vollero fortemente dare vita a un periodico dedicato agli studi militari.

A tale proposito sono ricordate le parole del Pinelli che affermava con molta onestà intellettuale che “esisteva nell’Armata Sarda la strana idea che lo studio a nulla valesse ad apprendere l’arte della guerra, ed il solo coraggio bastar potessi. Gli ufficiali studiosi, oltre ad essere quasi scherniti dai compagni che ironicamente chiamanvali “eruditi”, erano poi anche invisi al Governo” (p. 42). La cultura non piace(va).

Una storia insomma che nasce a Napoli, come tante vicende ma che poi diventa patrimonio della città ospite, una Torino risorgimentale che accoglie tanti esuli e diventa il punto di riferimento per la costruzione politica e sociale della nuova Italia unita, quel sogno che vedrà fronteggiarsi politicamente uomini del peso di Cavour, Mazzini, Garibaldi.

Insomma, un supplemento che mette in luce l’opera della Rivista Militare nella costruzione di un sapere tecnico-scientifico di altissimo livello, al pari dei migliori periodici del tempo.

Un aspetto molto interessante, però, lo fa emergere chiaramente il Direttore Responsabile Giuseppe Cacciaguerra quando sottolinea una caratteristica fondamentale della Rivista Militare, la possibilità di dibattere.

Si può affermare che fosse piuttosto comune sfogliare il periodico e scoprire tra gli autori ufficiali di gradi diversi, finanche dei subalterni che presentavano in quelle pagine le proprie idee e osservazioni sul funzionamento dei servizi o introducendo proposte di modifiche ordinative o ancora intervenendo sulla formazione delle reclute e sul ruolo dell’Esercito nella società. Ciò almeno sino alla Prima Guerra Mondiale, quando la censura rallentò il confronto per scomparire sotto il regime, per ritornare nelle parole del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito (1943-1945), generale di corpo d’armata Paolo Berardi, si dovette attendere il primo numero del 1945 per poter avere almeno la parola del CSM a supporto di quel dialogo tra professionisti che si era interrotto ben prima del fascismo, ma che questo aveva generosamente mantenuto.

La mattinata si è conclusa con una piccola ma significativa cerimonia di apposizione dello speciale annullo postale realizzato proprio per l’occasione. Anche questa attenzione è stata particolarmente apprezzata dai presenti.

Un momento informale con gli amici Giovanni Cecini (Youtuber affermato) e Franco Di Santo (blogger di Storia e Soldati) entrambi attenti storici militari e non solo …

La presentazione è stata anche una grande occasione per incontrare e salutare altri studiosi e amici che non sempre il tempo e gli impegni aiutano a rivedere. In questo caso, tra gli altri, è stato un piacere salutare Franco Di Santo, ufficiale dell’Esercito in quiescenza, attento studioso di cose militari e blogger con Storia e Soldati, insieme a Giovanni Cecini, ben noto Youtuber concentrato sulla storia militare, ma anche su altri temi.

Infine, ci è parso più che opportuno salutare il Direttore Responsabile che ha avuto la grande capacità di portare avanti una rivista come quella dell’Esercito superando sfide brillanti e mettendo sempre in prima posizione l’interesse della collettività e il bene comune. Mi piace ricordare in questa sede, tra i tanti lavori di qualità condotti sinora, l’idea di realizzare una rivista delle Forze Armate in edizione speciale braille, a favore dei non vedenti, attraverso una serie abstract dei contributi più significativi realizzati nel corso dell’anno.

A tutti noi non resta che festeggiare il 170° compleanno della Rivista Militare. Auguri!

Un’ultima nota. Si consiglia l’iscrizione al nostro podcast La Storia dei Carabinieri (ci trovate su tutte le piattaforme di distribuzione) perché prossimamente sarà disponibile la registrazione audio (ci scusiamo per la qualità non ottimale) della presentazione del supplemento.

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Non si vive di solo podcast

Wrapped 2025. Qualche considerazione

Alla fine del 2025, i creator che usano Spotify for creators (già Anchor, poi Spotify for podcasters) ricevono qualche informazione in più sull’esito del lavoro svolto in tutto il periodo.

Dunque si tratta di condividere qualche considerazione con i lettori di questo blog scientifico sul progetto de La Storia dei Carabinieri e sulle attività di podcasting.

Fermando l’attenzione sulle prime informazioni ricevute sembra dover avere molta soddisfazione per i risultati raggiunti nel corso dell’anno 2025, con un incremento del 999% degli ascolti e un aumento dei follower pari al 18%.

Proseguendo l’osservazione dei dati forniti dalla piattaforma di distribuzione, si può notare altro

Sembra dunque che ben 87 siano diventati assidui follower (mi si scuserà per la ripetizione, ma non riesco ad individuare altri sostantivi).

C’è da chiedersi come mai l’episodio 2 sia il più ascoltato. Evidentemente una ragione banale c’è e va spiegata in queste pagine. In occasione dell’aggiornamento della piattaforma di hosting, modificando alcuni parametri, l’episodio 1 è finito nel mezzo della lista, perdendo quell’ordine cronologico originario che aveva costituito la sequenza logica di distribuzione degli episodi.

Ma ancora, spostando l’attenzione all’estero, curiosamente, almeno in 15 Paesi vi è un certo interesse ad ascoltare questo podcast davvero particolare. La lista della cosiddetta Top five vede prima l’Italia, e fin qui ci sta, seguita dal Lussemburgo (ma quanti saranno gli ascoltatori dal Granducato???), poi la Romania, gli Stati Uniti e quindi il Brasile.

Ancora qualche elemento utile avvicinandoci alla fine di questo piccolo contributo.

A giudizio di ben 233 fan, il podcast rappresenta uno dei primi 10 preferiti. Ciò ci lusinga molto; allo stesso tempo, lascia sperare che ben 233 persone abbiano un forte interesse in un argomento di estrema nicchia! Ma non è finita. Per 180 (di questi 233?) il podcast rappresenta uno dei primi 5 show preferiti. Beh, l’orgoglio cresce sicuramente … 🙂

un ultimo elemento ancora presente da sottolineare prima di chiudere il contributo è dato dalle immagini che seguono: 87 fan mantengono al primo posto questo nostro progetto di comunicazione. il 25% ha ascoltato due o più episodi in un giorno. Sembra che ci sia un particolare interesse. tocca comprendere quale.

Ecco tutti i dati a disposizione, a noi sembra che questi risultati si possano considerare più che positivi e che dimostrino quanto questi argomenti suscitino interesse, nonostante gli episodi abbiano subìto una importante battuta di arresto nel febbraio 2025, con piccoli interventi sporadici.

Ma, si può dire anche che, con un pò di soddisfazione, sembra che si stia avvicinando il momento della ripresa. A questo punto, si può concludere con #staytuned!

Alla prossima!

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La Storia dei Carabinieri a Dakar

Un contributo alla diffusione della conoscenza della Storia dei Carabinieri in ambito internazionale. I Carabinieri nella Liberazione d’Italia 1943-1945

In occasione del L congresso della Commissione Internazionale di Storia Militare, La Storia dei Carabinieri è stata presente con un intervento dedicato all’Arma dei Carabinieri.

Già in passato vi erano stati contributi presentati e discussi nel corso di altri congressi, ma quest’anno abbiamo voluto offrire una riflessione di più ampio respiro, meno tattica e forse, se ci è consentito, più filosofica.

La prima slide della presentazione che accompagnava il testo

L’organizzazione del congresso è stata curata dalla Commissione Senegalese di Storia Militare insieme all’Università Cheikh Anta Diop di Dakar. L’incontro si è tenuto a Dakar (Senegal) dal 31 agosto al 5 settembre 20251.

Il tema del congresso era dedicato alle ribellioni… Rebellions and Sovereignty in the Contemporary Age (1800 to the Present Day). Sono stati scelti 4 assi principali di ricerca:

La tipologia delle ribellioni, forme e caratteristiche; i fattori, le cause e le origini delle ribellioni; la sovranità ribelle; le conseguenze delle ribellioni.

Partendo dal titolo generale, si è pensato più utile individuare un momento in cui i Carabinieri rappresentarono parte di quella ribellione che spesso esula da una narrazione istituzionale e che è stato poco studiato, se non per nulla.

Di conseguenza, il pensiero non poteva che andare al ruolo ricoperto dall’Arma, o meglio, dai Carabinieri tra il 1943 e il 1945, in quei lunghissimi mesi che vanno dall’armistizio dell’8 settembre 1943, alla fine della seconda Guerra Mondiale.

Si è trattato di un periodo molto difficile che è stato trattato nel corso degli ultimi anni attraverso contributi selezionati che sono apparsi nel nostro podcast La Storia dei Carabinieri (qui su Podcast index) e nelle pagine della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri e che chiudono il triennio di studi, riflessioni ed approfondimenti che la rivista ha avviato.

Dakar, 1 settembre 2025, un momento della presentazione di La Storia dei Carabinieri

In omaggio ad una delle lingue parlate in Senegal, si è creduto opportuno preferire il francese che, nonostante tutto, resta un idioma che ancora è molto presente in Africa.

Dunque Carabinieri nella Resistenza tra il 1943 e il 1945. Il titolo dunque è stato il seguente: Les Carabinieri dans la libération de l’Italie, 1943 – 1945.

Nel presentare brevemente la proposta si precisava che “Con l’armistizio dell’8 settembre 1943, i Carabinieri in qualità di Forza dell’Ordine a statuto militare si trovarono a gestire una situazione di grande crisi. La neonata Repubblica Sociale Italiana cercò di schiacciare l’Arma all’intero di una nuova forza dell’ordine. I Carabinieri rimasti in servizio in Nord Italia furono costretti a frenare le pressioni dei nazisti e dei fascisti ove poterono. Non sempre fu facile, non sempre ci riuscirono. 

Dopo l’agosto 1944, coloro che erano riusciti a sottrarsi alla cattura operata nell’Italia del Nord si poterono contare oramai solo nelle fila del movimento di Resistenza, insieme ad altri uomini e donne che rifiutarono di servire i fascisti della RSI e i nazisti. Con l’insurrezione generale del 25 aprile 1945, l’intera Italia fu liberata dalla presenza della dittatura e i Carabinieri poterono riprendere lentamente le loro funzioni di forza dell’ordine a statuto militare a sostegno dei cittadini italiani”2.

In vista della chiusura del lunghissimo percorso di studi e di diffusione delle iniziative avviate con la redazione della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri, in effetti, è parso importante cogliere l’occasione per presentare in un consesso internazionale alcune considerazioni relative ai Carabinieri che ebbero la forza di opporsi all’arroganza e alla prevaricazione nazifascista continuando a combattere fino alla fine della guerra. Si trattava di un numero tutto sommato non così modesto che, lentamente, si era riuscito a sottrarre prima alle imposizioni e quindi alla deportazione che i Carabinieri subirono il 4 agosto 1944. L’unica strada rimasta non era altra che la partecipazione attiva alla Resistenza per portare la Liberazione del nostro Paese.

Dunque un intervento di riflessione che ha fatto il punto di situazione in una prospettiva di ampio respiro sulle vicende che i militari dell’Arma vissero in quel periodo così travagliato.

Dakar, 1° settembre 2025. Al termine della presentazione

Certamente, il testo aiuta la comunità scientifica internazionale presente a congressi di questa portata a scoprire non solo l’esistenza dell’Arma dei Carabinieri ma anche il ruolo importante e di primo piano che i suoi militari ebbero nel corso del 20 mesi di vita della Rai e di lotta di Liberazione.

Non appena possibile, si ritornerà a parlare del tema, carte alla mano… a buon intenditor …

Dakar, settembre 2025 la caserma sede della brigata territoriale di Ouakam e dello squadrone di sorveglianza e intervento di Dakar
  1. Al momento di scrivere questo post, il sito della Commissione senegalese realizzato per il congresso non è più attivo. Alcune informazioni sono disponibili sul sito dell’Università Cheikh Anta Diop di Dakar. ↩︎
  2. Qui il testo della proposta in francese: “Avec l’armistice du 8 septembre 1943, les Carabinieri, en tant que force de l’ordre à statut militaire, se sont retrouvés dans une situation de grande crise. La nouvelle République sociale italienne fasciste créée sous les ordres des Mussolini et le control des Nazis tentait d’intégrer les Carabinieri dans une nouvelle force de maintien de l’ordre. 
    Les Carabinieri restés en service dans le nord de l’Italie ont été contraints de freiner la pression des nazis et des fascistes là où ils le pouvaient. Cela n’a pas toujours été facile et ils n’ont pas toujours réussi. 
    Après août 1944, les Carabinieri survécu à la déportation de l’Italie du Nord ne pouvaient être comptés que dans les rangs de la Résistance, avec les autres hommes et femmes qui refusaient de servir les fascistes de la RSI et les nazis. 
    Avec l’insurrection générale du 25 avril 1945, toute l’Italie fut libérée de la dictature et les Carabinieri ont pu peu à peu reprendre leurs fonctions en tant que force de maintien de l’ordre à statut militaire au soutien des citoyens italiens”. ↩︎

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Quarta stagione

comes to an end

Care amiche e cari amici, come sapete bene ascoltando il nostro podcast Storia dei Carabinieri, abbiamo già dedicato spazio al termine delle distinte stagioni ad alcune riflessione. Abbiamo pensato di proporre qualche cosa di simile

Una piccola introduzione

Con l’avvio della quarta stagione abbiamo continuato a garantire una pubblicazione degli episodi a carattere bisettimanale, cercando di gestire tutte le attività legate alla promozione del progetto.

Siamo così arrivati all’episodio 77 della cosiddetta serie ordinaria. In realtà avevamo in mente di chiudere con un’altra puntata ma un piccolo impedimento di salute ha fatto saltare i progetti, ritardando l’uscita anche di questo episodio.

Per fornire qualche dato, dal 15 marzo al 6 dicembre 2023, abbiamo pubblicato complessivamente 20 episodi ordinari, 8 episodi extra (interviste concesse, relazioni a convegni, tavole rotonde ed altro) e una intervista fatta ad Adriana Migliucci in merito al diario dell’internamento del nonno, brigadiere dei Carabinieri.

Nonostante la buona volontà non siamo riusciti a toccare la serie delle piccole storie anche se abbiamo un personaggio strabiliante, ma sconosciuto di cui parlare e un altro dalla vita altrettanto interessante del quale stavamo negoziando con un discendente. Proveremo nei prossimi mesi …

Qualche considerazione

Innanzitutto grazie! Grazie a tutti voi che ci avete ascoltato in queste lunghe settimane dando fiducia al nostro impegno e alla nostra passione. In secondo luogo grazie ad Adriana per aver rilasciato l’intervista, a Paolo Caterina per averci fatto avere un bel file audio pulito su cui lavorare (poco ma ci abbiamo comunque lavorato), a Nathalie Dorigato della redazione Rai della Val d’Aosta per essere riuscita ad organizzare due brevi interviste avvincenti sui Carabinieri della Val d’Aosta e nella Val d’Aosta, facendo conoscere alcuni aspetti della storia dell’Arma in quella regione. Ringrazio anche l’ANPI nazionale e quella di Roma per aver permesso la registrazione dell’incontro tenutosi presso la casa della memoria e della storia di Roma sul tema della deportazione dei Carabinieri dalla capitale. Altre registrazioni sono state condotte all’epoca delle presentazioni/tavole rotonde/incontri con mezzi di fortuna, si può dire tranquillamente, che abbiamo cercato di restituire un piccolo lavoro di postproduzione per quanto le nostre capacità ci abbiano consentito.

L’episodio numero 77 chiude la stazione lanciata nel maggio 2020, ma partita molto tempo prima con la complessa fase di preparazione delle attività necessarie al lancio del progetto.

Con il recupero delle tracce audio registrate nel corso del tempo abbiamo pensato che avrebbero ben rappresentato contributi ulteriori alla comprensione della storia dei Carabinieri con prospettive diverse.

Qualche piccolo successo

Nel 2023 abbiamo fatto anche tanto altro. Innanzitutto vivere l’esperienza bellissima della settimana del Podcasting realizzata a Roma da Assipod, l’associazione italiana Podcasting che ci ha permesso di scoprire tanti altri amici e appassionati con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze e il nostro progetto. Il tutto magistralmente presieduto da Giulio Gaudiano, presidente dell’associazione. Grande partecipazione di amiche ed amici (non cito nessuno per paura di dimenticarne qualcuno). Anche altre cose piccole sono andate avanti ma sono collaterali rispetto al progetto del podcast per cui non rientrano propriamente in questa puntata. Una cosa che mi sta a cuore ricordare è stata la citazione fatta del nostro podcast al termine della puntata 28 di “Chiedilo a Barbero”, dove si cita la presenza del nostro podcast in chiusura episodio dopo aver parlato di Pastrengo e della carica dei Carabinieri del 30 aprile 1848.

Per quanto riguarda i risultati del podcast che abbiamo ricavato dal wrapped 2023 di spotify vi rinvio direttamente all’episodio che potete ascoltare su tutte le piattaforme.

Un ultimo successo di fine anno è la pubblicazione di un lavoro con i tipi delle edizioni Chillemi. Si tratta della prima opera realizzata in collaborazione con il podcast Storia dei Carabinieri: “Una fiamma d’argento in guerra. Storia e memorie di un carabiniere reale 1915-1917” a cura di Paolo Pozzato e Flavio Carbone. Non vi dico altro, spero avremo occasione di parlarne più avanti.

Concludendo…

Per gli approfondimenti sui temi in questione, dobbiamo necessariamente rinviarvi alla lettura del blog che contiene parte delle riflessioni mentre altre pensiamo di pubblicarle più avanti. Come sapete (lo sapete, vero?) il blog, lo ricordo, è ospitato sulla piattaforma hypotheses.org con il nome semplificato di storiacc. In ogni caso, potete trovare il collegamento qui in descrizione del canale podcast.

Infine, abbiamo avviato anche qualche altra collaborazione, ma vi invitiamo a cercare meglio sul blog, per scoprire quale… 🙂

Con il podcast dunque ci fermiamo per qualche tempo, per riorganizzare le idee e mettere un pò di ordine nella prossima stagione. Molto probabilmente caricheremo qualche episodio in maniera casuale in base a possibili necessità. In realtà, vorremmo anche riprendere in mano l’uso della webcam e pensare a qualche cosa in più… si vedrà più avanti cosa si riuscirà davvero a realizzare.

Intanto, buona lettura e ancora buon anno!

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Il podcast, la seconda stagione

Qualche considerazione di fine stagione

Storia dei Carabinieri il podcast
Il nuovo logo del progetto editoriale di Storia dei Carabinieri

Con l’episodio 36 dedicato al primo centenario di fondazione dell’Arma dei Carabinieri terminano gli episodi “ordinari” della seconda stagione, a cui seguono tuttavia un episodio extra (il numero 004) che contiene la registrazione dell’incontro tenutosi presso la legione allievi Carabinieri l’8 febbraio 2017 in occasione della giornata del Ricordo degli esuli giuliano-istriano-dalmati e quindi termina definitivamente con una puntata dedicata ad alcune considerazioni conclusive in fine stagione.

Nel corso della seconda stagione sono stati pubblicati complessivamente 30 episodi, dei quali un promo e una conclusione, quattro interviste (a Diego Scarabelli, Giuseppe Di Petrillo, Paolo Formiconi, Maria Gabriella Pasqualini), due recensioni (ai volumi di Cioccoloni e Gaspari), una piccola storia (dedicato al Carabiniere Giovanni Paderi) e quattro episodi extra attraverso le registrazioni di incontri tenuti nel corso degli anni (7 ottobre 2016, 3 novembre 2016, 22 marzo 2018 e 8 febbraio 2017, in ordine di pubblicazione nel podcast).

Il periodo storico di riferimento coperto dalla stagione è stato compreso tra le prime sfide dei Carabinieri con l’Unità d’Italia a partire dal 1861, ricordate con l’episodio 19 bis della serie generale, sino alla celebrazione del primo centenario di fondazione dell’Arma, di cui si è parlato nell’episodio 36, ricorrenza caduta proprio mentre le nubi di una tragedia immane si stavano addensando all’orizzonte con lo scoppio della prima Guerra Mondiale.

Tenuto conto della scadenza bisettimanale di pubblicazione degli episodi del podcast, si è ritenuto opportuno inserire altre iniziative all’interno della scaletta editoriale dell’iniziativa.

In questo senso, si tratta di progetti di comunicazione che si inseriscono in modo parallelo a quello della programmazione regolare. Oltre agli episodi di introduzione e conclusione della stazione, sono state scelte quattro diverse tipologie: innanzitutto le interviste, poi le recensioni, le piccole storie e quindi gli episodi extra. La prima tipologia ha permesso una interazione diretta con alcuni autori di volumi che hanno trattato aspetti diversi della storia dei Carabinieri. Con Diego Scarabelli, è stato affrontato il problema della mafia (la minuscola è voluta) e del rapporto con le forze dell’ordine, con le strette relazioni con il potere politico e con la società soprattutto attraverso le pagine del rapporto giudiziario a firma del maresciallo Paolo Bordonaro, apparso poi in un volume a firma di Scarabelli intitolato “Lotta alla mafia siciliana” (qui un estratto apparso sul Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri nel 2017. Nell’intervista con Domenico Di Petrillo, si è parlato invece della lotta al terrorismo armato che le forze dell’ordine, ma l’Arma in particolare, hanno condotto tra gli anni Settanta e Ottanta dello scorso secolo, ragionando sul volume pubblicato da lui dal titolo “Il lungo assedio“. A seguire si sono poi succeduti tra gli incontri, quello con Paolo Formiconi con cui si è discusso del ruolo dei soldati italiani in Siberia nel corso del primo conflitto mondiale e in particolare dell’avventura eccezionale vissuta dal maggiore dei Carabinieri Cosma Manera, personaggio incredibile soprattutto per l’esperienza nell’Estremo Oriente di tanti irredenti. Infine, attraverso la chiacchierata avuta con Maria Gabriella Pasqualini, è stato possibile fare alcune riflessioni sul ruolo dei Carabinieri all’estero attraverso i due volumi pubblicati oramai più di venti anni fa che ancora oggi rappresentano un riferimento importante, sia per gli studiosi, sia per i curiosi che intendono approfondire uno dei tanti aspetti meno conosciuti della storia dei Carabinieri tra il 1855 e il 2001.

La copertina dell’intervista a Maria Gabriella Pasqualini disponibile su Anchor.fm, su Spotify e le principali piattaforme di distribuzione.

Spostando invece l’attenzione alle recensioni, è sembrato importante offrire una seconda modalità di comunicazione diversa realizzando dei prodotti dedicati alla presentazione di volumi di interesse. In questo senso, sono stati realizzati due episodi dedicati alla storia dei Carabinieri in Sicilia attraverso il volume che ripercorre la vita professionale e militare del generale Ugo Luca e quello divulgativo sui Carabinieri caduti nella lotta alla criminalità organizzata in Trinacria.

I quattro episodi extra invece provengono dal piccolo archivio delle registrazioni audio realizzate tra il 2016 e il 2018 nel corso di diverse attività tenutesi presso il Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri e in altri luoghi di studio, di ricerca e di divulgazione. In occasione di alcune ricorrenze significative è dunque sembrato importante far ascoltare la voce di chi ha preso parte ad alcuni incontri tenutisi proprio presso il Museo Storico nel quadro delle iniziative chiamate “i giovedì al Museo”. Si tratta dell’incontro tenutosi il 7 ottobre 2016 in occasione della triste ricorrenza della deportazione dei Carabinieri a Roma avvenuta il 7 ottobre 1943, una settimana prima del drammatico rastrellamento del ghetto che vide portare alla morte migliaia di cittadini italiani. In occasione della ricorrenza del 4 novembre (festa delle Forze Armate e dell’Unità nazionale), si è pubblicato l’audio di un incontro tenutosi il 3 novembre 2016 presso il Museo Storico, interamente dedicato alla bandiera dell’Arma ricordata anche grazie al contributo del dottor Emanuele Martinez, apprezzato esperto museale. Sono state rese disponibili poi le tracce audio degli incontri del 22 marzo 2018 dedicato al colonnello Antonio Vannugli e al Reggimento Carabinieri Reali mobilitato e infine della ricorrenza della giornata del ricordo (10 febbraio), attraverso la registrazione della mattinata tenutasi presso l’aula magna della Legione Allievi Carabinieri l’8 febbraio 2017.

Infine, è stato dedicato un nuovo formato editoriale alle “piccole storie”. In questo caso, si è scelto di narrare le vicende dei Carabinieri meno noti che hanno svolto un servizio ordinario nell’Arma e che, magari, al termine della ferma hanno deciso di rientrare in famiglia o comunque al paese d’origine per intraprendere altre attività. Tali militari non sono ricordati perché decorati o per aver compiuto atti di valori; la narrazione delle “piccole storie” vuole portare all’attenzione del pubblico le vicende dei militari che hanno svolto onestamente il periodo di servizio nell’Arma ma senza che questi abbiano ricevuto riconoscimenti particolari, si potrebbe dire che si intende far scoprire la vita e le vicende del “Carabiniere medio”.

La copertina dell’episodio n. 1 delle piccole storie dedicato a Giovanni Paderni. Particolare del foglio di congedo illimitato.

Così è stato realizzato un primo episodio grazie alla interessante collaborazione avviata con Matteo Paderi, discendente del Carabiniere Giovanni Paderi e attivo promotore dell’account Instagram regio_esercito che pubblica quotidianamente contenuti dedicati alle forze armate italiane con particolare riferimento al periodo 1914-1945. In questo episodio si sono alternate le voci dei due autori, dando vita a una nuova modalità di comunicazione della storia dei Carabinieri.

Infine, una nota di particolare soddisfazione per chi scrive. L’impegno e la dedizione al progetto di public history sulla storia dei Carabinieri ha avuto un effetto di emulazione. In questo senso, si può affermare che il podcasting abbia suscitato interesse spingendo l’Istituzione ad adottare una iniziativa analoga. Nello specifico, al momento (12 febbraio 2022), sul nuovo sito dell’Arma dei Carabinieri è presente, nell’area dei media & comunicazione, anche una parte intitolata appositamente podcast.

Schermata dell’area media & comunicazione del sito Carabinieri.it con una porzione dedicata ai podcast.

Si parlerà più diffusamente di questa iniziativa in un altro post. Quello che interessa in questa sede è lasciare la parola alla voce del podcast Storia dell’Arma dei Carabinieri che è possibile ascoltare qui per il primo episodio. In questo senso, sono sufficienti i primi 13 secondi e qui sarà possibile comprenderne le ragioni.

Podcast dell’Arma dei Carabinieri, Storia dell’Arma dei Carabinieri, episodio 1.

Naturalmente, noi consigliamo di ascoltare tutti gli episodi pubblicati sinora.

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Il nuovo logo di Storia dei Carabinieri

la presentazione ufficiale

Con il lancio dell’iniziativa di comunicazione che si basa principalmente su questo blog e sul podcast (qui il link su Spotify.com) è stato presentato più di un anno fa (11 ottobre 2020) il progetto di podcasting e il logo che inizialmente era stato individuato.

Una nuova modalità di scelta

In realtà, tra il 29 settembre e il 4 ottobre 2021, all’interno del canale Telegram al quale afferisce una parte della community di Storia dei Carabinieri è stato lanciato un sondaggio per individuare un nuovo logo più accattivante, ma sempre in linea con il progetto di comunicazione.

Così grazie all’aiuto di un amico membro della community, avvocato ma soprattutto in questo caso podcaster, Paolo Rèndina, è stato individuato il nuovo logo che presentiamo ufficialmente oggi.

Il nuovo logo adottato nell’ottobre 2021 dalla community di Storia dei Carabinieri

Il significato del logo

Sin dall’inizio del progetto sono stati adottati due elementi caratteristici per la comunicazione visiva, il cappello da Carabiniere Reale del 1814 e un’immagine stilizzata di un microfono, simbolo per eccellenza del podcasting. Si è dunque deciso di mantenere tali simboli rivisitandoli sia nel formato, sia nella posizione sia nel colore.

In questo senso, mentre per il cappello si tratta di una immagine fotografica rielaborata, per il microfono si è scelto di sostituire il disegno con uno più accattivante. Il colore di fondo inizialmente celeste, caratteristico delle prime uniformi, è stato sostituito da uno sfondo bianco mentre un cerchio rosso/blu (colori caratteristici dei Carabinieri a partire dal decennio 1820) circonda il tutto. Sono ancora presenti il nome dell’autore principale del progetto e il titolo in questo caso riproposto in una sorta di croce bicolore.

Sembra chiaro che, oltre a questa scelta di tipo stilistico, i contenuti siano rimasti immutati, al più migliorati con l’attenzione rivolta al lettore/utente dei social.

A tal proposito, l’obiettivo principale del progetto consiste nell’utilizzare il podcasting (nella dimensione più ampia del significato) per comunicare la storia dei Carabinieri seguendo i principali processi di public history. Oltre al podcast basato sulla piattaforma Anchor.fm e disponibile su tutti i principali canali di distribuzione e il blog presente in queste pagine, il progetto è integrato dal canale Telegram e da un profilo Instagram. Completano l’offerta un canale YouTube che ha ospitato un paio di progetti minori nel corso del 2021 e una newsletter dedicata agli aggiornamenti di tutto il progetto nel suo complesso.

A tale proposito, invitiamo tutti i lettori del blog ad iscriversi gratuitamente alla newsletter come mezzo d’informazione che garantisce un aggiornamento continuo delle attività in corso.

Eccoci giunti alla conclusione. Con questo post abbiamo l’ambizione di continuare e di rafforzare il progetto e invitiamo tutte le persone interessate a contattarci per individuare insieme forme di collaborazione. Una delle caratteristiche del progetto è l’inclusione mentre si rifugge l’esclusione.

Qui tutti i link utili per seguire e partecipare all’iniziativa.

Benvenuti nel 2022!

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Museo storico Podcast storia dell'Arma dei Carabinieri Storia militare

La festa dell’Arma

Una data vale l’altra?

Il 5 giugno 1920, la bandiera dell’Arma dei Carabinieri Reali fu insignita della medaglia d’oro al valor militare come riconoscimento collettivo tributato ai Carabinieri al termine del primo Conflitto Mondiale. Il giorno corrisponde alla data di concessione del regio decreto reale che conferisce la ricompensa. A partire dall’anno successivo, il 1920, la festa dell’Arma è stata celebrata il 5 giugno sino a tempi più recenti, quando la crisi economica e le restrizioni di bilancio hanno spinto i governi in carica di individuare un giorno lavorativo vicino alla data di celebrazione per ridurre i costi. Ma prima del 1921, in che giorno si festeggiava?

Innanzitutto, si tratta di individuare quali date rappresentavano momenti di celebrazione per l’antico corpo dei Carabinieri Reali, diventato Arma a partire dal 24 gennaio 1861.

Tra le date che assumevano un particolare valore per i Carabinieri dunque potremmo individuare: il giorno di fondazione del corpo dei Carabinieri Reali, il 13 luglio (1814), la partecipazione alle operazioni di investimento di Grenoble il 6 luglio 1815, il regio decreto di creazione dell’Arma emanato il 24 gennaio 1861 e, infine, la carica di Pastrengo del 30 aprile 1848.

Dunque la domanda da porsi è quale data potrebbe rappresentare correttamente quella di celebrazione della festa dell’Arma? Ma soprattutto, da quale prospettiva? Se si vuole dare valore alla fondazione, allora sarebbe stato opportuno celebrare il 13 luglio, che rimanda alla data di firma delle regie patenti istitutive. Se invece lo sguardo si rivolge alle operazioni militari, senza dubbio le due date del 6 luglio per Grenoble e del 30 aprile per Pastrengo sono le più significative. Infine, si potrebbe guardare al 24 gennaio come il momento di rifondazione dei Carabinieri nella transizione da corpo ad Arma dal carattere nazionale attraverso gli arruolamenti in tutta Italia.

A chi spettava definire la festa delle Armi e dei Corpi? All’epoca la competenza era in capo al ministero della Guerra, per le unità dell’Esercito (tra cui l’Arma), mentre quello della Marina gestiva le ricorrenze delle unità navali. Ecco dunque che il ministero della Guerra fissò nel corso dell’età giolittiana le ricorrenze di armi e corpi dell’Esercito. E quali erano i parametri per la valutazione delle date? Secondo quanto si può legittimamente osservare, la decisione in capo al ministero teneva rigidamente conto dei riconoscimenti attribuiti all’Arma. Infatti, è il caso di ricordare che con regio decreto 17 giugno 1909 fu concessa la medaglia d’argento al valor militare “alla bandiera del corpo per la gloriosa carica che il 30 aprile 1848, su Pastrengo, con impeto irrefrenabile e rara intrepidezza eseguirono i tre squadroni dei carabinieri reali, decidendo le sorti della battaglia in favore dell’esercito sardo” (Annuario militare del regno d’Italia, 1912, p. 398). Per tale concessione, si deve riconoscere il merito di Vittorio Gorini, padre putativo del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri e ufficiale in servizio presso il Comando Generale in quegli anni (Flavio Carbone (a cura di), 80 (Ho tanta) storia. Gli ottant’anni del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri, Roma, Ente Editoriale per l’Arma dei Carabinieri, 2019).

Dunque, a partire da quella cerimonia si può ritenere che il 30 aprile divenne il giorno per celebrare la festa dell’Arma, cioé dell’Istituzione che più di altre era disseminata sul territorio nazionale e in colonia.

A. Spagnoli, Carica dei Carabinieri a Grenoble

Rimane ora da chiarire meglio la questione delle altre date. Abbiamo ricordato sopra il 6 luglio 1815 per la partecipazione all’assedio di Grenoble e il 13 luglio 1814, data delle regie patenti che istituiscono il corpo dei Carabinieri Reali. Per quanto riguarda il primo evento, sebbene i Carabinieri si fossero distinti, si trattava però di un contingente piuttosto modesto che era stato aggregato alle limitate forze a cavallo e che aveva il compito di rimpiguare un esercito ridotto ai minimi termini e che fu investito troppo presto di compiti operativi. Nonostante la fretta di far partire questo corpo di spedizione agli ordini del generale de la Tour, i pochi Carabinieri ebbero modo di ricevere attestazioni tra le quali si può ricordare il riconoscimento attribuito al Carabiniere Reale a cavallo Giacomo Alessi. Tuttavia, oltre a mostrare i titoli di merito che questi avevano acquisito in qualità di “arma combattente”, non ci fu alcuna attribuzione di ricompensa collettiva, questione ritenuta evidentemente importante per il ministero della Guerra.

Il 24 gennaio 1861 probabilmente non ebbe particolare attenzione perchè rappresenta una data di passaggio che solo gli storici vedono come significativa, mentre per il ministero rappresentava unicamente la riorganizzazione dei Carabinieri. Infatti, con quel regio decreto si poté procedere a ridisegnare l’organizzazione su tutto il territorio nazionale (dell’epoca) che sarebbe diventato regno d’Italia con la proclamazione del 17 marzo successivo. In parallelo, e lo ricorda proprio Ruggero Denicotti (Delle vicende, pp. 88-117), ogni legioni iniziò ad operare con una data diversa a seconda dell’effettivo avvio delle attività di ciascun corpo.

Per quanto riguardava poi la fondazione del corpo dei Carabinieri Reali, con quelle famose patenti del 13 luglio 1814, non rappresentava un momento particolarmente epico nelle vicende dell’Arma; questa aveva preso parte alle campagne belliche sin dal lontano 1815 e si era distinta, sia per il servizio di polizia militare, sia per quello di forza dell’ordine diremmo “ordinario”, sia ancora per il ruolo di “arma combattente enunciato poco sopra. Ecco che tale data fu quindi messa da parte salvo che in occasione del primo centenario. Si deve al comitato organizzatore delle celebrazioni ed al comandante generale dell’epoca se fu possibile ricordare la ricorrenza proprio il 13 luglio 1914, cioé nel giorno preciso del centenario.

La celebrazione del primo centenario dell’Arma dei Carabinieri Reali è ampiamente descritta nel numero unico che fu pubblicato successivamente e arricchito con diverse notizie, riflessioni e poesie. Il numero unico ebbe il merito di racchiudere sia la cerimonia principale che si tenne a Roma alla presenza del sovrano, sia le cerimonie pure importanti che furono svolte a Torino, città dove i Carabinieri erano nati e Bari, dove si trovava sepolto il Carabiniere che sino a pochi anni prima aveva rappresentato il mito per cittadini e colleghi: Chiaffredo Bergia.

Per concludere la breve carrellata di date ritenute significative da chi scrive, si può arrivare a rispondere alla domanda iniziale: La festa dell’Arma. Una data vale l’atra? La risposta è chiara. La breve disamina ha avuto lo scopo di mettere in evidenza alcuni momenti della storia dell’Istituzione di fronte alla grande Storia nazionale. Ecco che, dunque, per il valore militare attribuito ai 3 squadroni di guerra con la medagia d’argento, Pastrengo rappresenta oltre al mito guerriero anche la data più corretta per la celebrazione della festa, almeno sino al 1920 quando, all’indomani di un conflitto immane dove i Carabinieri diedero un contributo di primo piano, a questi fu concesso il riconoscimento collettivo più alto che gli uomini in armi potessero ricevere: la (prima) medaglia d’oro alla bandiera dell’Arma dei Carabinieri.

Qualche lettura e ascolto: Ruggero Denicotti, Delle vicende storiche dell’Arma dei Carabinieri Reali nel centenario della fondazione del corpo (13 luglio 1814), Roma, Tipografia dell’Unione Editrice, 1914; Emanuele Faccenda, I Carabinieri tra storia e mito 1814-1861, Roma, Carocci, 2009; I Carabinieri 1814-1980, Roma, Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri, 1980; Primo centenario dell’Arma dei RR. Carabinieri 13 luglio 1814 – 13 luglio 1914 Numero unico, Roma, Stab. tip. Riccardo Garroni, 1914. Segnalo anche il podcast Storia dei Carabinieri naturalmente connaturato a questo blog.

Ricordo che commenti, suggerimenti e consigli possono essere indirizzati a storiadeicarabinieri@gmail.com

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I Carabinieri Reali nei moti del 1821 in Piemonte

Disclaimer: questo articolo è reperibile, rivisitato, nella newsletter n. 1/2021 di Storia dei Carabinieri, reperibile su substack.com.

La storia dei Carabinieri segnala il comportamento dell’allora giovane corpo che si disimpegnò nella difficile situazione collegata ai moti liberali che scoppiarono in Piemonte.

Ne abbiamo già parlato nell’episodio 5 del podcast (che vi invito a seguire su Spotify o su Applepodcast). L’attenzione chiaramente non è dedicata ai moti in quanto tali bensì alle vicende dei Carabinieri in quei moti.

Le avvisaglie dei moti erano state avvertite anche dai Carabinieri che avevano partecipato all’arresto di importanti esponenti del movimento prima che l’insurrezione esplodesse ma non fu possibile impedirne lo scoppio.

Si può quindi partire dalla notte tra il 9 e il 10 marzo 1821 quando, in Alessandria, i primi reparti dell’Esercito Sardo si sollevarono chiedendo la promulgazione della costituzione. Non si trattava di un episodio isolato; era già accaduto in Spagna il pronunciamento delle unità spagnole nel gennaio 1820 che avevano costretto Ferdinando VII a concedere la costituzione. Anche in Sicilia e nel Napoletano, rispettivamente nel giugno e nel luglio 1820, vi furono analoghi tentativi insurrezionali.

Così alcune unità sarde, sotto la spinta dei loro ufficiali, proclamarono la costituzione spagnola estendendo progressivamente “a macchia di leopardo” il moto in tutto il Piemonte. Lo ricordo perché non tutti i reparti presenti in Piemonte si sollevarono. Nel nizzardo e in Savoia non vi furono particolari situazioni di criticità, mentre in Liguria il moto ebbe un discreto successo iniziale. In realtà, le sollevazioni si ebbero in Piemonte e in particolare in Alessandria e a Torino, mentre le truppe fedeli a casa regnante si concentrarono a Novara agli ordini del maresciallo de la Tour.

Nonostante alcune incertezze nell’organizzazione, l’insurrezione inizialmente riuscì. Sembrava che Carlo Alberto, principe reggente dopo l’abdicazione di Vittorio Emanuele I in favore del fratello Carlo Felice, fosse favorevole a tale azione di forza. O almeno così pensavano alcuni tra i più importanti congiurati come Santorre Derossi di Santarosa, Giacinto Provana di Collegno, Carlo Emanuele Asinari di San Marzano e Guglielmo Moffa di Lisio. Fu dunque Santarosa che resse la giunta provvisoria anche dopo che Carlo Alberto, sconfessato dallo zio Carlo Felice, abbandonò Torino per riunirsi alle truppe fedeli alla casata regnante a Novara.

Quei giorni furono piuttosto complicati per i Carabinieri Reali, che rimasero prudentemente attenti, limitando le proprie attività al controllo dell’ordine e della sicurezza pubblica. Così, mentre la Giunta non nutriva fiducia nei Carabinieri, i cittadini e le cariche cittadine ne chiedevano la presenza per strada nei servizi di pattuglia. Il 30 marzo 1821 il comandante, colonnello Giovanni Maria Cavasanti, decise di recarsi a Novara per conferire con il maresciallo de la Tour (comandante delle truppe realiste) e ricevere istruzioni. A Torino i Carabinieri rimasero sotto gli ordini del luogotenente colonnello in 1° Alessio Maurizio Des Geneys (fratello di Giorgio Andrea che aveva retto per qualche tempo il comando del corpo tra il 1814 e il 1815). Proprio in quelle ore, però, la Giunta decise di estromettere dal comando gli ufficiali superiori (e dunque anche questi ultimi due). Così proprio Des Geneys decise di agire nell’attesa del rientro del colonnello. Furono dunque fatte rientrare le pattuglie esterne in caserma (l’attuale caserma sede della Legione Piemonte e Val d’Aosta, in piazza Carlo Emanuele II) e approntati gli uomini per la partenza, lasciando in sede unicamente i militari malati e invalidi.

Si decise di partire dal quartiere nel corso della notte del 1° aprile per evitare che, come sembrava stesse per accadere, alcuni reparti costituzionali attaccassero la caserma per occuparla e catturare i Carabinieri.

Così le varie compagnie a piedi e a cavallo uscirono in buon ordine e si diressero verso il ponte sul Po. Tuttavia, proprio in prossimità del ponte, la seconda compagnia a cavallo fu investita da un nutrito numero di costituzionalisti e un maresciallo d’alloggio, Giuseppe Cornaglia, aderì immediatamente alla causa creando scompiglio e confusione tra quei militari che, in parte, seguirono il sottufficiale.

Il resto della colonna riuscì a rimanere compatta e salda lasciando la città in direzione di Novara, ritrovando poi il colonnello Cavasanti lungo il cammino.

Nel frattempo, la parte della compagnia a cavallo che era rimasta scompaginata, complice il buio e le difficoltà di comunicazione, seguì al galoppo e sciabole alla mano i compagni d’arme che si diressero verso piazza Castello dove era schierato un battaglione della brigata d’Alessandria. I soldati di quella brigata ritenendo tali militari a cavallo dei nemici che volevano attaccarli, fecero fuoco su di essi, uccidendone uno e ferendo un altro Carabiniere, oltre a causare la morte e il ferimento di parecchi cittadini che erano presenti nella stessa piazza.

La scelta politica del nuovo re, Carlo Felice, era chiara. Stretta adesione alla causa assolutistica con l’arrivo delle truppe austriache nel regno. I costituzionalisti allo scontro con le truppe realiste si sbandarono e fu facile per le prime e per le truppe austriache riprendere il controllo di tutto il territorio.

I Carabinieri Reali rientrarono a Torino insieme al resto delle truppe fedeli alla casa regnante e progressivamente fu ripristinato l’ordine pubblico. L’epurazione fu pesante e colpì tutti i partecipanti e non solo i promotori. Un ufficiale del corpo fu dismesso e sottoposto al procedimento che lo condusse alla morte per impiccagione; Giovan Battista Laneri pagò in questo modo la sua partecipazione al tentativo costituzionalista. Molti riuscirono a fuggire all’estero. Altri furono privati di impiego e pensione quando anche non ci fu il sequestro dei beni.

Santorre Annibale Derossi, fu uno dei più entusiasti e sfortunati autori del tentato moto liberale.

Per approfondire:

  • I sequestri piemontesi del 1821 e il principe Emanuele Dal Pozzo della Cisterna reperibile qui;
  • La relazione ufficiale dell’opera dei Carabinieri è a firma del loro comandante, il colonnello Giovanni Maria Cavasanti. Fu pubblicata una prima volta da un ufficiale che si occupa di storia, G.M. Cavasanti, Notizie istoriche riflettenti il Corpo dei Reali Carabinieri specialmente negli ultimi svolgimenti politici, 1821, in E. De Rossi, Il Corpo dei Reali Carabinieri nei rivolgimenti politici del 1821, in “Il Risorgimento italiano, Rivista storica”, anno V, n. 1 – febbraio 1912, pp. 1 – 48;
  • Ne parlò anche Ruggero Denicotti, nella prima opera organica sulla storia dei Carabinieri, R. Denicotti, Delle vicende storiche dell’Arma dei Carabinieri Reali nel centenario della fondazione del corpo (13 luglio 1814), Roma, Tipografia dell’Unione Editrice, 1914, pp. [42-52];
  • Citazioni sull’operato dei Carabinieri sono presenti sia sul volume divulgativo I Carabinieri 1814-1980, Roma, Ente Editoriale dell’Arma dei Carabinieri, 1980, sia sull’accurato lavoro di Emanuele Faccenda, I Carabinieri tra storia e mito 1814-1861, Roma, Carocci, 2009;
  • Interessante è stato individuare i Carabinieri coinvolti nei moti e presenti tra i compromessi, secondo lo studio pubblicato da Giorgio Marsengo, Giuseppe Parlato, Dizionario dei piemontesi compromessi nei moti del 1821, 2 voll., Torino, Istituto per la storia del Risorgimento italiano-Comitato di Torino, 1982-1986.
  • Altri testi citano a viario titolo l’intervento dei Carabinieri in maniera acritica e senza analisi.
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Il progetto Podcast Storia dei Carabinieri

Qualche considerazione generale

Il progetto era stato già pensato nel 2018 ma per motivi contingenti non era stato possibile lanciare l’iniziativa che è partita nel maggio 2020. Perchè fare un podcast dunque? Oltre alla necessità di divulgare la storia dei Carabinieri, si è scelto un canale di comunicazione che fosse facilmente fruibile da qualsiasi utente di internet e che potesse essere ascoltato senza alcuna limitazione. Ciò considerando che per la natura del mezzo è possibile seguire ovunque e in qualsiasi condizione un episodio senza limitazioni.

Questo aspetto ne amplifica la fruibilità tanto che il podcasting dopo essere esploso negli States qualche anno fa, ha avuto una ritorno di fiamma anche in Europa e si possono apprezzare numerosi podcast di alta qualità. A tale proposito, guardando la vicina Francia, mi piace citare France Culture (www.franceculture.fr) che ha una serie molto interessante di podcast da ascoltare. Per citarne uno che riguarda una questione italiana, https://www.franceculture.fr/emissions/cultures-monde/tour-du-monde-des-mafias-13-ndrangheta-un-outsider-au-sommet, dedicato alla ‘Ndrangheta calabrese e ai risultati conseguiti dal dottor Gratteri nel contrasto al fenomeno criminale.

Per quanto riguarda il panorama italiano, al momento il podcast più famoso di storia è quello che riproduce gli interventi del professor Alessandro Barbero. In particolare, su spotify si intitola “il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia. Curato da Fabrizio Mele” (https://open.spotify.com/show/2G4tqGffDNWKTU5oYQRg1W?si=QEDgiu–T6u0tJ_DYToDuA). Nella presentazione si precisa che “Questo è il feed attivo e aggiornato! Lezioni e conferenze sulla Storia come non l’avete mai sentita. Il professor Alessandro Barbero racconta in modo avvincente e ricco di curiosità gli aspetti più o meno noti della storia, dal Medioevo all’Età Contemporanea. Raccolta non ufficiale a scopo divulgativo delle lezioni del prof. Alessandro Barbero al Festival della Mente di Sarzana, più conferenze e lezioni tratte da YouTube. Questo podcast è pubblicato senza alcuno scopo di lucro, e con il solo fine di rendere facilmente accessibili contenuti culturali già gratuiti.Contatti: fabriziomele92@gmail.com o telegram @melefabrizio”. In questo caso, un titolo di merito per Fabrizio Mele è l’impegno nell’aggiornare con nuovi contenuti il podcast. Da appassionato divoratore di podcast a autore dell’iniziativa che attraverso Alessandro Barbero permette di diffondere gratuitamente la storia in internet non è un passaggio facile ma è molto interessante curiosare sulle ragioni di questa iniziativa (qui, https://medium.com/@melefabrizio/un-podcast-da-zero-a-top-3-di-spotify-40eb1eb28667). Grazie Fabrizio.

Muovendoci ancora in spotify, si trova un secondo podcast di storia che ha un certo peso: “Storia d’Italia” di Marco Cappelli (https://open.spotify.com/show/3MBCyz1No5Gy7JSP4cuSqw?si=ApOoEwheQYO_oqr6RBFMkg). Qui, la scelta dell’autore è stata molto coraggiosa, ovvero raccontare la storia d’Italia partendo dal 312 d.C. con la vittoria di Costantino su Massenzio nella battaglia di Ponte Milvio. Dicevo che si tratta di una scelta coraggiosa perché alla base è stata assunta la decisione di percorrere cronologicamente la storia della Penisola che ha portato Marco Cappelli a pubblicare 68 episodi, raggiungendo il 536 d.C. In bocca al lupo Marco!

Un terzo podcast che mi interessa molto è quello realizzato dai ragazzi di gocce di storia (http://www.goccedistoria.it/chi-siamo/), Anna Lisa Manotti e Davide Orlandi. Come dichiarano sul loro sito “Gocce di Storia è un podcast (ovvero una trasmissione audio su internet) realizzato puramente per passione”. La cadenza degli episodi ha carattere mensile e la caratteristica di questa iniziativa sta nel fatto che non c’è un criterio rigidamente cronologico (come quello adottato da me o da Marco Cappelli), ma si spazia liberamente da un argomento all’altro. Ragazzi, bel lavoro!

Ovviamente sulle principali piattaforme ci sono molti altri podcast, alcuni professionali, altri amatoriali. Inoltre, più recentemente sono stati creati podcast inseriti all’interno delle redazioni web o multimediali di giornali importanti nel panorama italiano o accessibili tramite audible. In questo caso, va segnalato che i contenuti non sono più gratuiti ma è necessario un abbonamento per poterli ascoltare. Tenuto conto che ci sono scelte editoriali e di mercato si comprende la scelta adottata che invece per i podcast amatoriali o professionali come sono presenti su numerose piattaforme non appare condivisibile.

In questo panorama complesso e pieno di tante iniziative, si è inserito il progetto del podcast di storia dei Carabinieri di cui ho parlato brevemente in un post precedente qui. Dunque, si tratta di un primo tentativo di fare una storia degli uomini e dell’Istituzione nel corso della lunga storia che comincia con la Restaurazione in Piemonte. Naturalmente, questo blog è parte integrante del progetto, ma ne parlerò in uno dei prossimi post

La pagina della piattaforma Spreaker con la presentazione del podcast e gli episodi disponibili fino al 4 novembre 2020