L’iniziativa di AMUSE per i Martiri delle Fosse Ardeatine
Le associazioni senza fini di lucro spesso svolgono un ruolo importante che non sempre è adeguatamente conosciuto in una società digitale, così veloce; tuttavia queste, insieme alle Istituzioni, possono rappresentare un ausilio significativo nella costruzione di un comune sentire.
L’associazione AMUSE – Amici del Municipio Secondo di Roma riunisce persone interessate ad approfondire la conoscenza della storia del II Municipio del comune di Roma. Una storia complessa, sicuramente più giovane, rispetto ad altri municipi, ma non per questo meno interessante.
Tra le tante iniziative avviate dall’associazione, ci è sembrato importante ricordarne una dedicata ai Martiri della Fosse Ardeatine che sono vissuti nel municipio.
Roma, 16 gennaio 2026. Un momento della breve presentazione del tenente colonnello Giovanni Frignani tenuta dall’autore del volume sull’ufficiale, Mario Avagliano.
Il percorso di approfondimento è iniziato qualche tempo fa, nel 2024, quando, sempre per iniziativa dell’Associazione è stato possibile tenere una “passeggiata” all’interno del territorio municipale che si è concentrata su i seguenti punti. Il 24 settembre del 2024, su iniziativa dell’Associazione AMUSE è stato possibile realizzare effettivamente una passeggiata che si è fermata nei pressi delle abitazioni dove risiedevano i generali della Regia Aeronautica Roberto Lordi (via Antonio Bertoloni 26/B) e Sabato Martelli Castaldi (via Bruxelles 67), nonché il tenente colonnello dei Carabinieri Reali Giovanni Frignani (via Panama 114).
In realtà, il percorso è stato molto più lungo perché si è snodati lungo le strade dove abitavano i Martiri delle Fosse Ardeatine residenti nel Secondo Municipio. Dunque, oltre ai 3 ufficiali citati, il percorso ha raggiunto anche anche Luigi Bruno di Belmonte (via Vincenzo Bellini 16) e Aldo Finzi (via Panama 26).
In questa occasione, si sono succeduti nella narrazione delle brevi biografie dei Martiri delle Fosse Ardeatine Mario Avagliano, Edoardo Grassia e Flavio Carbone.
Roma, 16 gennaio 2026. Il posizionamento della pietra della memoria in via Panama n. 114.
A questa opportunità di confronto e di conoscenza, è seguito molto altro.
Innanzitutto, una conferenza stampa di presentazione delle iniziative successive, tenutasi il 19 novembre 2025, presso il Centro Scout (Largo dello Scautismo 1, già Largo S. Ippolito) che ha avuto lo scopo di presentare il progetto “Pietre d’inciampo”.
L’impegno più consistente del lungo percorso, in particolare, si è condensato i giorni del 15 e del 16 gennaio 2026 quando è stato finalmente possibile posizionare le “pietre d’inciampo” dinanzi i portoni d’ingresso delle abitazioni di uomini catturati e poi massacrati alle Fosse Ardeatine. Se ne è parlato brevemente nel Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri 1/2026.
Il progetto realizzato per iniziativa di AMUSE (Amici Municipio Secondo) in collaborazione con l’Associazione Arte in Memoria e l’amministrazione del Municipio II di Roma ha permesso di realizzare l’iniziativa nei quartieri Nomentano, Parioli, Pinciano e Trieste.
Roma, 16 gennaio 2026. Un momento dell’intervento della Professoressa Ada Chiara Zevi
In particolare, per chi scrive, l’attenzione si è concentrata su via Panama n. 114, dove abitava il tenente colonnello Giovanni Frignani, comandante del Gruppo di Roma Interno che fu protagonista, insieme a due capitani suoi dipendenti, del cosiddetto “arresto” di Mussolini.
Qui ci si sofferma su di un aspetto. Nella maggior parte dei casi, la cattura dei membri della Resistenza romana, avviene per delazione. Tuttavia, è anche vero che nonostante le torture subite da questi, a via Tasso gli esiti sono nulli. I torturati non parlano. Purtroppo, non poterono raccontare le loro vicende a noi posteri, se non attraverso lo strazio dei loro corpi lasciati decomporre nelle cave ardeatine.
Roma, 16 gennaio 2026. Al termine della cerimonia, il dottor Mario Avagliano, Giovanni Frignani discendente dell’ufficiale, alcuni militari dell’Arma che hanno presenziato alla breve cerimonia.
Resta da considerare un aspetto. Come è stato detto anche altrove, si tratta di iniziative importanti che, dal basso, o meglio iniziative volute da parti consapevoli della società civile che, insieme alle Istituzioni, non vogliono dimenticare.
Comunicare la Resistenza e far conoscere ciò che donne e uomini seppero fare in quei mesi difficili per il nostro Paese rimane un impegno di tutti i cittadini.
E dunque, a noi non resta che invitare il lettore che si trovi a passare per una di quelle vie, a Roma, in Italia e in Europa, a soffermarsi dinanzi a una qualsiasi “pietra di inciampo” e ricordare chi è vissuto in quel luogo con un breve momento di raccoglimento.
Venerdì 27 marzo 2026, la Rivista Militare ha festeggiato i 170 anni di vita dalla sua antica fondazione
La Rivista Militare (già Rivista Militare italiana) presso la Biblioteca Militare Centrale di Palazzo Esercito, ha celebrato i 170 anni di vita. L’occasione ha permesso alla Direttore Responsabile e a tutto lo staff di ricordare adeguatamente la ricorrenza.
Per l’occasione, si è scelto dunque di realizzare un supplemento lasciandone la realizzazione a docenti e ricercatori universitari, ma anche di restituire un tangibile segno di riconoscenza ai convenuti. Dunque insieme al supplemento distribuito ai convenuti durante l’incontro, è stato possibile assistere alla presentazione di una cartolina commemorativa e all’annullo speciale realizzato per l’occasione.
Un bel momento di condivisione di un lungo percorso che è stato reso possibile grazie alla lungimiranza di un editore come Carlo Voghera e dei suoi eredi che hanno continuato a dare alle stampe il periodico sino al 1919.
La presentazione ha visto due principali relatori, il direttore responsabile del periodico da lunga data, colonnello Giuseppe Cacciaguerra, e il dottor Alessandro Bovini che si sono alternati nel conversare sul supplemento realizzato per ricordare i primi anni di vita del periodico e la lungimiranza dei fratelli Mezzacapo, ex allievi della Scuola Militare Nunziatella ed esuli a Torino, che vollero fortemente dare vita a un periodico dedicato agli studi militari.
A tale proposito sono ricordate le parole del Pinelli che affermava con molta onestà intellettuale che “esisteva nell’Armata Sarda la strana idea che lo studio a nulla valesse ad apprendere l’arte della guerra, ed il solo coraggio bastar potessi. Gli ufficiali studiosi, oltre ad essere quasi scherniti dai compagni che ironicamente chiamanvali “eruditi”, erano poi anche invisi al Governo” (p. 42). La cultura non piace(va).
Una storia insomma che nasce a Napoli, come tante vicende ma che poi diventa patrimonio della città ospite, una Torino risorgimentale che accoglie tanti esuli e diventa il punto di riferimento per la costruzione politica e sociale della nuova Italia unita, quel sogno che vedrà fronteggiarsi politicamente uomini del peso di Cavour, Mazzini, Garibaldi.
Insomma, un supplemento che mette in luce l’opera della Rivista Militare nella costruzione di un sapere tecnico-scientifico di altissimo livello, al pari dei migliori periodici del tempo.
Un aspetto molto interessante, però, lo fa emergere chiaramente il Direttore Responsabile Giuseppe Cacciaguerra quando sottolinea una caratteristica fondamentale della Rivista Militare, la possibilità di dibattere.
Si può affermare che fosse piuttosto comune sfogliare il periodico e scoprire tra gli autori ufficiali di gradi diversi, finanche dei subalterni che presentavano in quelle pagine le proprie idee e osservazioni sul funzionamento dei servizi o introducendo proposte di modifiche ordinative o ancora intervenendo sulla formazione delle reclute e sul ruolo dell’Esercito nella società. Ciò almeno sino alla Prima Guerra Mondiale, quando la censura rallentò il confronto per scomparire sotto il regime, per ritornare nelle parole del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito (1943-1945), generale di corpo d’armata Paolo Berardi, si dovette attendere il primo numero del 1945 per poter avere almeno la parola del CSM a supporto di quel dialogo tra professionisti che si era interrotto ben prima del fascismo, ma che questo aveva generosamente mantenuto.
La mattinata si è conclusa con una piccola ma significativa cerimonia di apposizione dello speciale annullo postale realizzato proprio per l’occasione. Anche questa attenzione è stata particolarmente apprezzata dai presenti.
Un momento informale con gli amici Giovanni Cecini (Youtuber affermato) e Franco Di Santo (blogger di Storia e Soldati) entrambi attenti storici militari e non solo …
La presentazione è stata anche una grande occasione per incontrare e salutare altri studiosi e amici che non sempre il tempo e gli impegni aiutano a rivedere. In questo caso, tra gli altri, è stato un piacere salutare Franco Di Santo, ufficiale dell’Esercito in quiescenza, attento studioso di cose militari e blogger con Storia e Soldati, insieme a Giovanni Cecini, ben noto Youtuber concentrato sulla storia militare, ma anche su altri temi.
Infine, ci è parso più che opportuno salutare il Direttore Responsabile che ha avuto la grande capacità di portare avanti una rivista come quella dell’Esercito superando sfide brillanti e mettendo sempre in prima posizione l’interesse della collettività e il bene comune. Mi piace ricordare in questa sede, tra i tanti lavori di qualità condotti sinora, l’idea di realizzare una rivista delle Forze Armate in edizione speciale braille, a favore dei non vedenti, attraverso una serie abstract dei contributi più significativi realizzati nel corso dell’anno.
A tutti noi non resta che festeggiare il 170° compleanno della Rivista Militare. Auguri!
Un’ultima nota. Si consiglia l’iscrizione al nostro podcast La Storia dei Carabinieri (ci trovate su tutte le piattaforme di distribuzione) perché prossimamente sarà disponibile la registrazione audio (ci scusiamo per la qualità non ottimale) della presentazione del supplemento.
Con l’annualità 2025 appena terminata, il Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri ha concluso il suo decimo anno di vita. Un traguardo importante per un periodico di carattere divulgativo, basato sulla sola storia dell’Arma, che fa comprendere la lungimiranza della sfida che affrontarono i primissimi progettisti della proposta editoriale lanciata nel 2016.
Allora, si trattava di soddisfare una richiesta che aveva avanzato il Comandante Generale dell’epoca; oggi si tratta invece di adeguare alla realtà odierna, in continua mutazione, i contenuti digitali di cui l’Istituzione si pregia di essere attenta custode, ma forse si potrebbe dire pronta a immaginare ciò che una società in mutazione continua comporta.
Un punto di passaggio importante, verrebbe da dire, che ha consentito una crescita importante degli autori e dei lettori, attenti ai contenuti che aiutano a comprendere quel mondo talvolta antico nel quale ci si può immergere.
In questo senso, si può considerare ampiamente raggiunto l’obiettivo di divulgare in modo leggero e gradevole oltre 200 anni di Storia dell’Arma, di una istituzione che è sempre stata vicina ai cittadini.
Certamente, va sottolineato che per fare ciò si deve guardare al cosiddetto backoffice e cioè a quelle attività significative per la crescita di un percorso di diffusione della storia. Il riferimento, chiaramente comprensibile, è dedicato a quel patrimonio culturale che gli archivi custodiscono e che deve essere preservato, sottoponendo a tutela quelle carte che tanto possono riuscire a raccontare.
Dunque, queste poche righe presentato qualche riflessione in ordine sparso sui sei numeri del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri e sul suo contenuto apparso nel corso del decimo anno di vita del periodico. In merito alla nuove copertina si è già scritto precedentemente.
Si è scelto di aggregare per macroaree gli articoli apparsi, dunque in base al periodo storico e in base all’argomento.
Ecco dunque che i contenuti si possono considerare in una prospettiva diversa rispetto quella presentata nei sei fascicoli dell’anno X del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri.
Periodi storici analizzati
La narrazione proposta nelle numeri del Notiziario copre tutta la storia dei Carabinieri e oltre due secoli di storia italiana, ma vi è una attenzione maggiore al periodo della Seconda Guerra Mondiale, in conseguenza della ricorrenza degli ottant’anni dalla fine della guerra.
Dalla fondazione alla fine del lungo Risorgimento italiano
Vi sono due contributi, uno concentrato sul Genovesato e sulla transizione dal modello della Gendarmeria Imperiale ai Carabinieri Reali (1797-1825), mentre un secondo analizza il fenomeno di lotta al Brigantaggio meridionale post-unitario in Molise (1861-1869).
Dall’Unità d’Italia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale
La criminalità rurale e quella organizzata rappresentano i fenomeni criminali del periodo. Un contributo è dedicato ai sequestri di persona in Sicilia nel periodo 1870-1890, un secondo è legato all’omicidio del Carabinieri Piccinelli a Grassano (1875) e un terzo si focalizza sulla fine del brigantaggio in Maremma (1896). Di questo periodo sono presenti scritti relativi alla riorganizzazione della gendarmeria in Albania, sui Carabinieri aviatori nel corso del primo conflitto mondiale e la ricorrenza del centenario di fondazione ufficiale del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri (1925).
La Seconda Guerra Mondiale e la Resistenza (1940-1945)
Sebbene, in genere si reputi necessario distinguere il 1940/1943 dal 1943/1945, in ordine alla periodizzazione temporale, si è ritenuto più economico mantenere insieme i due momenti distinti della guerra. Si parla dunque del cosiddetto arresto di Mussolini, della difesa di Roma, della Guerra di Liberazione attraverso magnifiche figure di resistenti con gli alamari come il tenente Fausto Cossu, il brigadiere Alberto Araldi e il Capitano Giorgio Geniola, ma anche le drammatiche sofferenze degli Internati Militari Italiani. Dal punto di vista criminale, emerge la vicenda della cosiddetta Banda dei Niscemesi che operò in Sicilia (1943-1947), mischiando separatismo e criminalità.
Dal Secondo dopoguerra ad oggi
I contributi per l’ultima lunga fase di storia ricordano un drammatico fatto di cronaca noto come il caso di Villarbasse, 1945, a cui segue l’intervento dell’Arma in occasione del terremo del Belice (1968). La ricorrenza dei 65 anni di fondazione del Servizio Aereo dell’Arma dei Carabinieri porta a raccontarne la storia e l’evoluzione. Si parla anche della specialità Subacquei dell’Arma. Spostando l’attenzione a tempi più recenti, si giunge a raccontare i quasi trent’anni delle Multinational Specialised Unit e vent’anni del Center of Excellence for Stability Police Units.
Tipologie di argomenti
Personaggi
I personaggi rappresentano bene una necessità narrativa del Notiziario Storico. Emergono così le figure di personaggi della storia dell’Arma come Cossu, Araldi, Geniola, ma anche Tosetti, Di Blasi, Bartolini e Alfonso, insieme a vittime del dovere cadute per mano criminale o in occasione di calamità naturali come Piccinelli, Fogliaro, Cannella.
Comandi e reparti dell’Arma
Si parla della nascita della Divisione Carabinieri Reali di Genova, del ruolo della Scuola Centrale Carabinieri Reali di Firenze quale centro di reclutamento per le formazioni partigiane, ma le ricorrenze permettono di parlare anche delle MSU e del CoESPU.
Servizio d’istituto
Nel servizio d’istituto si ritrovano le funzioni di Forze dell’Ordine, sia nella funzione preventiva, sia nella funzione repressiva. Dunque emerge la lotta al Brigantaggio meridionale e quello maremmano, il contrasto ai fenomeni criminali nella Sicilia tra il 1943 e il 1947, ma anche le indagini legate al grave fatto di cronaca di Villarbasse o alla caccia al brigante Musolino.
Momenti di storia nazionale
In questa categoria si possono raggruppare sia la caduta del fascismo, gli ultimi mesi di vita del dittatore decaduto, ma anche l’intervento dell’Arma in occasione di grandi calamità naturali.
Musei, Archivi e Biblioteche (MAB)
Si parla del Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri ricordandone la fondazione con l’erezione ad ente morale nel dicembre 1925. Un passo importante per una prima conservazione e valorizzazione di una parte modesta dell’enorme patrimonio documentario che i Carabinieri custodiscono.
Armi e uniformi
Una rubrica e un’attenzione alle armi e alle uniformi rappresenta, o dovrebbe rappresentare, una costante nella presentazione del patrimonio esposto o comunque custodito nel Museo. In questo senso, si sottolinea l’importanza che è attribuita alle armi come nel caso della Colt 1911, del moschetto 91/24 e ancora della spada dell’Islam.
Conclusioni
Dai sei numeri del Notiziario si può declinare un’immagine dell’Arma dei Carabinieri come una Istituzione in grado di garantire la continuità dello Stato, a differenza di altre che arrogano titoli senza averne. L’Arma, anche attraverso i testi divulgativi presentati, si dimostra capace di adattarsi a contesti politici estremi senza smarrire la propria identità e la fedeltà ai propri valori.
Le pagine della rivista presentano una sorta di mosaico dove la grande storia, come le guerre, la caduta del regime, il passaggio da una forma di Stato ad un’altra, si intreccia indissolubilmente con la microstoria di tanti piccoli eroismi individuali di semplici Carabinieri nel corso della lunga storia dell’Istituzione. In questo senso, si deve sottolineare la funzione del Notiziario Storico quale strumento di memoria attiva, attraverso il riutilizzo dei documenti d’archivio e degli oggetti museali presentati non tanto come oggetti da mostrare, ma come un potente strumento didattico per formare la coscienza civica delle nuove generazioni.
In definitiva, i testi ancora una volta fanno emergere il ruolo dell’Arma dalla doppia natura di Arma combattente e Forze dell’Ordine o, forse sarebbe meglio dire, quale presidio sociale a favore della collettività.
Il 19 novembre 2025, presso il Centro Alti Studi della Difesa, si è tenuto il “Convegno di Studi Storici” intitolato “Donne e stellette. 25 anni di storia” realizzato dall’Ufficio Storico del V Reparto dello Stato Maggiore della Difesa.
Il programma ha ripercorso il processo di inserimento delle cittadine italiane all’interno della compagine militare, partendo dalla legge 20 ottobre 1999, n. 380 recante Delega al Governo per l’istituzione del servizio militare volontario femminile.
In merito al testo normativo si segnala che l’unico articolo della legge era organizzato su 9 paragrafi. In particolare, il primo paragrafo sottolinea il carattere volontario dell’ingresso delle cittadine italiane nelle Forze Armate e nel corpo della Guardia di Finanza. Va ricordato che, al momento dell’ingresso in vigore della norma, l’Italia aveva in piedi ancora un servizio militare obbligatorio sospeso nel 2005, per effetto della legge 23 agosto 2004, n. 226, recante Sospensione anticipata del servizio obbligatorio di leva e disciplina dei volontari di truppa in ferma prefissata, nonchè delega al Governo per il conseguente coordinamento con la normativa di settore.
Le prime due cittadine ammesse, quali ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, giurarono fedeltà alla Repubblica nel dicembre 2000, aprendo così l’accesso di altre cittadine nelle altre Forze Armate e nella Guardia di Finanza. La scelta adottata fu lungimirante. Si decise in effetti di avviare l’inserimento del personale femminile partendo dai ruoli direttivi per consentire gradualmente l’accesso anche a quelli più operativi in un secondo momento.
Appare importante segnalare anche che l’articolo 10 del COM (decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, Codice dell’ordinamento militare) in merito alle attribuzioni del ministro riporta l’obbligo di presentare una relazione annuale “sul grado di integrazione del personale militare volontario femminile”.
Il programma della mattinatagli interventi succedutisi nel corso del pomeriggio
Per ritornare al convegno, l’inizio dei lavori è stato fissato alle 9.30 con il saluto delle autorità. La mattinata si è organizzata su due sessioni: la prima intitolata “le donne militari da 25 anni” e la seconda “raccontate dai Media”. In sostanza, quattro diverse professionalità hanno ripercorso i passi che hanno consentito di vedere, da 25 anni, cittadine italiane in uniforme al pari dei cittadini e su base volontaria. Nella seconda sessione alcuni rappresentati dei Media hanno proposto i loro percorsi narrativi centrati sulle figure femminili. La mattinata si è conclusa con un intervento del SottoSegretario di Stato alla Difesa, Senatrice Isabella Rauti, che ha presentato alcune considerazioni sulla questione.
Nel pomeriggio, la riapertura è stata leggermente posticipata per consentire una pausa per un light lunch. Già nella prima sessione pomeridiana si è potuto apprezzare il carattere storico del convegno con interventi di qualificati speaker quali la professoressa Anna Maria Isastia, Segretario Generale della Società Italiana di Storia Militare e Consigliere Nazionale dell’Associazione Nazionale Reduci dalla Prigionia, già docente presso La Sapienza, il professor Matteo Ermacora, docente nelle scuole secondarie e a contratto presso l’Università degli Studi di Udine, La professoressa Stefania Bartoloni e la professoressa Liliosa Azara, entrambe incardinate nell’Università Roma Tre e studiose rispettivamente della storia delle donne, con un significativo approfondimento alla componente delle Infermiere Volontarie di Croce Rossa Italiana (Stefania Bartoloni) e alla storia di genere, con un importante approfondimento sul Corpo di Polizia Femminile (Liliosa Azara).
La sessione pomeridiana. L’intervento del professor Ermacora
L’ultima sessione del convegno ha mantenuto il carattere storico preannunciato nel programma con altre tre relatori ben noti a chi si occupa di cose militari. Il giornalista Andrea Romoli ha presentato la Medaglia d’Oro al Valor Militare Paola Del Din, la professoressa Maria Gabriella Pasqualini, studiosa ad ampio spettro con una profonda conoscenza della Storia dell’Intelligence, ha parlato di donne e intelligence, mentre l’ultimo intervento è stato dedicato dal dottor Giovanni Cecini, consolidato divulgatore di storia militare e Youtuber, alle uniformi femminili adottate fino alla seconda Guerra Mondiale.
Il convegno ha visto una discreta partecipazione di pubblico, principalmente in uniforme, tanto da dover rendere disponibile una seconda aula; va detto in chiusura che, nonostante alcune criticità organizzative, la giornata ha consentito di raccogliere interventi di giornaliste, esperte del settore, donne in uniforme e anche di storici.
Nel caso del fascicolo in questione si vedono due Carabinieri in uniforme grigioverde che osservano la città di Atene dal Partenone.
L’immagine scelta è di grande efficacia e la colorazione rende merito all’immagine selezionata. Non ci sono indicazioni in merito a chi ha proceduto alla colorazione successiva, dunque si può ritenere che sia attribuibile a chi si occupa della grafica del periodico, Giovanni Iannella, al quale vanno sicuramente i meriti di un lavoro di qualità, silenzioso e apprezzato.
In merito alla foto, tuttavia, è necessario un piccolo approfondimento.
La selezione è caduta su di una immagine che non rappresenta i militari nella valle dei Templi come recita genericamente la didascalia della foto prescelta “Pattuglia di Carabinieri in Sicilia”, bensì riguarda il periodo di occupazione da parte delle truppe italiane della Grecia. Si può osservare il panorama della città di Atene prima dell’esplosione cementizia che ha devastato la città negli anni del secondo dopoguerra.
Per gli urbanisti si parla di Polykatoikia, ovvero edificazione di edifici in cemento armato, compresi tra quattro e sette piani, senza un piano regolare centralizzato che ha dato vita ad una espansione cittadina disordinata.
In finale, l’immagine a colori che è stata scelta rappresenta bene un territorio con uno sviluppo ancora regolare.
Il fascicolo 5 (settembre/ottobre) 2025, riproduce una bella immagine a colori di una cartolina della legione Carabinieri Reali di Tirana. In questo caso, oltre al cartiglio in italiano e in albanese, si nota un Carabiniere Reale che indossa la GUS in piedi nella posizione di riposo, imbracciando il moschetto 91/38. Un’aquila albanese osserva severamente il militare, mentre sullo sfondo compare la città (forse Tirana) con la montagna intorno e il golfo.
Una granata con la fiamma sovrasta l’aquila, mentre lo stemma araldico compare vicino le gambe del Carabiniere. 3 cerchi rappresentano alcune viste di località albanesi.
La copertina del fascicolo 5 (settembre/ottobre) 2025
Concludendo, la scelta di dare vita ad una copertina a colori rappresenta una piccola e interessante novità accattivante, in grado di attrarre nuove appassionati lettori alla rivista che, con il fascicolo 6 (novembre/dicembre) 2025, chiude definitivamente il decimo anno di vita.
Lunga vita al Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri e al suo progetto di comunicazione della Storia!
Il 3 luglio 2023 è stata ufficialmente inaugurata una cattedra presso il Centro di Ricerca della Scuola Ufficiali della Gendarmeria Nazionale (ora Accademia Militare della Gendarmeria Nazionale) francese.
Da poco sono passati i 2 anni di vita della cattedra che rappresenta un momento interessante per fare un punto di situazione che in queste pagine si vuole condividere per i lettori in lingua italiana.
Dunque, si può iniziare con la titolazione della cattedra. Banalmente, non esiste una cattedra di storia della Gendarmeria Nazionale francese, bensì il titolo formale è “Chaire de recherche Histoire, Gendarmerie, Sécurité & Territoire(s)“, dunque cattedra di ricerca Storia, Gendarmeria, Sicurezza & Territorio(i) all’interno del CRGN (già CREOGN).
Appare interessante sottolineare la titolazione della cattedra che consente di fare alcune considerazioni. Innanzitutto la scelta di tenere insieme diversi aspetti sia pure collegati tra loro: storia, gendarmeria, sicurezza e infine territorio (o territori). Certamente storia e gendarmeria sono due elementi caratterizzanti, ma sicurezza e territorio consentono di allargare la visione, includendo altri attori della sicurezza, agganciando così il ruolo della forza dell’ordine ad ordinamento militare alla sua dimensione capillare attraverso le sue brigate territoriali, sparse sull’intera estensione del Paese.
Va sottolineato anche un altro aspetto: è una cattedra con due co-titolari, il maggiore Benoît Haberbusch e il professore Arnaud-Dominique Houte, il primo dottore di ricerca in storia e il secondo, dottore di ricerca anch’egli, docente universitario hdr (habilitation à diriger des recherches). Più recentemente è entrato a far parte della cattedra quale co-titolare anche il professore Aurélien Lignereux. La struttura è più complessa ed articolata, ma se ne parlerà in uno dei prossimi post.
L’istituzione della cattedra si appoggia a precedenti iniziative. In particolare, si deve fare riferimento al primo accordo sottoscritto tra GN e Università Sorbona nel lontanissimo 2001 che, grazie alla visione di lungo periodo e a un docente universitario di grande rilievo, il professor Jean-Noël Luc, è stato possibile conseguire risultati di altissimo livello nel campo della ricerca scientifica.
Quel lungo processo evocato sinora ha permesso di raccogliere risultati di tutta eccellenza, in particolare, si devono ricordare le 16 tesi di dottorato discusse nel lungo periodo, la tenuta di 10 giornate di studio o colloqui scientifici, pubblicando più di 45 volumi oltre ad alcune centinaia di articoli.
Si deve far risalire al 2001 la prima convenzione lanciata tra il Direzione Generale della Gendarmeria Nazionale (allora inquadrata nel Ministero della Difesa francese) e l’Università Sorbona che ha dato frutti molto importanti e ha indirizzato, si potrebbe dire finalmente, l’attenzione della ricerca scientifica sulla Gendarmeria Nazionale e su i suoi appartenenti.
In questo senso è stato molto importante, ma si potrebbe dire, determinante il contributo di grande capacità, impegno e vision che il principale interlocutore scientifico francese ha tenuto e saputo tenere nel corso di quasi venticinque anni di attività. Si deve al Professor Jean-Noël Luc il successo di tale iniziativa che ha dato vita a tantissime iniziative sia a livello nazionale che internazionale e che ha messo, correttamente, la Gendarmeria Nazionale al centro della ricerca scientifica.
Ciò potrà forse apparire banale, ma è da evidenziare come l’Italia debba ancora fare molto nel campo della ricerca scientifica dedicata alla storia delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine, soprattutto per quelle attività di ricerca che richiedono maggiore studio in campo tecnico.
Sono ancora limitati gli studi in campo ordinativo, in quello del personale, del funzionamento dei reparti, dell’impiego operativo, della storia dell’addestramento, mentre parecchi contributi si concentrano sul pensiero militare, sui rapporti tra il mondo militare e il mondo politico, sui militari politici, sui rapporti con il governo o con il Capo dello Stato.
Insomma, c’è ancora tanto da fare e guardare all’esempio francese aiuta a comprendere quali possibilità si possano cogliere trovando un punto di equilibrio tra il mondo dell’accademia e quello della ricerca interna delle istituzioni militari come il buon successo della cattedra presso l’Accademia Militare della Gendarmeria Nazionale lascia intravedere.
Nel corso del 2023 è stato realizzato un progetto collegato a questo principale denominato “Storia dei Carabinieri” ma in ambito professionale. In linea con la ricorrenza degli 80 anni dall’inizio della Resistenza e della Guerra di Liberazione, è stato possibile dedicare un numero speciale della Rassegna dell’Arma dei Carabinieri a quel periodo storico, dal titolo I Carabinieri del 1943, in considerazione della volontà di ricordare proprio quei militari dell’Arma che in quell’anno incredibile per le sorti dell’Italia ebbero un ruolo determinante.
Da quell’idea iniziale, ha preso piede la costruzione del Numero Speciale che è stato curato dal Flavio Carbone, principale autore di questo blog e ideatore del progetto Storia dei Carabinieri che ha coordinato gli autori e i titoli dei contributi, oltre a seguire gli aspetti editoriali con il pieno supporto della Redazione della rivista.
Il risultato è stato di grande pregio e basta sfogliare una copia cartacea o consultare il file digitale disponibile sul sito dell’Arma per rendersi conto dell’impegno di una intera estate e delle ulteriori incombenze che gravano su di una redazione di una rivista militare.
La prima e la quarta di copertina del numero speciale dedicato al 1943. In quarta si nota lo stemma araldico dell’Arma dei Carabinieri Reali concesso con r.d. 2 maggio 1935 con la soppressione dei simboli fascisti secondo il d.lgs.lgt. 26 ottobre 1944, n. 313.
Dopo la presentazione del Direttore Responsabile della rivista, il generale di divisione Claudio Domizi, una breve introduzione del curatore porta direttamente alla serie di contributi che compongono il numero.
Il professor Emilio Gentile inizia con Italia 1943. Dalla disgregazione del regime fascista alla firma dell’armistizio, a cui segue il saggio di Giuseppe Conti intitolato Le Forze Armate italiane nel 1943 che completa il quadro generale di riferimento per l’anno in questione.
Gli aspetti più peculiari che riguardano i Carabinieri iniziano con Sicilia liberata. Vita e morte del maresciallo d’alloggio Pietro Purpi di Diego Scarabelli, a cui seguono I Carabinieri Reali in Calabria nel 1943. Tra esigenze belliche e controllo del territorio di Ferdinando Angeletti.
Gli aspetti più importanti dal punto di vista politico sono rappresentati da L’Arma dei Carabinieri Reali dall’arresto di Mussolini alla sua liberazione di Marco Riscaldati a cui seguono gli studi che toccano le vicende dei Carabinieri nella Capitale, nelle zone limitrofe e nella città partenopea: Arma combattente. I Carabinieri Reali nella difesa di Roma di Flavio Carbone; Il Comando della Città Aperta di Roma e l’occupazione tedesca di Alessandro Gionfrida; Nel centenario della nascita del martire Salvo D’Acquisto di Saverio Gaeta (già apparso nelle pagine del periodico); 1943: le quattro giornate di Napoli. I Carabinieri della Stazione di Napoli Porto di Vincenzo Longobardi; 8 settembre / 7 ottobre 1943. Il diario di un testimone di Flavio Carbone; La deportazione rimossa dei Carabinieri romani. 7 ottobre 1943 di Anna Maria Casavola; I piani nazisti per la deportazione dei Carabinieri di Roma nei telegrammi intercettati dagli alleati di Massimiliano Sole; 16 ottobre 1943: una triste storia italiana. I dati storici e le vicende personali di Silvia Haia Antonucci; La partecipazione dei Carabinieri al fronte clandestino di resistenza. Roma 1943 di Flavio Carbone; Due tenenti nella tormenta. Romeo Rodríguez Pereira e Attilio Boldoni di Ciro Niglio.
La parte terminale del volume contiene due contributi particolari: 1943. I Carabinieri paracadutisti e la Resistenza di Enrico Cursi e Ipotesi per una mostra: Guerra di Resistenza. Il 1943 dei Carabinieri di Flavio Carbone e Vincenzo Longobardi. Alcune appendici aiutano a dare un quadro d’insieme più ampio che aiuta il lettore ad immergersi nella realtà del periodo. Inizia così La vita a Roma nel 1943 dalle pagine dei quotidiani di Emanuele Martinez; Luglio 1943. Gli archivi della Compagnia Carabinieri di Modica di Maria Letizia Annaloro; La legislazione italiana sui crimini di guerra di Paolo Formiconi; L’arte come rappresentazione della Resistenza dei Carabinieri di Vincenzo Longobardi.
Già dalla visione d’insieme dei contributi e degli autori è possibile avere un’idea dello sforzo che è stato condotto dalla Redazione e dal curatore per realizzare tale numero speciale.
C’è però ancora qualcosa in più che va sottolineato su tale iniziativa editoriale: grazie alla disponibilità di due Istituzioni pubbliche (Museo di Roma di Palazzo Braschi e Museo Storico dello Sbarco in Sicilia 1943 de Le Ciminiere di Catania) è stato possibile impreziosire i testi con gli acquerelli di Pio Pullini custoditi dal primo e una serie di immagini fotografiche di grande importanza per le operazioni militari in Sicilia ricevute dal secondo.
In sostanza, attraverso i contributi degli autori sopra richiamati, si è cercato di offrire un punto di vista diverso della situazione in Italia e in particolare nella Sicilia e Calabria investite dall’avanzata alleata, nonché nel ruolo dei Carabinieri a Napoli, ma soprattutto a Roma da quel lontano 25 luglio 1943 sino alla fine dell’anno in cui Carabinieri e cittadini italiani di fede ebraica furono accomunati dall’unico motivo d’odio dell’occupante tedesco e del suo fedele sgherro repubblichino: la deportazione.
Il fascicolo, importante per il numero di pagine e dei saggi presenti, riesce a dare un quadro, sia pure generale, ma abbastanza ampio della situazione sul territorio nazionale oggetto di studio.
Un breve video che indica come arrivare all’area della rivista e in particolare del fascicolo speciale I Carabinieri del 1943.
Un grande impegno di tutti gli autori che può essere testimoniato dalla necessità di dare corso ad una seconda edizione cartacea da poco consegnata in redazione per la distribuzione ad enti e Istituzioni.
La pagina web dell’Arma dei Carabinieri dedicata al Notiziario Storico 3/2024
Ne Le pagine di storia si parla della memorie di un ufficiale che ha vissuto la triste fase dell’internamento sotto il giogo tedesco, il diario di Cacopardo. Segue una storia del 2 giugno e continua la presentazione dei comandanti generali con il profilo di Fabrizio Lazari. Nelle Cronache di ieri il titolo è Il ladro e il carabiniere in cui si parla della morte in servizio del Carabiniere Angelo Mascalchi, ucciso a Cetraro nel 1933 durante un servizio per la cattura di un ladro che, nella fuga, lo freddò con un colpo di pistola alla tempia. A proposito di… tocca la 1a missione interfoze di polizia e la nascita dei Carabineros de Bolivia di Gerardo Severino, mentre La sottile “albertina” è il tema trattato da Daniele Mancinelli in Curiosando nel Museo dell’Arma. Pasquale Di Russo è invece narrato nei Carabinieri da ricordare. Infine, com’è oramai abitudine, conclude il notiziario L’Almanacco racconta facendoci fare un salto a cento e duecento anni fa.
Insomma si parla di comandanti, di Carabinieri e ufficiali, di estero (molto interessante il contributo di Gerardo Severino) e anche di armi con la nobile spada Albertina che troviamo al fianco degli ufficiali durante il periodo Carloalbertino per l’appunto.
In sostanza un altro numero da leggere e da studiare, in qualche caso, utile per arricchire quel bagaglio di conoscenze personali dedicate alla storia dell’Arma dei Carabinieri.
pubblicati i fascicoli 1 e 2 con il terzo in attesa
Care amiche, cari amici, vogliamo offrire una breve carrellata del Notiziario Storico dell’Arma dei Carabinieri per i primi due bimestri gennaio/febbraio e marzo/aprile, con quel terzo in arrivo a stretto giro.
Dobbiamo ricordare che è si tratta di un periodico particolarmente interessante e che si inserisce nel panorama della pubblicistica militare con una prospettiva diversa.
Infatti, il bimestrale offre molti contenuti poco conosciuti o addirittura sconosciuti anche a molti appartenenti all’Arma. Dunque si può affermare che la rivista divulgativa dedicata alla storia si sia inserita perfettamente all’interno del più complesso mondo delle riviste militari. Ma ne parleremo con calma in una prossima occasione
Spostando l’attenzione sul fascicolo 1/2024, segnaliamo che la copertina raffigura una compagnia d’onore con bandiera e tromba all’interno del Quirinale databile tra la fine degli anni Trenta e l’inizio degli anni Quaranta.
Segue un profilo biografico a firma di Carmelo Burgio su di un comandante generale come Luigi Maria Richieri di Montichieri e chiude un testo di Marco Patricelli sul ruolo dell’Arma dei Carabinieri Reali nella Guardia Nazionale Repubblicana, nel crepuscolo del fascismo tra l’ottobre 1943 e l’agosto 1944 nella sedicente Repubblica Sociale Italiana.
Spostando l’attenzione a Cronache di ieri, Fabrizio Sergi parla de L’agguato di Torretta, mentre A proposito di … Maria Gabriella Pasqualini esce dal suo settore di storia dei servizi d’intelligence per guardare a Le ragioni dell’internamento.
Curiosando nel Museo dell’Arma riporta una bella descrizione della Walther P38 intitolata Dalla Seconda Guerra a Lupin III a firma di Daniele Mancinelli, mentre in Carabinieri da ricordare Giuseppe Santoni parla del Brigadiere Onelio Manoni. Un episodio che ricorda la terribile ferocia dei nazi-fascisti e dei loro fedeli servi repubblichini.
Come sempre dalla sua istituzione, il periodico contiene anche qualche breve nota dedicata ad avvenimenti accaduti cento e duecento anni prima in L’almanacco racconta.
Spostando l’attenzione al fascicolo del bimestre marzo-aprile 2024, le Pagine di Storia contengono due contributi legati al secondo conflitto mondiale e la riproposizione di biografie di comandanti generali (senza entrare nel merito del titolo attribuito correttamente o meno). In particolare, Marco Montipò e Marco Capriglio pubblicano I Carabinieri, la Resistenza e la Guerra di Liberazione a Reggio Emilia che apre il fascicolo a cui segue un contributo su Michele Taffini d’Acceglio di Carmelo Burgio e quindi chiude Massimiliano Sole con I Carabinieri e gli Alleati all’indomani dello sbarco in Sicilia.
Nelle Cronache di ieri, Enrico Cursi parla di un Furto sul treno, mentre Ciro Niglio in A proposito di … scrive di Mogli di Carabinieri. Curiosando nel Museo dell’Arma, invece, Daniele Mancinelli racconta de Il portasigari di Cavour.
Giuseppe Notarnicola invece traccia un profilo del Colonnello Olinto Chiaffarelli nella rubrica Carabinieri da ricordare.
Chiudono il numero i due episodi de L’Almanacco racconta con un giuramento rinnovato e Fiume all’Italia.
Una breve presentazione, senza dubbio, ma abbastanza puntuale da suscitare quella curiosità che possa spingere un lettore interessato ad approfondire alcune qualche pagina di storia dei Carabinieri.
Care amiche e cari amici, come sapete bene ascoltando il nostro podcast Storia dei Carabinieri, abbiamo già dedicato spazio al termine delle distinte stagioni ad alcune riflessione. Abbiamo pensato di proporre qualche cosa di simile
Una piccola introduzione
Con l’avvio della quarta stagione abbiamo continuato a garantire una pubblicazione degli episodi a carattere bisettimanale, cercando di gestire tutte le attività legate alla promozione del progetto.
Siamo così arrivati all’episodio 77 della cosiddetta serie ordinaria. In realtà avevamo in mente di chiudere con un’altra puntata ma un piccolo impedimento di salute ha fatto saltare i progetti, ritardando l’uscita anche di questo episodio.
Nonostante la buona volontà non siamo riusciti a toccare la serie delle piccole storie anche se abbiamo un personaggio strabiliante, ma sconosciuto di cui parlare e un altro dalla vita altrettanto interessante del quale stavamo negoziando con un discendente. Proveremo nei prossimi mesi …
L’episodio numero 77 chiude la stazione lanciata nel maggio 2020, ma partita molto tempo prima con la complessa fase di preparazione delle attività necessarie al lancio del progetto.
Con il recupero delle tracce audio registrate nel corso del tempo abbiamo pensato che avrebbero ben rappresentato contributi ulteriori alla comprensione della storia dei Carabinieri con prospettive diverse.
Qualche piccolo successo
Nel 2023 abbiamo fatto anche tanto altro. Innanzitutto vivere l’esperienza bellissima della settimana del Podcasting realizzata a Roma da Assipod, l’associazione italiana Podcasting che ci ha permesso di scoprire tanti altri amici e appassionati con cui abbiamo condiviso le nostre esperienze e il nostro progetto. Il tutto magistralmente presieduto da Giulio Gaudiano, presidente dell’associazione. Grande partecipazione di amiche ed amici (non cito nessuno per paura di dimenticarne qualcuno). Anche altre cose piccole sono andate avanti ma sono collaterali rispetto al progetto del podcast per cui non rientrano propriamente in questa puntata. Una cosa che mi sta a cuore ricordare è stata la citazione fatta del nostro podcast al termine della puntata 28 di “Chiedilo a Barbero”, dove si cita la presenza del nostro podcast in chiusura episodio dopo aver parlato di Pastrengo e della carica dei Carabinieri del 30 aprile 1848.
Per quanto riguarda i risultati del podcast che abbiamo ricavato dal wrapped 2023 di spotify vi rinvio direttamente all’episodio che potete ascoltare su tutte le piattaforme.
Un ultimo successo di fine anno è la pubblicazione di un lavoro con i tipi delle edizioni Chillemi. Si tratta della prima opera realizzata in collaborazione con il podcast Storia dei Carabinieri: “Una fiamma d’argento in guerra. Storia e memorie di un carabiniere reale 1915-1917” a cura di Paolo Pozzato e Flavio Carbone. Non vi dico altro, spero avremo occasione di parlarne più avanti.
Concludendo…
Per gli approfondimenti sui temi in questione, dobbiamo necessariamente rinviarvi alla lettura del blog che contiene parte delle riflessioni mentre altre pensiamo di pubblicarle più avanti. Come sapete (lo sapete, vero?) il blog, lo ricordo, è ospitato sulla piattaforma hypotheses.org con il nome semplificato di storiacc. In ogni caso, potete trovare il collegamento qui in descrizione del canale podcast.
Infine, abbiamo avviato anche qualche altra collaborazione, ma vi invitiamo a cercare meglio sul blog, per scoprire quale… 🙂
Con il podcast dunque ci fermiamo per qualche tempo, per riorganizzare le idee e mettere un pò di ordine nella prossima stagione. Molto probabilmente caricheremo qualche episodio in maniera casuale in base a possibili necessità. In realtà, vorremmo anche riprendere in mano l’uso della webcam e pensare a qualche cosa in più… si vedrà più avanti cosa si riuscirà davvero a realizzare.